Economia
Dopo il sereno, l'agricoltura italiana vede una nuova recessione in arrivo
Una fotografia dell'agricoltura italiana nell'ultimo decennio. Dopo una fase negativa fra il 2007 e il 2010, nel triennio successivo vi è stata una sostanziosa ripresa ma negli ultimi anni (2014-2016) sono tornati a manifestarsi consistenti fenomeni regressivi
16 maggio 2017 | C. S.
Dal 2007 (inizio della crisi economico-finanziaria mondiale) al 2010, il reddito netto delle imprese agricole, in Italia, è diminuito del 23%. Fra il 2010 e il 2013 è poi cresciuto dell’84%,
inducendo a ritenere che gli effetti della crisi fossero superati. Invece, negli ultimi quattro anni (2013-2016), è tornato a ridursi (-26%) evidenziando la persistenza di sensibili criticità di settore.
Simile è stato l’andamento, sia pure con variazioni più contenute, del reddito medio generato da ciascuna unità di lavoro a tempo pieno: fra il 2013 e il 2016, si è ridotto del 19%. In precedenza (2010- 2013) era cresciuto del 50,2%, dopo che, fra il 2007 e il 2010, era diminuito del 9,2%. In sostanza, entrambi i valori evidenziano una netta ripresa nel periodo 2010-2013 e poi un, sia pur parziale, ridimensionamento nel periodo successivo (2014-2016).
La riduzione dei redditi risente dell’andamento dei prezzi di cessione dei prodotti e dei servizi dell’agricoltura che, dopo la crescita registrata fra il 2010 e il 2013 (+17,8%), negli anni seguenti hanno segnato un costante decremento, che li ha portati, nel 2016 (-8% rispetto al 2013), nuovamente vicini ai valori del 2010.
Questo andamento si è verificato nonostante la riduzione dei prezzi dei prodotti e dei servizi acquistati dagli agricoltori che, fra il 2013 e il 2016 hanno segnato -5%, dopo la crescita del 14% del periodo precedente (2010-2013).
Il valore complessivo della produzione agricola (coltivazioni, allevamenti e servizi connessi), derivante dalla dinamica dei prezzi descritta in precedenza e dalle quantità prodotte, evidenzia una debole flessione fra il 2007 e il 2010 (-1%), una consistente ripresa fra il 2010 e il 2013 (+17,3%) e una nuova flessione (-3,6%) nel periodo successivo (2015 su 2013). Negli stessi intervalli temporali, il valore aggiunto segna rispettivamente -6,6%, +21,2% e -1,4%.

Dall’inizio della crisi (2007), l’occupazione (unità di lavoro) nelle aziende agricole si è ridotta fino al 2014 (-10,7%), per quanto riguarda soprattutto i lavoratori indipendenti (-14,7%) e in misura più contenuta i dipendenti (-6,2%); è poi tornata a crescere nel 2015 e nel 2016 (+8,9%) con un recupero più forte dei dipendenti (+12,8%) rispetto agli indipendenti (+4,9%). In complesso, nel 2016 rispetto al 2007, gli occupati sono diminuiti del 2,7%, con i dipendenti in crescita (+5,8%) e gli indipendenti in flessione (- 10,5%).
Nel 2016, gli addetti complessivi del settore agricolo (aziende agricole e servizi connessi) rappresentano oltre 1,1 milioni di unità di lavoro a tempo pieno, in costante crescita dal 2013 (+6%) dopo che nel periodo precedente (2007-2013) avevano registrato una flessione dell’11%).
Il commercio con l’estero
Negli ultimi dieci anni, la produzione agricola italiana ha fatto fronte ai consumi alimentari interni in misura tendenzialmente decrescente compresa fra l’80% e l’85% (stima Mipaaf - Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazione - 2012); ha dovuto quindi ricorrere alle importazioni per la restante quota di consumi interni e per sostenere un crescente export di prodotti agricoli e di prodotti dell’industria agroalimentare.
Fra il 2007 e il 2016, è costantemente cresciuto il valore dell’importazione di prodotti agricoli (+32,2%) ed altrettanto costantemente, ma in misura superiore, è cresciuto il valore dell’esportazione (+36,4%). Il saldo negativo è passato da circa 5,4 a quasi 7 miliardi di euro. Schematicamente, considerando che tra il 2007 e il 2016 la popolazione italiana è cresciuta di circa il 4% (e approssimativamente, in pari misura, dovrebbero essere cresciuti i consumi interni in valore e quantità), la rimanente quota dell’incremento di import ha reso disponibile una maggior quota di prodotto nazionale, soprattutto a denominazione d’origine e di alta qualità, per sostenere il notevole incremento di valore dell’export agricolo (+36%) e per l’assai più rilevante incremento di valore dell’export dell’industria agroalimentare (+64%). Quest’ultima, nel 2015 ha segnato per la prima volta un saldo attivo (1,1 miliardi), più che raddoppiato nel 2016 (2,4 miliardi). Fra il 2007 e il 2016 il saldo export-import dell’industria alimentare è passato da -4,3 a +2,4 miliardi di euro con un incremento di 6,7 miliardi di euro .
Complessivamente l’export di prodotti agricoli e agroalimentari ha raggiunto nel 2016 i 38,3 miliardi a fronte di un import di 42,9 miliardi. Rispetto al 2007 l’export è cresciuto del 59% mentre l’import del 26%. Il saldo resta negativo, ma più che dimezzato.
Conclusioni
In generale, i macroindicatori economici (redditi, prezzi) indicano che l’agricoltura italiana ha attraversato una fase negativa fra il 2007 e il 2010; nel triennio successivo (2011-2013) vi è stata una sostanziosa ripresa; negli ultimi anni (2014-2016) sono tornati a manifestarsi consistenti fenomen regressivi anche se si è registrato un aumento dell’occupazione che ha seguito un andamento diverso, segnando il minimo nel 2013-2014 e una ripresa nei due anni seguenti.
Segnali decisamente positivi vengono invece dal commercio con l’estero con un costante incremento del valore dell’export, fra il 2007 e il 2016, dei prodotti sia agricoli (+36%) , sia dell’industria agroalimentare (+64%).
Tuttavia, per i modesti margini di crescita della produzione agricola (l’incremento della produttività è in parte vanificato dalla riduzione della superficie coltivabile), alla costante crescita dell’esportazione di prodotti agricoli (come detto + 36% fra il 2007 e il 2016) ha fatto riscontro una altrettanto costante crescita, per quanto leggermente più contenuta, delle importazioni (+32% nello stesso periodo). Il saldo degli scambi con l’estero dei prodotti dell’industria agroalimentare, negativo nel 2007 per 4,3 miliardi di euro, ha segnato nel 2016 un attivo di 2,4 miliardi di euro.
Fonte: Centro Studi Confagricoltura
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