Associazioni di idee 28/05/2021

Coldiretti celebra la nascia dell'Olio Igp Roma

Coldiretti celebra la nascia dell'Olio Igp Roma

L'“Olio di Roma” rafforza il primato del Made in Italy nella produzione di extravergine di qualità grazie al maggior numero di denominazioni in Europa e il più vasto tesoro di biodiversità del mondo


Ad accogliere i 7,5 milioni di turisti pronti a tornare con la ripartenza post Covid al Colosseo, che è il monumento più visitato in Italia, c’è la prima oasi di 189 piante di ulivo per l’olio extravergine dell’antica Roma. Lo rende noto la Coldiretti che in collaborazione con Unaprol ha realizzato al Parco archeologico del Colosseo la cura degli alberi e la raccolta delle olive nel pieno rispetto del loro ruolo paesaggistico e del contesto storico, con la produzione di un olio unico al mondo.  Si tratta – spiega la Coldiretti – della prima iniziativa del 2021 che unisce cultura ed enogastronomia per la ripartenza del turismo e le nuove aperture delle frontiere grazie al green pass vaccinale.

“L’Italia è leader mondiale nel turismo enogastronomico che vale oltre 5 miliardi con più della metà (55%) degli italiani che ha il cibo come principale motivazione di viaggio , quasi il triplo rispetto a cinque anni fa” spiega il vice presidente nazionale di Coldiretti David Granieri nel sottolineare che “la ricerca dei prodotti tipici è un ingrediente irrinunciabile delle vacanze in un Paese come l'Italia che può contare su 418 “Sigilli di Campagna Amica” nel 2021, da scoprire durante l’estate grazie alla più grande opera di valorizzazione della biodiversità contadina mai realizzata in Italia dagli agricoltori durante la pandemia”. Specialità da scoprire nei mercati contadini e nei 24mila agriturismi nazionali che – sottolinea la Coldiretti –, spesso situati in zone isolate, in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e ampi spazi nel verde dove le distanze non si misurano in metri ma in ettari, sono forse i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche.

Nel Parco archeologico del Colosseo nel paesaggio del Colle Palatino sono presenti ulivi di diversa epoca come accadeva nell’antichità. La civiltà romana – evidenzia Coldiretti - fu quella che più d’ogni altra contribuì alla diffusione dell’olivo e al perfezionamento delle relative tecniche di coltivazione e di estrazione. I Romani conoscevano talmente bene l’olio d’oliva da mettere a punto tecniche e strumenti rimasti quasi invariati fino al XIX secolo e, per primi, classificarono gli oli in base alle loro caratteristiche organolettiche. Le fonti antiche, tra cui Plinio nella sua “Storia Naturale” (15,77-78; I d.C.), tramandano la presenza nella piazza del Foro di tre piante, simbolo della cultura romana, Ficus, Olea, Vitis.

L’agricoltura, rappresentata con l’olivo e la vite, era considerata – sottolinea la Coldiretti - l’attività moralmente più degna del cittadino romano, espressione dei valori dei padri e della prosperità della nazione. I Romani – evidenzia la Coldiretti - introdussero la coltivazione dell’olivo anche nei territori conquistati e l’olio di oliva divenne uno dei prodotti cardine dell’economia della città: era utilizzato anche per l’illuminazione, la cosmesi, la medicina e la meccanica. L’olivo era così importante – continua Coldiretti - da essere piantato vicino al fico, albero sacro perchè legato al mito delle origini secondo il quale la cesta, in cui furono abbandonati i divini gemelli Romolo e Remo, figli del dio Marte e della vestale Rea Silvia e futuri progenitori di Roma, si ancorò sotto un fico selvatico, detto ficus ruminalis, proprio dietro il mercato degli agricoltori di Campagna Amica in via San Teodoro.

L’olivo – evidenzia la Coldiretti - era considerato come la pianta sacra a Minerva, donata agli uomini dalla dea quando, colpendo la roccia con la sua lancia, fece nascere dalla terra il primo albero di olivo. L’olio divenne una delle principali ricchezze dei Romani che conoscevano talmente bene l’olio d’oliva da mettere a punto tecniche e strumenti rimasti quasi invariati fino al XIX secolo e, per primi, classificarono gli oli in base alle loro caratteristiche organolettiche. Marco Porcio Catone (234-149 a.C.) e Marco Terenzio Varrone (116-27 a.C.) scrissero i primi “disciplinari di produzione” olivicoli, delineando i fondamenti teorici e tecnici che ancora oggi sono alla base delle produzioni di oli d’oliva di qualità che – conclude la Coldiretti - sono la base del grande potenziale olivicolo Made in Italy che esprime una gamma inimitabile di sentori, profumi, sfumature sensoriali e gradi di intensità.

