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Speculazione sui raccolti futuri rischia di far crollare i prezzi dell'olio di oliva oggi

Speculazione sui raccolti futuri rischia di far crollare i prezzi dell'olio di oliva oggi

L’oliveto è condizionato da molteplici fattori agronomici, climatici ed economici che possono stravolgere qualsiasi previsione iniziale. A rendere la situazione ancora più delicata è l’aumento sostenuto dei costi di produzione registrato negli ultimi anni

12 maggio 2026 | 11:00 | C. S.

Non è ancora stata archiviata la campagna 2025/26 che già circolano previsioni su una prossima annata abbondante. A lanciare l’allarme è l’Asociación Ibérica de Olivar en Seto (Olivérica), che ha denunciato come le aspettative di una produzione elevata per la stagione 2026/27 stiano già alimentando tensioni competitive tra gli operatori, con il concreto rischio di una caduta anticipata dei prezzi dell’olio d’oliva.

L’associazione invita il settore a non prendere decisioni commerciali affrettate, ma ad ancorarsi ai costi di produzione reali, evitando di basarsi su stime non ancora consolidate. “Le campagne non si possono dare per chiuse prima del tempo – hanno sottolineato da Olivérica –. L’oliveto è condizionato da molteplici fattori agronomici, climatici ed economici che possono stravolgere qualsiasi previsione iniziale. È fondamentale agire con prudenza e non contribuire a un calo dei prezzi fondato su aspettative ancora incerte”.

A rendere la situazione ancora più delicata, secondo la associazione, è l’aumento sostenuto dei costi di produzione registrato negli ultimi anni. Stime elaborate da organizzazioni come Asaja e AEMO indicano un incremento complessivo di circa un terzo, trainato dal rincaro dell’energia, dei fertilizzanti e delle materie prime, in un contesto segnato da conflitti internazionali e instabilità dei mercati. A ciò si aggiunge la cronica carenza di manodopera nei campi, che ha spinto verso l’alto i salari.

Olivérica ricorda che il mercato dell’olio d’oliva ha già subito, nella campagna in corso, gli effetti delle dinamiche di anticipazione, rumor e speculazione, prima legate alle previsioni sulla produzione, poi alle aspettative sulle rese. Eppure, fattori imprevedibili come la serie di tempeste abbattutesi durante la stagione hanno finito per compromettere alcune di quelle stime.

Per quanto riguarda nello specifico l’olivicoltura superintensiva (olivar en seto), Olivérica stima che i costi totali per ettaro superino ormai i 4.600 euro. Le voci legate agli input produttivi – fertilizzazioni e trattamenti fitosanitari – insieme all’irrigazione, rappresentano più del 40% del totale. Seguono l’affitto e l’ammortamento del terreno con quasi il 30%, la raccolta con circa il 20% e infine la gestione della potatura e del suolo, che incide per un 10%. Il risultato è che produrre un chilo di olio d’oliva in questo modello di coltivazione costa già più di 3 euro.

L’associazione propone quindi al settore di condividere dati reali e trasparenti sui costi di produzione per ogni tipo di modello produttivo, in modo che le scelte commerciali si basino su riferimenti oggettivi e non su movimenti speculativi. “Il settore deve proteggersi ed evitare una spirale di ribassi che possa compromettere la redditività – hanno affermato da Olivérica –. Non si tratta solo di difendere un modello colturale specifico, ma di garantire la sostenibilità dell’intero olivicoltura”.

Un ultimo richiamo arriva dal comportamento dei consumatori, che negli anni scorsi hanno dimostrato fedeltà all’olio d’oliva anche in contesti di prezzi più elevati. “Questo prova che il consumatore apprezza il prodotto ed è disposto a pagare un prezzo giusto in cambio della qualità”, aggiunge l’associazione. Di qui l’appello all’unità del settore e a un atteggiamento responsabile in vista della prossima campagna. “L’obiettivo – conclude Olivérica – deve essere evitare che l’aspettativa di una buona annata si trasformi in una minaccia per la redditività. Un raccolto abbondante non può essere sinonimo di prezzi al di sotto dei costi di produzione”.

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