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Senza interventi rischio spirale inflazionistica sui prodotti alimentari
A preoccupare sono soprattutto i prodotti deperibili, a partire da florovivaismo e ortofrutta. Si registrano aumenti annunciati dai fornitori di materie plastiche per vasi e impianti di irrigazione, mentre continuano a salire i prezzi di gasolio ed energia
13 marzo 2026 | 10:00 | C. S.
Oltre all'aumento dei costi di produzione, con il prezzo del gasolio agricolo alle stelle che ha portato la Coldiretti a presentare denuncia in procura contro le speculazioni, anche il blocco dei traffici commerciali legato alla guerra in Iran sta già causando gravi danni all’export, a partire dai mercati mediorientali dove il valore complessivo delle vendite agroalimentari tricolori ammonta a oltre 2 miliardi di euro. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione della mobilitazione con 3mila agricoltori a Palermo, riuniti al Teatro Politeama e in una struttura adiacente, assieme al presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, al segretario generale Vincenzo Gesmundo e al presidente di Coldiretti Sicilia, Francesco Ferreri, oltre al ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida.
A preoccupare sono soprattutto i prodotti deperibili, a partire da florovivaismo e ortofrutta. Le mele trovano nei mercati dell’area una piazza importante, con il 13% del valore dell’export, mentre lo stop al traffico marittimo nel Golfo arriva proprio nel momento clou della campagna floricola, con circa mille container destinati ai Paesi del Medio Oriente e ordini già in portafoglio che stanno subendo una brusca frenata. Alcune spedizioni in viaggio sono state deviate verso l’India, con il rischio di compromettere la qualità dei prodotti. A pesare sono anche le scelte delle principali compagnie di navigazione che evitano il Canale di Suez, allungando tempi e costi delle rotte.
Intanto si registrano aumenti annunciati dai fornitori di materie plastiche per vasi e impianti di irrigazione, mentre continuano a salire i prezzi di gasolio ed energia anche per effetto di manovre speculative. Proprio ieri Coldiretti ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e alla Guardia di Finanza contro gli aumenti ingiustificati del gasolio agricolo, mentre crescono anche le tensioni sul fronte dei fertilizzanti.
“La guerra alle porte dell’Europa è già entrata nelle case degli italiani e nelle aziende agricole. Sta già producendo effetti concreti a partire dall’aumento dei costi energetici e dalle distorsioni nella logistica che incidono direttamente sulla competitività del settore. Per questo ieri a Roma, oggi in Sicilia e in tutte le procure competenti d’Italia presentiamo un esposto contro le speculazioni sul gasolio agricolo. Denuncia che oggi abbiamo anche consegnato al Ministro Lollobrigida durante la nostra manifestazione”. E' quanto afferma il Segretario Generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, intervenendo sui riflessi economici del conflitto internazionale sul comparto agricolo. “Il tema della logistica rappresenta uno dei grandi nodi irrisolti dell’agricoltura italiana - aggiunge Gesmundo -. La Spagna, ad esempio, ci sta mettendo in difficoltà nel comparto dell’ortofrutta non perché produca meglio – la qualità italiana resta superiore – ma perché ha investito molto nella logistica e nella distribuzione. Se non affrontiamo seriamente questa questione continueremo a perdere competitività. La logistica incide sui costi del gasolio, sul trasporto dei prodotti, sulla distribuzione e sul prezzo finale. È una questione strategica per tutto il settore agricolo”.
L’impennata del prezzo del gasolio e dell’energia registrata in questi giorni, a seguito delle tensioni internazionali e della guerra in Iran, rischia di avere effetti pesanti anche sul settore mangimistico e sull’intera filiera zootecnica italiana. Servono misure urgenti per evitare che si crei una nuova spirale inflazionistica capace di gravare sulla capacità di spesa delle famiglie.
Sulla produzione e distribuzione dei mangimi impattano in maniera significativa gli aumenti di queste settimane: il 100% dei mangimi viene consegnato agli allevamenti tramite camion. Il rincaro del gasolio si traduce quindi in un immediato aumento dei costi logistici per le imprese mangimistiche e per l’intera catena di approvvigionamento degli allevamenti, mentre il costo dell’energia incide direttamente sui processi produttivi delle aziende del settore.
“Gli allevamenti italiani stanno già affrontando una fase di forte difficoltà e un ulteriore aumento dei costi di trasporto rischia di impattare seriamente sulla loro competitività. Se non si interviene rapidamente – sottolinea Massimo Zanin, Presidente di Assalzoo – il rincaro dei carburanti rischia di generare un effetto a catena lungo tutta la filiera agroalimentare, con inevitabili ripercussioni sui prezzi finali di prodotti essenziali come latte, carni, uova e pesce. Bisogna evitare che si ripeta la bolla inflazionistica già vissuta negli anni 2022-2023”.
Per questo Assalzoo chiede al Governo misure urgenti per contenere almeno l’impatto del caro carburanti, tra cui una defiscalizzazione del gasolio per autotrazione destinato ai mezzi che trasportano mangimi e prodotti alimentari. Servono interventi rapidi e concreti per evitare che l’attuale crisi energetica – della quale al momento non è possibile prevedere la durata – si traduca in un ulteriore shock per il sistema zootecnico nazionale e per l’intera filiera alimentare del Paese.
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