Italia
Scoppia la guerra del grano sull'etichettatura d'origine
L'associazione dei pastai italiani annuncia il ricorso, anche in sede europea, contro il decreto che istituisce l'obbligo di indicazione dell'origine per grano e pasta. Coldiretti invece festeggia per il provvedimento che sortirà i suoi effetti dal 28 febbraio
18 ottobre 2017 | C. S.
E' scoppiata ufficialmente la guerra della pasta tra Coldiretti e gli industriali di Aidepi dopo che il decreto interministeriale che obbliga all'indicazione dell'origine in etichetta per grano e pasta è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Il provvedimento, un decreto interministeriale firmato dai Ministro Maurizio Martina e Carlo Calenda, fa scattare l'obbligo dell'indicazione in etichetta dal 28 febbraio prossimo.
Un provvedimento appena nato è già sub iudice.

L’Aidepi ha infatti annunciato il ricorso al Tar del Lazio e la segnalazione alla Commissione europea contro il decreto che obbliga ad indicare la provenienza del grano.
"La pasta non può essere fatta solo con grano italiano, non basta. In Italia solo il 10% del grano è di qualità eccellente, il 50% è di qualità media e il 40% è insufficiente per raggiungere la qualità di purezza della pasta. Per questo i pastai non lo vogliono. E per questo, per noi, il decreto sull’etichettatura è una forzatura, perché in un certo senso ci impone di utilizzarlo. Quando dicono che compriamo grani stranieri che costano meno, non è vero: quello statunitense costa il doppio" ha affermato Paolo Barilla, vice presidente dell’azienda di famiglia e i presidente di International Pasta Organisation
Festeggia invece Coldiretti, che si scaglia contro l'Aidepi. "Una decisione che va contro gli interessi dell’81% dei consumatori che chiedono venga indicata in etichetta l’origine del grano utilizzato nella pasta secondo la consultazione pubblica on line sull'etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche Agricole”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare l’annuncio dell’Aidepi di aver inviato una segnalazione alla Commissione Europea e presentato ricorso al Tar del Lazio. Siamo certi che – sostiene la Coldiretti - la Magistratura potrà ben valutare il primato degli interessi dell’informazione dei cittadini su quelli economici e commerciali. Ancora una volta - sottolinea la Coldiretti - la rappresentanza industriale dei pastai preferisce agire nell’ambiguità contro gli interessi dell’Italia e degli Italiani che chiedono trasparenza. Si vuole impedire ai consumatori - precisa la Coldiretti - di conoscere la verità privandoli di informazioni importanti come quella di sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate, accusato di essere cancerogeno e per questo proibito sul grano italiano. Si vuole fermare un provvedimento contro le speculazioni che hanno provocato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione con una drastica riduzione delle semine e il rischio di abbandono per un territorio di 2 milioni di ettari coltivati situati spesso in aree marginali. Basta con le produzioni che tengono conto delle sostenibilità. L’Italia – conclude la Coldiretti - è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta con 4,3 milioni di tonnellate su una superficie coltivata pari a circa 1,3 milioni di ettari che si concentra nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano circa il 40% della produzione nazionale.
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