Il via libera alla prima denominazione “Olio di Roma” rafforza il primato mondiale del Made in Italy nella produzione di extravergine di qualità grazie al maggior numero di denominazioni riconosciute in Europa (43 Dop e 4 Igp) e il più vasto tesoro di biodiversità del mondo con l’Italia che può contare su 533 varietà di olive contro le appena 70 degli spagnoli che hanno una produzione di massa quasi sei volte superiore. E’ quanto annuncia la Coldiretti in riferimento al ritorno della coltivazione degli ulivi al Colosseo grazie a un progetto in collaborazione con Unaprol e Parco archeologico con la produzione di olio identificata da un’apposita etichetta “Palatinum” ispirata ad un antichissimo disegno di un pavimento a mosaico della Casa dei Grifi sul Palatino.

L’iniziativa per valorizzare il legame storico tra la produzione di olio e gli antichi romani avviene dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del via libera a livello nazionale alla protezione transitoria alla denominazione Olio di Roma per la quale è stata richiesta la registrazione alla Commissione europea come indicazione geografica protetta. La denominazione Olio di Roma Igp – sottolinea Coldiretti - riguarderà 316 comuni del Lazio: 107 nel territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale, 27 in provincia di Latina, 35 in provincia di Rieti, 60 in provincia di Viterbo, 87 in provincia di Frosinone per una produzione totale di circa 75.000 tonnellate di olive e 10.550 tonnellate di olio ogni anno, per un valore economico complessivo di quasi 52 milioni di euro

Un patrimonio che rinforza le fila di un esercito nazionale di 250 milioni di piante che da nord a sud della Penisola garantiscono agli italiani, con 400mila aziende agricole specializzate che garantiscono una produzione che raggiunge i 255 milioni di chili nell’anno dell’emergenza Covid. Un quantitativo rilevante ma del tutto insufficiente che va sostenuto con un piano di potenziamento produttivo nell’ambito del nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza varato dal Governo di Mario Draghi dove viene richiamata per ben 62 volte la parola agricoltura insieme a sostenibilità (44) e biodiversità (27).

Anche perché il 2020 è stato un anno molto sfavorevole per la produzione di olio d’oliva, crollata del 14,5% - sottolinea Coldiretti - con una flessione particolarmente forte nelle regioni del Sud, dalle quali dipende gran parte della produzione nazionale. In particolare, i volumi – continua Coldiretti - hanno subìto un drastico ridimensionamento in Puglia (-31,7%), Campania (-22,6%) e Calabria (-21,6%), solo in parte compensato dalla ripresa in alcune regioni del Centro (Toscana +28,6%, Umbria +14,7%, Marche +3,6%) e del Nord (Emilia-Romagna +20%, Veneto +19%, Liguria +3,8%).

Uno scenario produttivo nel quale 9 famiglie su 10 in Italia consumano olio extravergine d’oliva tutti i giorni – sottolinea Coldiretti – con una crescente attenzione verso il prodotto di qualità che ha favorito la nascita di corsi e iniziative. L’Italia è il primo consumatore mondiale di olio di oliva con una media negli ultimi 5 anni di 504 milioni di chili, seguita dalla Spagna con 483 milioni di chili e dagli Stati Uniti con ben 320 milioni di chili. A sostenere la domanda mondiale sono certamente gli effetti positivi sulla salute associati al consumo di olio di oliva provati da numerosi studi scientifici che hanno fatto impennare le richieste di quel segmento di popolazione che nel mondo è attento alla qualità della propria alimentazione.

In un momento storico in cui i consumi delle famiglie italiane di olio d’oliva sono in crescita del +9,5% spiega Coldiretti secondo l’’Osservatorio Immagino sull’onda del successo della Dieta Mediterranea proclamata patrimonio culturale dell’umanità dall’Unesco, con più di 8 italiani su 10 (82%) che cercano sugli scaffali cerca prodotti Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro del territorio, il consiglio della Coldiretti è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100% da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove  è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive.

di C. S.