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Compromessi e metodi di convivenza tra sistemi olivicoli profondamenti diversi

Compromessi e metodi di convivenza tra sistemi olivicoli profondamenti diversi

Siccità e cambiamenti climatici: al G7 una riflessione sui modelli olivicoli che vogliamo per l’Italia, per il Mediterraneo e per il Mondo, senza guerre

20 settembre 2024 | C. S.

Italia Olivicola sarà al G7 Agricoltura di Ortigia da protagonista, non solo per offrire spicchi di cultura gastronomica italiana (pizza&olio extravergine di oliva, in collaborazione con Molino Signetti) ma anche idee e ponti tra diverse tradizioni agricole e olivicole.

“In tempi di guerre e conflitti che abbrutiscono il genere umano ricordiamo che l’olivo ha unito le genti del Mediterraneo – afferma Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola e vicepresidente nazionale di Cia – Confederazione agricoltori italiani – l’olio extravergine di oliva è il re dei grassi e nessuna guerra tra agricoltori del nord e del sud del Mare Nostrum può essere giustificata e giustificabile. Occorre semmai trovare compromessi e metodi di convivenza tra sistemi olivicoli profondamenti diversi.”

L’Italia è la regina della biodiversità olivicola mondiale, con oltre 500 varietà di olivo, ma ha anche la triste leadership dell’abbandono degli oliveti. Ci sono oggi in Italia almeno 200.000 ettari di oliveti in stato di totale abbandono ed oltre 300.000 gestiti con pratiche di puro mantenimento secondo il Centro Studi di Italia Olivicola. A rischio non è solo un sistema economico, specie in aree marginali, ma ambientale e idrogeologico. L’alternanza di produzione che affligge l’olivicoltura nazionale, oltre che per i cambiamenti climatici, si spiega anche con l’incuria di metà del patrimonio olivicolo italiano.

“Contemporaneamente, in altre parti del mondo, si impiantano centinaia di ettari di olivo laddove non c’è acqua – ricorda Gennaro Sicolo – oppure si sfruttano giacimenti idrici geologici, fonti non rinnovabili. L’olivicoltura mondiale, così, va a sbattere. Lo schiaffo ricevuto nelle ultime due campagne olearie, con una produzione dimezzata in tante aree olivicole, deve essere un monito e lo stimolo a riflettere, proprio qui a Ortigia, sui modelli olivicoli che vogliamo per l’Italia, per il Mediterraneo e per il Mondo.”

Dalle denominazioni di origine (DOP e IGP), dalla tracciabilità, dalle certificazioni può venire un futuro diverso per l’olivicoltura italiana. L’olio extravergine di oliva che si consuma oggi non è quello dei nostri nonni. E’ un prodotto diverso che necessita anche di una cultura gastronomica diversa, a partire dal piatto simbolo dell’Italia: la pizza. Ecco perché Italia Olivicola proporrà a Ortigia degustazione di oli, abbinamenti oli e pizza e momenti di approfondimento sulle opportunità che il mercato può offrire grazie a sostenibilità, tracciabilità e certificazioni.

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