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Olio di oliva italiano, la crisi arriva alla nuova campagna: in Basilicata ancora 1.500 tonnellate di sfuso nei magazzini
In Basilicata oltre 1.500 tonnellate di olio sfuso sono ancora stoccate nei magazzini, mentre i costi di raccolta e trasformazione continuano a salire. Oprol lancia l’allarme: senza liquidità per i frantoi, il rischio è che la crisi dei prezzi si trasferisca direttamente agli olivicoltori
07 settembre 2026 | 09:00 | C. S.
La nuova campagna olearia si avvicina con una pesante eredità della precedente. In Basilicata risultano ancora stoccate oltre 1.500 tonnellate di olio sfuso, delle quali circa 1.200 tonnellate in provincia di Potenza e più di 300 in quella di Matera. Una massa di prodotto che rischia di trasformarsi in un problema finanziario per frantoi e imprese di trasformazione proprio nel momento in cui sarà necessario disporre di liquidità per acquistare la nuova produzione.
È uno degli elementi emersi nel corso del Consiglio di amministrazione di Oprol Basilicata, che ha dedicato una parte dei lavori alla situazione del comparto olivicolo e alla programmazione delle prossime attività della cooperativa.
Magazzini pieni e liquidità sotto pressione
Il problema non è soltanto commerciale. Le giacenze immobilizzano capitale e riducono la capacità finanziaria delle imprese di trasformazione. Il timore è che i frantoi possano arrivare all'inizio della nuova raccolta con risorse insufficienti per acquistare e pagare le olive conferite dagli agricoltori.
«Siamo stretti in una morsa dalla quale, allo stato attuale, è difficile vedere spazi di manovra», afferma Paolo Colonna, presidente di Oprol Basilicata. Da una parte, spiega, rimangono importanti quantità di prodotto italiano da collocare; dall'altra, il valore della produzione della precedente campagna continua a essere sottoposto a pressione.
«Tutto questo pesa come un macigno sulla nuova campagna olearia e sulle quotazioni delle olive e dell'olio», sottolinea Colonna.
Il rischio è dunque quello di un effetto domino lungo la filiera: prezzi bassi e scorte elevate comprimono i margini dei frantoi; la minore disponibilità finanziaria rende più difficile acquistare le olive; la pressione si trasferisce infine sulle aziende agricole, che potrebbero trovarsi a raccogliere una produzione il cui valore non copre adeguatamente i costi.
La raccolta costa già 35 euro a quintale
A rendere particolarmente fragile il quadro sono i costi di produzione. Secondo Oprol Basilicata, la sola manodopera necessaria alla raccolta arriva oggi a circa 35 euro per quintale, ai quali devono essere aggiunti i costi di trasformazione e tutte le altre spese sostenute dall'azienda olivicola.
«Solo la raccolta comporta ormai un costo di circa 35 euro a quintale di manodopera, al quale bisogna aggiungere i costi di trasformazione», evidenzia Colonna. Una struttura dei costi che rende sempre più difficile individuare un livello di prezzo capace di garantire una remunerazione adeguata agli agricoltori.
La precedente campagna, inoltre, avrebbe già determinato perdite rilevanti per gli operatori. «Per il prodotto trasformato – sottolinea il presidente di Oprol – in queste settimane si è consolidata una perdita che arriva a circa 3.000 euro per tonnellata».
Un dato che fotografa la distanza tra i costi sostenuti lungo la filiera e il valore riconosciuto dal mercato.
Siccità e costi: una doppia pressione sugli olivicoltori
Alla debolezza delle quotazioni si aggiunge la crescita dei costi di produzione. Carburante agricolo, fertilizzanti, prodotti fitosanitari, irrigazione e manodopera incidono sempre più pesantemente sui bilanci aziendali.
«I costi di produzione sono sotto gli occhi di tutti e soprattutto nei portafogli degli agricoltori», afferma Colonna, sottolineando anche la crescente difficoltà nel reperire manodopera.
A complicare ulteriormente le prospettive della nuova campagna è il fattore climatico. Il prolungato periodo di siccità, in particolare nelle aree interne della Basilicata, sta aumentando l'incertezza sulle produzioni ancora presenti sulle piante.
«La mancanza di precipitazioni sta creando ulteriori difficoltà», rileva il presidente di Oprol. Il cambiamento climatico, aggiunge, «non è più una variabile occasionale, ma un elemento con il quale l'agricoltura deve ormai fare i conti ogni anno».
Una vulnerabilità che non riguarda esclusivamente l'olivicoltura. Secondo Oprol, analoghe difficoltà interessano anche i comparti vitivinicolo e cerealicolo, segnalando una condizione di fragilità più ampia del sistema agricolo regionale.
Il nodo della competitività internazionale
Sullo sfondo resta l'evoluzione del mercato internazionale dell'olio di oliva. La produzione dei principali Paesi concorrenti, le loro strategie commerciali e l'andamento della domanda condizionano direttamente la capacità dell'Italia di difendere i propri prezzi.
«Non possiamo ignorare quello che sta accadendo sui mercati internazionali», sostiene Colonna. Le previsioni produttive dei competitor e le strategie adottate dai Paesi produttori, secondo Oprol, impongono all'Italia una riflessione sulla capacità di valorizzare la propria produzione e difenderne il posizionamento.
