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L'agricoltura da consumatrice energia a produttrice di fonti rinnovabili
Parlare di energie rinnovabili in agricoltura significa parlare di razionalizzazione dei costi, grazie alla riduzione della bolletta energetica, di valorizzazione supplementare delle risorse aziendali, di adeguatezza rispetto alle politiche green
17 aprile 2025 | 09:00 | C. S.
L'agricoltura è un settore che consuma una quantità significativa di energia, sia direttamente che indirettamente.
Il decreto “bollette” approvato è la risposta del Governo contro il caro energia, che impatta su imprese e cittadini. Come ricorda l’Ordine dei dottori agronomi e dottori forestali, fra queste imprese, c’è una categoria che subisce il caro bollette, ma può diventare un contributore di energia sostenibile e a costi limitati: le imprese agroforestali.
OLTRE UN QUINTO DELLA SPESA
Il consumo energetico in agricoltura può derivare da diverse fonti e attività, tra cui:
1. Macchinari e attrezzature: L'uso di trattori, mietitrebbie e altri macchinari agricoli richiede una notevole quantità di carburante, che contribuisce al consumo energetico complessivo.
2. Irrigazione: L'irrigazione delle coltivazioni, soprattutto in aree aride, può richiedere energia per il pompaggio dell'acqua. Le tecnologie di irrigazione più efficienti possono aiutare a ridurre questo consumo.
3. Produzione e distribuzione di fertilizzanti: La produzione di fertilizzanti chimici è un processo energeticamente intensivo. Inoltre, il trasporto di questi fertilizzanti alle aziende agricole contribuisce ulteriormente al consumo di energia.
4. Riscaldamento e illuminazione: Nelle serre e negli impianti di produzione, il riscaldamento e l'illuminazione possono rappresentare una parte significativa del consumo energetico.
5. Processamento e conservazione: Dopo la raccolta, il trattamento e la conservazione dei prodotti agricoli (come la refrigerazione) richiedono energia.
La spesa energetica media delle imprese agricole oscilla tra il 20 e il 30%. La produzione di energia rinnovabile consente alle aziende di tutelarsi dalle improvvise fluttuazioni dei prezzi, di integrare i bilanci con una nuova voce di entrate e di essere più solide ed economicamente sostenibili.
Parlare di energie rinnovabili in agricoltura significa parlare di razionalizzazione dei costi, grazie alla riduzione e la stabilizzazione della bolletta energetica, di valorizzazione supplementare delle risorse aziendali, grazie all’utilizzo di sottoprodotti altrimenti inutilizzati, di - non meno importante - adeguatezza rispetto alle politiche green.
Mauro Uniformi, Presidente CONAF – “L’agrivoltaico, il fotovoltaico sui tetti dei capannoni, la trasformazione e valorizzazione dei sottoprodotti agroindustriali e degli effluenti in biogas, biometano e digestato, la risorsa legno - ancora troppo poco considerata - il mini-idroelettrico, là dove ci siano le condizioni, sono tutte opportunità da valutare in modo consapevole per rendere il mondo agricolo più resiliente.”
Luca Crema, consigliere CONAF - “Nei progetti agrivoltaici, ma più in generale nei progetti di produzione di energia sostenibile, servono delle rigorose basi tecnico-scientifiche, unite a una specifica conoscenza agronomica e del territorio per identificare le soluzioni più adatte al singolo contesto. Significa essere pronti a un cambio di approccio, che ha bisogno di una competenza specialistica molto qualificata.
Nei progetti agrivoltaici, infatti, è necessario che le specifiche esigenze agronomiche e quelle legate alla produzione energetica siano rispettate in ogni fase, coordinando i molti attori coinvolti: dagli imprenditori agricoli, alle società di investimento fino al mondo del credito e alla politica.
Non da meno, un progetto agronomico solido e sostenibile dà la possibilità di accedere a fondi PAC e altre forme di sostegno o il rispetto dei criteri ESG, funzionale agli imprenditori agricoli per accedere al credito.”
DO NO SIGNIFICANT HARM (DNSH)
L’applicazione del principio Do No Significant Harm (DNSH) chiede che non si arrechi nessun danno significativo all'ambiente. Nei prossimi anni, ci si aspetterà che il tecnico certificatore sappia evidenziare quando gli investimenti sono sostenibili e come contribuiscono in modo significativo al raggiungimento di uno o più degli obiettivi DNSH.
Si tratta di obiettivi che vanno dalla protezione del clima all’adattamento ai cambiamenti climatici, dall’uso sostenibile e protezione delle acque alla transizione verso un’economia circolare.
Oppure che chiedono di prevenire e ridurre l’inquinamento o, ancora, che agiscano sulla protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.
È evidente che sono obiettivi complessi da verificare e che solo chi ha una solida preparazione universitaria, con la capacità di spaziare fra competenze specialistiche di diversi settori scientifici, può integrare le diverse rilevazioni e offrire una certificazione di garanzia al legislatore.
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