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Troppe negatività sulla proposta della Commissione Ue sull'uso dei fitosanitari

Troppe negatività sulla proposta della Commissione Ue sull'uso dei fitosanitari

Per l’Italia, dove le vendite di fitosanitari negli ultimi anni sono già diminuite del 35%, si prospetta una riduzione del 62% entro il 2030

08 novembre 2022 | C. S.

Compag, la federazione nazionale delle rivendite agrarie e commercianti per l’agricoltura, lancia l’ennesimo allarme: la proposta di regolamento sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari presentata dalla Commissione UE, che andrà a sostituire la direttiva 2009/128/CE (SUD), avrà ripercussioni drammatiche per la produzione agricola italiana, rivelandosi “una vera e propria mannaia per le imprese e per l’intero sistema agroalimentare italiano”, come ha affermato il Presidente della federazione Fabio Manara.

Sebbene la Commissione sia sicuramente animata dai più nobili intenti, infatti, il sistema di calcolo adottato per il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione in tutto il territorio europeo, entro il 2030, del 50% dei prodotti chimici per la difesa delle piante e dei preparati più pericolosi, risulta ingiustamente penalizzante per il nostro Paese. Gli obiettivi di riduzione si basano su aspetti prettamente quantitativi, trascurando il tipo di colture praticate nei singoli Stati membri: la difesa delle colture negli ambienti temperato-caldi del Sud Europa richiede interventi molto diversi rispetto alle coltivazioni estensive diffuse alle latitudini più settentrionali. Modulare l’entità della riduzione alla media di utilizzo europea significa penalizzare i Paesi con un’agricoltura più intensiva e con un maggior numero di coltivazioni, in particolare di colture “minori”, come nel caso dell’Italia.

Per l’Italia, dove le vendite di prodotti fitosanitari negli ultimi anni sono già diminuite del 35%, si prospetta una riduzione del 62% del loro utilizzo entro il 2030. Con una così drastica riduzione, sarà impossibile garantire un’adeguata protezione delle piante e quindi mantenere la produzione a livelli adeguati per garantire la sicurezza alimentare.

Va inoltre sottolineato - aggiunge Compag – che il metodo di calcolo proposto dalla Commissione determina enormi differenze in termini di percentuali di riduzione tra i diversi Paesi membri, rendendo di fatto impossibile la regolazione della concorrenza tra gli agricoltori dei diversi Stati europei. A portare ulteriori discrepanze, anche all’interno dello stesso Paese, vi è il divieto assoluto di utilizzo di questi prodotti nelle “aree sensibili” che, secondo la definizione fornita, comprendono un’alta percentuale di superficie produttiva agricola (più del 50% della superfice agricola della Pianura Padana!), con un impatto estremamente eterogeneo nelle diverse Regioni italiane.

Non mancano, inoltre, le incongruenze: tra le sostanze prese in considerazione ai fini del calcolo della percentuale di riduzione, vi sono anche il rame e lo zolfo, usati spesso anche nell’agricoltura biologica, che verrebbe a subire, dunque, delle pesanti ripercussioni nonostante l’obiettivo espresso nella strategia “Dal produttore al consumatore” di aumentare le superfici destinate al biologico del 25%.

È importante segnalare, inoltre, che il calcolo si basa sulle vendite complessive dei prodotti sanitari, senza tener conto del fatto che non tutti i prodotti acquistati vengono impiegati in agricoltura, ma anche in aree extra agricole come, ad esempio, lungo le ferrovie o ai bordi delle strade, o da parte dei privati. Conoscere e considerare questi dati sarebbe fondamentale per calcolare il taglio da applicare al solo settore agricolo. Sarebbe necessario quanto meno potenziare la ricerca in questo settore e velocizzare il rilascio delle autorizzazioni dei nuovi prodotti fitosanitari a livello nazionale, in particolare quelle che riguardano le colture minori.

La proposta di regolamento è stata discussa nella riunione del Consiglio dei Ministri europei dell’agricoltura e della pesca il 26 settembre. Diciassette Paesi hanno chiesto alla Commissione UE una maggiore valutazione dell’impatto economico delle nuove norme. Manca dunque un’analisi ufficiale degli uffici della Commissione UE sull’impatto delle nuove norme; ci sono però delle stime elaborate dal Coceral - associazione europea dei commercianti dei prodotti agricoli e dei mezzi tecnici – secondo la quale, nella peggiore delle ipotesi, si avrebbe una perdita di oltre il 30% per le colture cerealicole, come il mais, il frumento e l’orzo.

Da parte sua, Compag sta monitorando l’avanzamento della discussione a tutti i livelli delle istituzioni coinvolte ed esponendo ai decisori politici, anche in collaborazione con le altre organizzazioni delle filiere coinvolte, le difficoltà a cui si andrebbe incontro se tale proposta dovesse effettivamente concretizzarsi nel 2023.

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