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Il futuro dell’olivicoltura italiana tra geopolitica e rilancio di Dop e Igp

Il futuro dell’olivicoltura italiana tra geopolitica e rilancio di Dop e Igp

Il momento per l’olio extravergine di oliva italiano è complesso, ma nella crisi non mancano le opportunità. Tra scenari di calo prezzi e la possibilità di esplorare nuovi mercati, magari con le Dop e Igp, portabandiera tricolori

13 maggio 2026 | 09:30 | C. S.

L’Italia non è la sola potenza dell’olio extravergine di oliva al mondo. L’olio è cultura mediterranea e oltre. Un patrimonio riconosciuto dal talk a TuttoFood nello stand CIA – Italia Olivicola. “La campagna olearia passata è stata media, con qualche problema in Spagna (1,39 milioni di tonnellate) ma è stata buona in Italia (325 mila tonnellate) e ottima in Tunisia (oltre 400 mila tonnellate) – afferma Carlotta Pasetto, consulente internazionale acquisti e controllo qualità – già ci si proietta sulla prossima, con prospettive positive ma anche tante incognite sul clima. Anche gli anni scorsi a maggio si prevedevano ottime campagne ma poi eventi meteo o climatici avversi hanno ridotto le aspettative, ci vuole cautela.” Ma le sfide per l’olio italiano sono tante, anche in altri contesti, come il Consiglio oleicolo internazionale e il Codex Alimentarius. “Stiamo lavorando molto nei tavoli di lavoro mondiali – ha detto Angelo Faberi, esperto chimico al COI – a Madrid sugli steroli, problema che affligge Coratina e Nocellara del Belice, legando il mancato rispetto del limite ad altri parametri, come il contenuto di fenoli. Il tavolo di lavoro al Codex Alimentarius su diacilgliceroli e pirofeofitine, parametri che misurano la freschezza dell’olio, ha cercato di raggiungere un accordo a cui tengono particolarmente gli Stati Uniti che vorrebbero inserire questi parametri nella loro legge sull’olio di oliva.” Tra norme, vincoli e scenari geopolitici è indubbio che il mercato non sta però premiando la qualità, con quotazioni al ribasso. “La qualità degli oli è mediamente aumentata e questo significa che, anche alla luce del mercato americano che vede una diminuzione delle vendite di quasi 20 mila tonnellate nei primi due mesi del 2026, l’offerta è abbondante, portando a tenere bassi i prezzi. Anche le crisi geopolitiche giocano un ruolo non secondario.” Non solo USA. “In Giappone, mercato di riferimento per l’olio italiano di qualità, lo yen si è svalutato del 20% – ha detto Benedetto Fracchiolla, presidente di Finoliva – e questo rende più cari tutti i prodotti di importazione. Un bel problema.” A questo si aggiunge l’annoso problema di frodi e sofisticazioni, con flussi verso l’Italia in aumento. “E’ vero che abbiamo assistito a un aumento delle importazioni di olio dall’estero – ammette Angelo Faberi, nella sua veste di dirigente ICQRF – ma raramente abbiamo riscontrato problemi di qualità e non conformità alla categoria commerciale. Continuiamo a essere attivamente impegnati a garantire che non vi sia confusione sull’origine, considerando che l’extravergine nazionale spunta mediamente un prezzo più elevato di tutti gli oli di altra origine sui mercati internazionali.” E proprio il tema prezzi e giusta remunerazione è un tema sensibile per gli olivicoltori italiani. “E’ inaccettabile che l’extravergine italiano perda il 30% del proprio valore in pochi mesi pur in presenza di una campagna olearia media in Italia e certamente non abbondante nel resto del Mediterraneo – ha concluso Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola – certamente vi sono ragioni geopolitiche che stanno influenzando i mercati ma occorre anche garantire un’equa remunerazione agli olivicoltori tutti gli anni, non ad anni alterni. E’ tempo di avviare un dialogo franco a livello istituzionale, con la GDO italiana e internazionale, per trovare un posizionamento che salvaguardi l’inestimabile patrimonio.

Dop e Igp dell’olio di oliva, più rischi o opportunità di fronte a una crisi di mercato?

Il momento per l’olio extravergine di oliva italiano è complesso, ma nella crisi non mancano le opportunità, come è emerso nel corso dei talk di Italia Olivicola e CIA a TuttoFood 2026. Occorre partire dalle indicazioni geografiche che continuano a rappresentare una forza di resilienza del comparto. Secondo i dati del Report Frantoio Italia dell’ICQRF al 30 aprile le Dop/Igp hanno venduto 2.000 tonnellate nel mese, portando le giacenze a 14 mila tonnellate e proiettando un dato di giacenza zero alla fine della campagna olearia. Vero è che però continuano a rappresentare il 4-6% del mercato. “Le Dop e Igp dell’olio sono una realtà, non una promessa – ha affermato Mauro Rosati, direttore generale di Qualivita – laddove ci sono Consorzi attivi che funzionano anche i dati commerciali sono positivi. Occorre che le organizzazioni e le Regioni, anche in virtù del recente decreto ministeriale, si coordino per rafforzare il ruolo delle indicazioni geografiche.” Oggi il prezzo medio delle Dop/Igp italiane è in media di 1,5-2 euro/kg superiore a quello dell’extravergine italiano sui mercati all’ingrosso. Un premio di prezzo che dovrebbe garantire una buona redditività agli olivicoltori e frantoiani ma così non è, come spiega Luigi Canino, vicepresidente di Italia Olivicola: “normalmente un differenziale di 2 euro/kg è sufficiente per garantire maggiori margini per il sistema produttivo ma oggi la crisi di mercato che stiamo vivendo, e che ha pochi precedenti a mia memoria, rende insostenibile anche vendere come Dop o Igp. In più il mercato è fermo e questo sta generando ulteriore tensione.” Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto? La resilienza delle indicazioni geografiche dell’olio è ormai una realtà ma contemporaneamente non offre ancora quel premio di prezzo per consentire all’olivicoltura italiana di rilanciarsi in un contesto internazionale sempre più competitivo.

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