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Ondata di caldo, l’agricoltura europea presenta il conto: Copa e Cogeca chiedono un piano straordinario all’Ue

Ondata di caldo, l’agricoltura europea presenta il conto: Copa e Cogeca chiedono un piano straordinario all’Ue

Dai cereali al mais, dagli oliveti alla zootecnia, l’estate 2026 sta provocando danni diffusi nelle campagne europee. Perdite fino al 70% per il mais nelle aree non irrigue, calo della produzione di frutta e uva e crescenti difficoltà per l’alimentazione del bestiame

05 settembre 2026 | 10:00 | C. S.

L’agricoltura europea si trova ad affrontare una delle estati più difficili degli ultimi anni. Le ondate di calore e gli eventi meteorologici estremi che hanno interessato gran parte del continente hanno lasciato una scia di danni nei campi, negli allevamenti e nelle colture permanenti. A lanciare l’allarme sono Copa e Cogeca, che hanno presentato alla Commissione europea una prima valutazione degli effetti della crisi climatica sulle campagne.

I rappresentanti delle organizzazioni agricole e cooperative dei Paesi maggiormente colpiti hanno incontrato il commissario europeo all’Agricoltura e all’Alimentazione Christophe Hansen e il ministro irlandese Martin Heydon, nell’ambito di un confronto preparatorio al prossimo Consiglio dei ministri dell’Agricoltura dell’Ue, in programma a Dublino.

L’obiettivo è stato raccogliere informazioni direttamente dalle organizzazioni agricole nazionali e valutare la portata dei danni. Secondo quanto riferito da Copa e Cogeca, le conseguenze più gravi si stanno concentrando nell’Europa meridionale, centrale e occidentale, con Slovenia, Austria, Francia e Italia tra i Paesi maggiormente interessati. Danni significativi sono stati segnalati anche in Spagna, Ungheria, Germania, Croazia, Repubblica Ceca, Irlanda e Romania.

Mais e seminativi sotto pressione

Tra le colture più colpite figurano cereali, mais e oleaginose. Il mais presenta situazioni particolarmente critiche: le perdite raggiungono il 50-70% in Slovenia, si attestano intorno al 40% in Francia e al 20-25% in Italia, con punte fino al 70% nelle aree italiane non irrigue.

Il fattore acqua emerge come una delle principali discriminanti. Dove l'irrigazione è assente o insufficiente, le alte temperature e la prolungata carenza idrica hanno determinato un forte stress delle colture, compromettendo rese e qualità.

La situazione non riguarda soltanto il mais. Anche patate, barbabietole da zucchero e orticole stanno registrando perdite rilevanti, soprattutto nelle aree in cui gli agricoltori non dispongono di adeguate risorse irrigue.

Danni anche a frutta, vite e olivo

Particolarmente delicata è la situazione delle colture permanenti. Frutteti, vigneti e oliveti stanno subendo gli effetti combinati di temperature estreme e stress idrico.

I danni comprendono scottature solari, cascola, riduzione delle dimensioni dei frutti e peggioramento della qualità. Le situazioni più critiche sono state segnalate in Croazia, Italia, Slovenia e Spagna.

In Croazia le prime stime indicano una riduzione della produzione di frutta e uva nell'ordine del 30%. Ancora più significativo il dato relativo all'olivicoltura: oltre il 90% degli oliveti croati risulterebbe privo di irrigazione, una condizione che rende le piante particolarmente vulnerabili agli episodi di caldo estremo e alla scarsità d'acqua.

Per l'olivicoltura mediterranea, il problema assume quindi una dimensione strutturale. Le alte temperature durante le fasi sensibili dello sviluppo dei frutti possono tradursi non soltanto in minori quantità, ma anche in una riduzione delle pezzature e in alterazioni qualitative.

L'altra emergenza è negli allevamenti

La crisi climatica non si ferma alle colture. Anche gli allevamenti stanno entrando in una fase di crescente difficoltà a causa della riduzione della disponibilità di erba e foraggi.

In Ungheria le perdite nella produzione di fieno e pascoli hanno raggiunto almeno il 50%, mentre nelle aree maggiormente colpite della Germania si arriva a riduzioni comprese tra il 30 e il 90%.