Per un Paese caratterizzato da costi produttivi generalmente più elevati rispetto ai grandi competitor mediterranei, la questione non può essere affrontata soltanto sul terreno del prezzo. Diventano centrali l'organizzazione dell'offerta, la capacità commerciale, l'aggregazione e la valorizzazione dell'origine italiana.
Il rischio di non avere liquidità per comprare le olive
È questo, secondo Oprol Basilicata, il punto più delicato in vista della nuova campagna.
Le giacenze ancora presenti nei magazzini non rappresentano infatti soltanto una quantità di prodotto da vendere. Sono capitale immobilizzato che può ridurre la capacità dei frantoi di finanziare la nuova campagna.
«Se i frantoi non avranno la capacità finanziaria di acquistare e pagare le olive, sarà l'intera filiera a pagarne il prezzo», avverte Colonna.
Il problema assume quindi una dimensione che va oltre la redditività delle singole imprese. Una crisi di liquidità nella trasformazione potrebbe infatti modificare i rapporti di forza nella fase di acquisto delle olive, aumentando la pressione sui prezzi riconosciuti agli agricoltori.
Oprol chiede al Governo lo stato di crisi
Sul fronte nazionale si prepara intanto una mobilitazione del comparto. Italia Olivicola e Orgoglio Olivicolo, organizzazioni che rappresentano oltre 300 mila aziende produttrici, hanno annunciato una serie di incontri istituzionali con il sottosegretario all'Agricoltura Luigi D'Eramo e con il ministro dell'Agricoltura, chiedendo il riconoscimento dello stato di crisi del settore.
«Siamo davanti a una situazione che non si era mai verificata con questa intensità», sostiene Colonna. Da qui la richiesta di strumenti straordinari da parte del Governo.
Tra le priorità indicate da Oprol figurano un intervento sul costo del carburante agricolo, almeno per un periodo di medio termine, misure sugli oneri previdenziali e strumenti in grado di sostenere la domanda interna.
Particolare attenzione viene posta anche sulla promozione dell'olio italiano.
«Occorre anche favorire il consumo di prodotto italiano – aggiunge Colonna – attraverso agevolazioni rivolte alle famiglie e agli operatori commerciali e della ristorazione che scelgono olio italiano».
L'obiettivo è intervenire contemporaneamente sui due lati del mercato: sostenere il reddito di chi produce e aumentare la capacità di assorbimento della produzione nazionale.
La qualità italiana deve tornare a generare reddito
L'emergenza delle giacenze e dei prezzi, secondo Oprol, non può tuttavia oscurare le criticità strutturali della filiera.
«La crisi che stiamo vivendo non nasce oggi e non dipende soltanto dall'andamento dei prezzi», afferma Colonna. Servono una maggiore organizzazione della filiera, una migliore programmazione commerciale e una più efficace valorizzazione della qualità dell'olio lucano.
«La Basilicata possiede un patrimonio olivicolo di enorme valore, ma la qualità da sola non basta», sottolinea. Produzione, trasformazione e commercializzazione devono operare in modo più coordinato per generare valore aggiunto.
La ricetta indicata da Oprol passa attraverso aggregazione dell'offerta, innovazione, promozione e maggiore capacità commerciale.
Ricambio generazionale e futuro dell'olivicoltura
Un'altra questione considerata strategica è il ricambio generazionale.
«Abbiamo bisogno di giovani che tornino a vedere nell'agricoltura un'opportunità imprenditoriale», afferma Colonna. Per riuscirci, secondo Oprol, sono necessari bandi più accessibili, una riduzione degli oneri burocratici e strumenti finanziari adeguati.
La sfida è quindi duplice: superare l'emergenza economica della prossima campagna e creare le condizioni affinché l'olivicoltura possa continuare a essere un'attività imprenditoriale sostenibile nel medio e lungo periodo.
Il rischio: lasciare le olive sugli alberi
È proprio la sostenibilità economica della raccolta a rappresentare uno dei timori maggiori per la prossima campagna.
Gli operatori della Basilicata si trovano davanti a una combinazione particolarmente difficile: prodotto ancora presente nei magazzini, prezzi sotto pressione, costi elevati, disponibilità di manodopera insufficiente, difficoltà finanziarie e siccità.
«Non possiamo arrivare al punto di lasciare le olive sugli alberi perché raccoglierle costa più di quanto il mercato è disposto a riconoscere», avverte Colonna. «Sarebbe una sconfitta economica e produttiva per tutta la Basilicata».
Il tema, dunque, non riguarda soltanto il prezzo dell'olio. Riguarda la capacità stessa della filiera di finanziare la nuova produzione e mantenere in attività le imprese agricole e di trasformazione.
«L'olio extravergine non è soltanto un prodotto agricolo», conclude Colonna. «È identità, paesaggio, lavoro e reddito». La richiesta è di intervenire subito sull'emergenza, ma contemporaneamente di costruire una strategia di lungo periodo.
Perché, nella prospettiva di Oprol, non è sufficiente chiedere agli olivicoltori di continuare a produrre qualità se quella qualità non viene più remunerata.
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