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Ora a rischio gli investimenti in agricoltura
Servono 400 milioni di euro per coprire il Credito d’Imposta 4.0 e altri 350 milioni per il Transizione 5.0 chiuso all’improvviso, posticipando a giugno 2026 la scadenza per la consegna dei mezzi e togliendo i limiti di detrazione per l’agricoltura
11 novembre 2025 | 15:00 | C. S.
Mentre le imprese agricole italiane continuano a investire in innovazione per garantire competitività e sostenibilità, si abbatte una vera e propria tempesta normativa e finanziaria che rischia di paralizzare ogni prospettiva di sviluppo. A lanciare l’allarme è Federacma, la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio, che chiede con urgenza al Governo interventi correttivi nella Legge di Bilancio 2026.
Il disegno di legge attualmente all’esame del Parlamento non rifinanzia il credito d’imposta ZES Sud Agricoltura – che negli anni scorsi ha garantito 50 milioni di euro a sostegno degli investimenti al Sud – né prevede la prosecuzione del Fondo Innovazione, che ha erogato 222 milioni in due anni a favore del settore agricolo.
Ma è soprattutto l’articolo 26 della manovra a preoccupare Federacma. La norma, pensata per contrastare le indebite compensazioni di crediti d’imposta, introduce il divieto di utilizzo in compensazione con i versamenti previdenziali e i premi INAIL. Una misura che rischia di penalizzare in particolare le imprese agricole, caratterizzate da una struttura fiscale semplificata e da limitate possibilità di compensazione.
“Così facendo si azzera di fatto la possibilità per tante aziende agricole di usufruire del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali – dichiara Andrea Borio, presidente di Federacma –. Parliamo di imprese che non possono godere degli ammortamenti maggiorati previsti per altri comparti e che oggi si ritrovano con uno strumento inaccessibile. È una contraddizione inaccettabile: chi vuole investire in agricoltura non viene sostenuto, ma ostacolato”.
Nemmeno l’introduzione, all’articolo 96, di un nuovo credito d’imposta Agricoltura 4.0 basta a rassicurare gli operatori: lo stanziamento per il 2026 è al momento irrisorio (2,1 milioni di euro), e la misura non sarà verosimilmente operativa prima del secondo trimestre del prossimo anno, poiché richiederà l’adozione di un decreto attuativo.
“Accogliamo con favore la scelta del Ministro Francesco Lollobrigida di istituire uno strumento dedicato all’innovazione agricola – prosegue Borio –. È una misura che Federacma ha sempre richiesto, a dimostrazione di un Governo che sa ascoltare. Tuttavia, con queste risorse e con questi tempi, l’impatto sarà pressoché nullo. Storicamente, il comparto ha avuto bisogno di almeno 250 milioni di euro l’anno per sostenere gli investimenti. Se a questi sommiamo i 50 milioni della ZES e i 100 milioni del Fondo Innovazione oggi cancellati, servono almeno 400 milioni di euro per garantire una continuità rispetto al passato”.
A complicare ulteriormente il quadro, lo stop improvviso al Piano Transizione 5.0: le risorse sono esaurite, ma molte imprese agricole avevano già avviato investimenti, fiduciose nella misura.
“Abbiamo lavorato con il Ministero delle Imprese per far partire la Transizione 5.0 – sottolinea Borio – e, quando finalmente ha preso piede, le imprese si sono viste tradite dalla fiducia. Oggi servono almeno 250-300 milioni di euro per coprire gli investimenti già avviati. Il Governo deve dare subito un segnale chiaro: va assicurato che le spese non coperte dal PNRR saranno sostenute con i fondi ordinari per il 4.0. Nella Legge di Bilancio ci sono 1,3 miliardi disponibili: almeno metà di queste risorse deve essere destinato all’agricoltura”.
Federacma chiede anche che venga prorogato al 30 giugno 2026 il termine di consegna dei beni acquistati con credito d’imposta, oggi fissato al 31 dicembre 2025, in modo analogo a quanto già previsto per gli investimenti del piano 4.0. La richiesta è di inserire la proroga già nel testo iniziale del decreto Milleproroghe, tenuto conto che, con il cambiamento della fonte di copertura, non sussisteranno più i vincoli del PNRR.
“Abbiamo aziende che hanno firmato contratti, versato acconti e avviato le pratiche, ma i mezzi agricoli non arriveranno in tempo per colpa dei ritardi nelle consegne – conclude Borio –. Se non si interviene subito con i correttivi richiesti, il 2026 si aprirà con un blocco totale degli investimenti agricoli e con il rischio concreto di collasso per le reti commerciali. Sarebbe il colpo di grazia per chi, nonostante tutto, ha ancora il coraggio di credere nell’innovazione”.
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