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Grano: basta prezzi sotto i costi di produzione

Grano: basta prezzi sotto i costi di produzione

La conferma anche nei dati ufficiali di Ismea: coltivare frumento duro e tenero significa lavorare in perdita. Per il grano duro in Puglia, Sicilia e Basilicata il prezzo medio è di 295 euro a tonnellata contro costi pari a 318 euro a tonnellata 

01 ottobre 2025 | 09:00 | C. S.

Il grano italiano viene pagato meno del suo costo di produzione. È un’ingiustizia che gli agricoltori denunciano da tempo e che oggi trova conferma anche nei dati ufficiali di Ismea: coltivare frumento duro e tenero, pilastri del Made in Italy e della Dieta mediterranea, significa lavorare in perdita. Cia-Agricoltori Italiani lancia un allarme chiaro: basta con l’indifferenza, servono subito misure concrete per salvare il grano e chi lo produce.

In particolare, osserva Cia riportando i numeri Ismea, per il grano duro in Puglia, Sicilia e Basilicata il prezzo medio è di 295 euro a tonnellata contro costi pari a 318 euro a tonnellata (-7%). Nelle Marche e in Toscana il prezzo medio è di 296,5 euro a tonnellata a fronte di costi di 302,9 euro a tonnellata (-2%). Situazione appena meno critica per il grano tenero: negli areali del Centro-Nord il prezzo medio è di 236,3 euro a tonnellata contro costi di 232,5 euro a tonnellata, con un margine positivo molto risicato (+2%).

Nonostante una produzione 2025 in leggera crescita (3,8 milioni di tonnellate di duro rispetto al minimo storico 2024 con meno di 3,5 milioni di tonnellate), l’aumento costante dei costi di produzione e la contrazione delle superfici coltivate a tenero (498.000 ettari, sotto la soglia anche psicologica dei 500.000) continuano ad aggravare le difficoltà strutturali del settore.

Inoltre, Cia ricorda come ormai oltre il 45% del grano duro e quasi il 70% del tenero provengano dall’estero, con un impatto diretto sui prezzi e sulla tenuta della cerealicoltura nazionale. Ed è per questo che è fondamentale, in questo scenario, la corretta applicazione di “Granaio Italia”, fortemente voluto dalla Confederazione, che possa garantire maggiore trasparenza sull’import e tutelare i produttori.

“Gli agricoltori lavorano con margini inesistenti -ribadisce il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini- e senza provvedimenti urgenti le superfici coltivate a grano duro e tenero diminuiranno drasticamente. Le conseguenze sarebbero gravissime sul piano economico, sociale, ambientale e paesaggistico, soprattutto nelle aree interne. Difendere il grano italiano significa proteggere il Made in Italy e la sicurezza alimentare del Paese”. 

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