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Solo una finta clausola per salvare il riso italiano ed europeo
La soglia concordata è talmente alta da rendere lo strumento di salvaguardia quasi impossibile da attivare, consentendo alle importazioni a dazio zero di inondare il nostro mercato prima che si possa correre ai ripari
04 dicembre 2025 | 10:00 | C. S.
L'epilogo amaro del trilogo di lunedì 1° dicembre tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione Ue sulla clausola di salvaguardia per il settore risicolo è un sonoro schiaffo in faccia ai produttori europei, in particolare quelli italiani, cuore della risicoltura comunitaria. Il risultato? Una "clausola-fantasma", un paravento istituzionale che espone il nostro settore ad una concorrenza sleale ed insostenibile, confermando che la Commissione e il Consiglio privilegiano cinicamente i Paesi in via di Sviluppo (Cambogia e Myanmar) a discapito della produzione interna, fiore all'occhiello del Made in Italy, dell’Europa e dell'agricoltura di qualità.
Il settore risicolo, che in Italia concentra oltre il 50% della produzione Ue, attendeva da mesi questo negoziato cruciale sul Regolamento SPG (Sistema di Preferenze Generalizzate). L'obiettivo era chiaro: ottenere una clausola di salvaguardia automatica che scattasse realmente al superamento di volumi di importazione insostenibili, sospendendo i dazi zero concessi a Paesi Terzi.
Nonostante l'evidente distorsione di mercato causata dall'invasione di riso asiatico, il trilogo si è concluso con un accordo che è una vera e propria beffa.
Il meccanismo di salvaguardia concordato prevede uno scatto solo al superamento di 561.000 tonnellate di importazioni (una cifra calcolata sulla media decennale con un generoso surge del 45%) e con un TRQ l’anno successivo, rendendo lo strumento praticamente attivabile a danni già avvenuti.
La soglia concordata (si è partiti con un negoziato in cui il Consiglio chiedeva un quantitativo di 750.000 tonnellate) è talmente alta da rendere lo strumento di salvaguardia quasi impossibile da attivare, consentendo alle importazioni a dazio zero di inondare il nostro mercato prima che si possa correre ai ripari. Si difendono Paesi Terzi, spesso meno attenti ai nostri standard ambientali e sanitari, senza preoccuparsi delle migliaia di posti di lavoro nella filiera risicola nazionale.
L'amara sconfitta è stata sancita dal voto contrario dei gruppi politici ECR ed EPP, ai quali è dovuto il nostro grazie, che hanno cercato di contrastare questa posizione inefficace. Questa presa di posizione politica è incomprensibile e dimostra una sconcertante miopia nei confronti delle filiere agricole europee, sacrificando la qualità e la sostenibilità europea sull'altare di accordi commerciali non equilibrati.
Il settore risicolo europeo non merita un'Europa così ambigua, debole e, in ultima analisi, dannosa.
Nonostante l'esito catastrofico del trilogo, è imperativo non arrendersi. La battaglia per la difesa del riso europeo non è ancora definitivamente conclusa. Il testo scaturito dal negoziato dovrà ora superare due snodi cruciali all'interno del Parlamento europeo.
Il testo negoziato dovrà prima essere approvato dalla Commissione per il Commercio Internazionale (INTA). È qui che i parlamentari europei dovranno esercitare la massima pressione per respingere o tentare di modificare ulteriormente l'accordo. La Commissione INTA ha la possibilità di mandare un segnale forte, bocciando questo "compromesso" al ribasso.
L'ultima trincea sarà la Plenaria del Parlamento europeo. L'intero organo legislativo si esprimerà sull'accordo raggiunto. Sebbene il Parlamento abbia ceduto nel trilogo, il voto in Plenaria resta la sola ed ultima possibilità per i deputati di smentire le decisioni prese con Consiglio e Commissione.
Un rifiuto del testo in Plenaria obbligherebbe l'Ue a tornare al tavolo delle trattative. È un’opportunità per ottenere una vera clausola di salvaguardia, con soglie che scattino molto prima dell'attuale volume concordato e che impediscano la speculazione.
La filiera risicola europea attende ora da INTA e dalla Plenaria un segnale forte ed inequivocabile: l'Europa deve dimostrare di essere ancora disposta a difendere la sua produzione di qualità ed il suo settore agricolo strategico.
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