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Alla guerra della Taggiasca, la sentenza del Tar divide i due fronti

Alla proposta di dialogo per una denominazione d'origine condivisa dell'Associazione per la Taggiasca del Ponente ligure si contrappone la netta chiusura del Comitato per la Dop Taggiasca per il quale l'unica soluzione praticabile è la sostituzione del nome della varietà

05 aprile 2019 | T N

La sentenza del Tar Lazio, che ha rigettato il ricorso del Comitato per la Dop Taggiasca contro la decisione del Ministero delle politiche agricole che bocciava la denominazione d'origine non ha placato gli animi ma rischia anzi di creare ulteriori contrapposizioni nel mondo olivicolo ligure.

Di seguito i comunicati dei due fronti opposti.

Il Tar Lazio boccia il ricorso del Comitato Dop Taggiasca. Una denominazione di origine non può avere il nome di una varietà iscritta nel Registro nazionale, come sempre sostenuto dal Comitato Salva Taggiasca prima e dall'Associazione per la Taggiasca del Ponente ligure oggi. “Adesso - commenta Simone Rossi, presidente dell'Associazione – speriamo che il pronunciamento del Tar sia la fine della contrapposizione che ha lacerato inutilmente il territorio per più di due anni, senza alcun risultato. Ripeto quello che già dissi all'indomani della bocciatura della Dop Taggiasca da parte del Ministero delle politiche agricole: se si vuole voltare pagina noi siamo disponibili a metterci intorno a un tavolo e a discutere.”

Sulla base della sentenza, infatti, si apprende che indirettamente il Ministero delle politiche agricole ha già bocciato l'idea della sostituzione del nome della varietà. Infatti il Dipartimento per le politiche competitive del Ministero ha interpellato il Servizio fitosanitario centrale, produzioni vegetali, competente per la materia, e ha “verificato la non praticabilità dell’ipotesi di variazione nel Registro nazionale, data la tradizionalità del nome e dell’utilizzo della denominazione Taggiasca come varietà vegetale”.

“Nei prossimi giorni chiederemo un incontro al Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti – continua Simone Rossi – siamo più che favorevoli ad una Dop, rappresentativa degli interessi di tutti e ben strutturata. Chiederemo che la Regione si faccia interprete e prim'attore di una mediazione che porti in tempi brevi, come è stato per il Basilico genovese, ad una denominazione di origine strettamente legata al Ponente ligure, alla Liguria o alla Riviera ligure. L'esperienza maturata dalla nostra Associazione in questi mesi, con il programma DNA controllato, è a disposizione di questo percorso”. L'Associazione per la Taggiasca del Ponente ligure riafferma la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di cambio del nome della varietà, contro cui è pronta a battersi in ogni sede, ma non a una denominazione di origine nel rispetto del dettato comunitario.

“Speriamo che si prenda atto, leggendo la sentenza del Tari, che la strada a suo tempo imboccata ha condotto in un vicolo cieco – conclude Simone Rossi – in vista della prossima campagna olearia il territorio non ha bisogno di ulteriori spaccature ma di unità d'intenti, con l'obiettivo di dare valore aggiunto al nostro olio, alle nostre olive e un'adeguata remunerazione a tutti i produttori.”

“Il risultato della sentenza del TAR sancisce un concetto chiave: esclude che una ‘Dop Taggiasca’ possa nascere senza sostituzione del nome della varietà. Occorre quindi modificare il nome nel ‘Registro delle Varietà’ per tutelare la produzione locale di Taggiasca con la denominazione di origine protetta. E la sentenza del Tar non preclude che il Ministero delle Politiche Agricole possa intervenire in futuro in questo senso”.

Interviene in questo modo il Comitato Promotore per la Taggiasca DOP, dopo la sentenza del Tar del Lazio. “E se qualcuno vuole ancora sottovalutare il problema enorme che si sta aprendo per la sopravvivenza delle aziende sul territorio, basta una dato – prosegue - il CNR di Sesto Fiorentino ha certificato che dal 2012 a oggi, si sono distribuite mediamente nei vivai toscani circa 120 mila piante di taggiasche all’anno. 120 mila piante per 7 anni fa una media di 840 mila piante vendute in giro per l’Italia e per il mondo, che stanno a significare che presumibilmente già ci sono circa 3 mila ettari coltivati fuori territorio imperiese e savonese. E' come se ogni anno un intero Comune dell'imperiese o del savonese avesse un nuovo concorrente, peraltro con maggiori capacità produttive legate alla meccanizzazione e agli impianti intensivi. Peccato che nessuno sappia dove sorgono questi nuovi concorrenti.

"Ormai è più che mai evidente, a tutti i livelli istituzionali, che il nodo cruciale per ottenere una Dop della Taggiasca sia la sostituzione del nome della varietà - sottolinea il presidente del Comitato Promotore per la Taggiasca DOP, Roberto De Andreis – e per questo chiediamo alla Regione Liguria che si faccia carico di avviare in tempi solleciti l’iter che porti a sgombrare il campo da questo impedimento. Cambiare il nome della cultivar  significa che le olive di questi ettari fuori territorio non potranno più chiamarsi taggiasche e le nostro invece si. Se non si riuscirà invece a raggiungere in tempi rapidi l'ottenimento della taggiasca Dop, aumenteranno sempre di più le produzioni di olive taggiasche fuori Liguria con un conseguente abbassamento dei prezzi e un abbandono delle campagne. Ecco perché continuiamo a batterci per la Taggiasca Dop".

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