Problemi di disponibilità dei mangimi sono stati segnalati anche in Francia, Slovenia, Spagna, Italia e Irlanda. In alcune aree la produzione di latte è già diminuita del 10-15%.

La necessità di acquistare mangimi supplementari sta aumentando i costi di produzione e apre una seconda questione: la sicurezza degli approvvigionamenti durante i mesi invernali. A essere messi sotto pressione sono anche il benessere animale, la fertilità e la consistenza delle mandrie.

Dall'emergenza climatica al rischio inflazione

Per Copa e Cogeca, la questione non può più essere considerata esclusivamente come un problema relativo al raccolto 2026.

L'ondata di caldo arriva infatti dopo anni caratterizzati dall'aumento dei costi di produzione, dalla crisi degli input agricoli e dal forte incremento dei prezzi dell'energia e dei fertilizzanti. Il rischio è quindi quello di una combinazione di minori produzioni e maggiori costi che potrebbe ripercuotersi sui redditi agricoli, sull'economia rurale e, successivamente, sui prezzi alimentari.

La crisi climatica diventa così anche una questione di sicurezza alimentare e di inflazione.

Copa e Cogeca: servono interventi europei

Le misure adottate finora sono prevalentemente nazionali o regionali e comprendono aiuti di Stato, strumenti assicurativi, interventi sulla gestione dell'acqua e investimenti nell'irrigazione.

Secondo Copa e Cogeca, però, la dimensione geografica della crisi richiede una risposta europea coordinata.

Tra le priorità viene indicato innanzitutto un sostegno immediato alla liquidità delle aziende agricole, insieme a una maggiore flessibilità nell'utilizzo degli strumenti della Politica agricola comune. A questo dovrebbe affiancarsi un rafforzamento del coordinamento europeo nella gestione delle emergenze.

Nel medio periodo, invece, viene chiesto di aumentare gli investimenti nell'adattamento climatico: nuove varietà più resilienti, infrastrutture irrigue, gestione efficiente delle risorse idriche e strumenti più efficaci di gestione del rischio.

Dalla direttiva nitrati al CBAM

Le organizzazioni agricole chiedono però anche di intervenire sui vincoli strutturali che, a loro giudizio, limitano la capacità delle imprese di adattarsi ai cambiamenti climatici.

Tra i dossier indicati figurano la revisione delle norme legate alla direttiva Nitrati, la sospensione del CBAM e un Food and Feed Omnibus capace di introdurre soluzioni operative per il settore, compreso un accesso più efficace ai prodotti fitosanitari.

La richiesta è dunque quella di evitare che la transizione climatica si traduca esclusivamente in nuovi obblighi per gli agricoltori senza mettere a disposizione strumenti e risorse adeguati per affrontare le nuove condizioni produttive.

La nuova Pac dovrà finanziare la resilienza

La vera partita, secondo Copa e Cogeca, si giocherà però sul lungo periodo.

Gli eventi estremi, sottolineano le organizzazioni, non possono più essere considerati anomalie isolate. Ondate di calore, siccità, precipitazioni estreme e altri fenomeni meteorologici stanno diventando una componente ricorrente del rischio agricolo europeo e interessano ormai diverse aree del continente e tutte le stagioni.

La futura Politica agricola comune, insieme all'organizzazione comune dei mercati e al nuovo European Competitiveness Fund, dovrà quindi mettere a disposizione una capacità finanziaria sufficiente per sostenere investimenti in adattamento, innovazione, gestione dell'acqua e gestione del rischio.

Per gli agricoltori non si tratta soltanto di difendere i raccolti. Le aziende agricole svolgono infatti un ruolo nella gestione del territorio, nella conservazione delle aree rurali e nella protezione delle comunità, come dimostrato anche dall'impegno del mondo agricolo durante gli incendi boschivi di questa estate.

Il messaggio rivolto a Bruxelles è dunque netto: l'emergenza climatica non può essere affrontata ogni anno con misure tampone. Se gli eventi estremi sono destinati a diventare una caratteristica permanente del clima europeo, la resilienza dell'agricoltura deve diventare una priorità della politica economica e agricola dell'Unione.

L'obiettivo, per Copa e Cogeca, è trasformare le lezioni di questa estate in decisioni concrete. Perché aspettare la prossima crisi prima di investire nella capacità dell'agricoltura europea di resistere al clima che cambia rischia di avere un costo molto più elevato.

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