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Il crollo del mondo vino: fatturato ridotto al 30%
Il comparto tra fatturato e indotto valeva circa 40 miliardi di euro, ossia il 2% del Pil nazionale. Ora è in ginocchio per gli accadimenti economici e pandemici, i dazi Usa, proseguiti con la Brexit e le recenti restrizioni
19 novembre 2020 | C. S.
Il Covid e le enormi incertezze del quadro internazionale stanno erodendo due delle eccellenze del Paese, la filiera vinicola e quella degli spiriti.
Una tempesta perfetta che non può passare inosservata soprattutto agli occhi delle istituzioni: alle difficoltà del settore vino si aggiunge lo scenario più complesso del settore spiriti che, ormai da un anno, sta subendo un dazio ad valorem del 25% sul proprio export in USA, primo mercato di destinazione. A quelli statunitensi si sommano i nuovi recentissimi dazi UE sugli spiriti americani, chiaro segnale in ascesa dell’escalation in una disputa che continua a creare vittime in settori che, nulla hanno a che fare con quello dell’industria aerospaziale, da cui è nata.
Parliamo di settori che complessivamente contano oltre 340.000 aziende e che occupano più di 1 milione di addetti ossia circa il 5% della forza lavoro totale in Italia.
Ma, soprattutto, un comparto che tra fatturato complessivo e indotto vale circa 40 miliardi di euro, ossia il 2% del PIL nazionale. L’equivalente della manovra economica prevista dal Governo nel 2021. Circa 6 volte la cifra messa a disposizione dal governo con il Decreto Legge Ristori.
In realtà è più corretto dire “valeva”.
Da ottobre 2019 ad oggi, gli accadimenti economici e pandemici, i dazi USA, proseguiti con la Brexit e culminati nelle recenti restrizioni, stanno condizionando pesantemente i numeri. Il valore della filiera, infatti, è precipitato di circa un terzo, in meno di un anno.
“È impensabile usare mezzi termini: la situazione a livello di economia di territorio è in progressiva contrazione” testimonia Maurizio Cibrario Presidente Onorario di Martini & Rossi. “Lo scenario attuale sta compromettendo gli impulsi economici diretti ed indiretti, il tessuto imprenditoriale sta soffrendo enormemente e non si intravedono spiragli di luce nel breve periodo. Il valore complessivo generato anche dai settori collegati al nostro comparto sta subendo una perdita netta che, al momento, possiamo stimare intorno al - 30% ma che rischia di essere rivista in termini peggiorativi. L’emergenza sanitaria, il difficilissimo scenario internazionale, sono ostacoli giganteschi che le nostre aziende non possono affrontare da sole: auspichiamo interventi rapidi ed efficaci da parte del nostro Governo”.
Questa situazione è diventata insostenibile, e lo sarà sempre di più soprattutto per il sistema Paese. Il comparto infatti – dato 2019 – pagava allo stato quasi 10 miliardi di tasse all’anno, ora occorre lavorare su misure strutturali di sollievo e di effettivo ristoro.
“Gli effetti della pandemia non stanno facendo altro che appesantire una situazione già di per sé molto critica”, afferma Bob Kunze-Concewitz, CEO di Campari Group. “In un contesto davvero senza precedenti, credo sia fondamentale uno stretto dialogo e una proficua collaborazione tra pubblico e privato. Mai come ora, si richiede che le nostre Istituzioni diano ascolto a un settore dimostratosi altresì capace di dare il proprio contributo nella fase di massima emergenza sanitaria. Il settore delle bevande spiritose ha più volte richiesto l’abrogazione del contrassegno di Stato, strumento di tracciamento obsoleto e superato, quale prima misura di ristoro soprattutto a sostegno dei piccoli e medi produttori. Appare poi del tutto evidente come il continuo aggravarsi della situazione necessiti di un intervento ben maggiore”.
In un contesto già di grande sofferenza, si aggiungono le misure restrittive sulla ristorazione e i pubblici esercizi adottate sulla base dell’andamento dei contagi e della capienza del sistema sanitario nel gestirli.
“Il settore del vino, intimamente legato ai territori, alle bellezze artistiche e al turismo, sta subendo un colpo molto duro, sottolinea Albiera Antinori, Presidente della storica cantina Marchesi Antinori. “Le misure restrittive legate alla seconda ondata sui settori dell’ospitalità e dell’accoglienza stanno avendo una ricaduta pesante anche sul nostro comparto. Bisogna escogitare nuove strategie che portino misure di sostegno e di ristoro effettivo; dobbiamo superare la logica emergenziale per rilanciare l’immagine ed i consumi di settori emblema della più autentica ospitalità italiana. Per il settore vitivinicolo auspichiamo misure che sappiano trovare il giusto equilibrio tra la domanda e l’offerta, mantenendo vivo il rapporto con i consumatori anche attraverso campagne di promozione ben congegnate”.
La nostra filiera, alla luce delle forti perdite che si stanno registrando sul mercato interno e nell’export, chiede, con grande forza, di essere ascoltata dalle istituzioni, nelle proprie specifiche richieste, non solo perché settore di estrema rilevanza per il valore rappresentato nel tessuto economico italiano, ma anche perché Ambasciatrice del Made in Italy nel mondo ed emblema dell’inimitabile lifestyle italiano.
“I nostri settori – conclude Sandro Boscaini Presidente di Federvini - stanno subendo un rallentamento molto rilevante su tutto il ciclo economico, sia nei consumi interni che nel commercio estero. Gli effetti e le conseguenze di questo scenario sono già misurabili e l’entità delle perdite sono significative. Purtroppo è difficile prevedere movimenti in controtendenza: occorre che le istituzioni operino per sostenere adeguatamente le nostre aziende e per evitare che il valore che conferiscono alla nostra economia continui ad essere indebolito. Non è sufficiente quanto fatto per il mercato del vino, mentre quello delle bevande spiritose, è un settore che, ad oggi, non ha ricevuto misure di sostegno. Fermo restando ogni possibile supporto all’export per tutti i settori rappresentati, oltre all’istanza di abrogazione del contrassegno di Stato, il settore spiriti necessita oggi anche di misure di maggiore impatto: una riduzione quantomeno del 5% delle accise sulle bevande spiritose e sui prodotti intermedi potrebbe, soprattutto in chiave prospettica, favorire una possibile ripresa del comparto”.
Source: https://www.federvini.it/news-cat/2746-covid-e-dazi-la-tempesta-perfetta-su-una-filiera-che-vale-40-miliardi
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