Mondo Enoico
La difesa del vino italiano passa dalla tutela dei marchi
Tutelare il proprio marchio è una necessità che va oltre le già riconosciute denominazioni di origine controllata, soprattutto in un contesto, quale è quello vitivinicolo, in costante movimento dove vengono riscoperti antichi vitigni e nascono nuovi vini
13 aprile 2017 | C. S.
Il vino va difeso partendo dall’etichetta.
Un obiettivo che parte dalla consapevolezza che "ci troviamo davanti a un’eccellenza italiana riconosciuta in tutto il mondo e che ha bisogno di essere tutelata maggiormente per evitare che, in un mercato sempre più globale e in uno scenario che vede sorgere produttori ovunque, una bottiglia prodotta in Piemonte possa essere facilmente confusa con una che invece arriva dall’altra parte del mondo", spiega Daniele Petraz contitolare di GLP.
Davanti a una bottiglia è l’etichetta che parla. "Ci racconta l’azienda produttrice, ci dice i vitigni utilizzati e con il nome caratterizza il vino. Storia, lavoro, ingegno e passione sono tutti concentrati in pochi centimetri quadrati. Eppure di questi pochi centimetri in Italia ce ne si cura poco", continua Petraz.
Quella di tutelare il proprio marchio è una necessità che va oltre le già riconosciute denominazioni di origine controllata (e garantita), soprattutto in un contesto, quale è quello vitivinicolo, in costante movimento dove vengono riscoperti antichi vitigni e nascono nuovi vini.
"È una necessità – prosegue il contitolare di GLP – dettata anche dal fatto che il mercato non ha più confini e quando si varca l’oceano spesso si trovano consumatori che non fanno differenza tra un vino piemontese ed uno siciliano, eppure siamo davanti a territori profondamente differenti che hanno dato origine a vini altrettanto diversi. La tutela del proprio marchio è una sensibilità sviluppata da chi ha già esperienze consolidate con l’export, ma viene del tutto ignorata da molti".
Andando a vedere solamente Lombardia, Piemonte e Veneto, tra le regioni più attive – infatti nel 2015 hanno raccolto il 40% dei marchi depositati in Italia (dati UIBM) – sono ben poche le aziende vitivinicole che hanno pensato di tutelare il loro marchio.
"Considerando i produttori presenti a Vinitaly proveniente da queste tre regioni, meno di una azienda su tre ha provveduto a difendere la propria etichetta. Questo perché in Italia molto spesso c’è una mancanza di conoscenza in questo ambito: da un lato si ignorano o sottovalutano i rischi di una mancata tutela, dall’altro non vengono compresi i vantaggi diretti ed indiretti che una politica di tutela comporterebbe. E questo vale sia per un marchio, sia per un brevetto".
In un settore dinamico e ai vertici mondiali del made in Italy, un cambio di cultura potrebbe rappresentare un salto in avanti. "Approcciarsi alla tutela della proprietà intellettuale è un modo di gestire razionalmente la propria azienda con una programmazione di medio lungo periodo - conclude Petraz - È stata l’ICC, la Camera di Commercio Internazionale, ad affermare nel 2011 che - a parità di condizioni - un’invenzione brevettata ha un valore economico doppio rispetto ad una non brevettata».
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