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Formaggi DOP e IGP: export oltre 3,3 miliardi di euro, ma pesano le tariffe USA

Formaggi DOP e IGP: export oltre 3,3 miliardi di euro, ma pesano le tariffe USA

Il comparto caseario certificato italiano continua a crescere nel 2025, superando 625 mila tonnellate di produzione e 3,3 miliardi di euro di export. Tuttavia, le tensioni commerciali con gli Stati Uniti e le nuove barriere tariffarie rallentano le prospettive del 2026, alimentando anche il rischio di diffusione dell’“Italian Sounding”

10 giugno 2026 | 11:00 | C. S.

Il settore dei formaggi DOP e IGP italiani conferma la sua solidità sui mercati internazionali, ma si trova a fronteggiare un contesto geopolitico sempre più complesso. È quanto emerso dalla 36ª assemblea annuale di AFIDOP, svoltasi ad Altamura.

Nel 2025 la produzione ha superato le 625 mila tonnellate, con un incremento del 4% rispetto all’anno precedente. A trainare la crescita è soprattutto l’export, che ha raggiunto circa 260 mila tonnellate per un valore superiore ai 3,3 miliardi di euro, in aumento di quasi il 10% in valore e del 2,2% in volume. I formaggi certificati rappresentano oggi il 55% del valore complessivo dell’export caseario italiano.

Gli Stati Uniti restano il principale mercato extra-UE, con circa 40.900 tonnellate importate per un valore di 485 milioni di euro, concentrate soprattutto su Grana Padano, Parmigiano Reggiano e Pecorino Romano. Tuttavia, le tensioni tariffarie e l’aumento dei costi doganali hanno iniziato a rallentare la crescita, con segnali di flessione già nel primo trimestre 2026.

Secondo il settore, l’impatto non è solo economico: l’aumento dei prezzi al consumo favorisce infatti la diffusione di prodotti imitativi locali, contribuendo al fenomeno dell’“Italian Sounding”, che sottrae valore alle denominazioni originali.

Sul fronte internazionale, il comparto guarda anche a nuove opportunità, come l’accordo commerciale UE-Mercosur e le attività promozionali nei principali mercati esteri, tra cui la partecipazione al SIAL di Parigi prevista per il 2026.

Nonostante le criticità, il settore conferma una strategia orientata alla difesa delle denominazioni di origine e al rafforzamento della presenza globale delle eccellenze casearie italiane, puntando su qualità, tutela normativa e coordinamento tra consorzi.

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