Mondo Enoico
Più nessuna limitazione nel trasferimento dei diritti di impianto tra regioni
Attualmente i diritti di reimpianto detenuti dai produttori viticoli ammontano a circa 47.000 ettari e con le modifiche approvate si tende a diminuire il rischio di non utilizzo dei diritti, calmierando anche i prezzi, attualmente in forte aumento
11 febbraio 2015 | C. S.
Al fine di attuare le disposizioni europee in campo vitivinicolo il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto, proposto dal Mipaaf che prevede la deroga che amplia l’arco temporale di conversione dei diritti fino al 31 dicembre 2020 e la trasferibilità dei diritti d’impianto tra Regioni, con l’abrogazione della possibilità di limitare l'esercizio del diritto di reimpianto “ad ambiti territoriali omogenei e limitati al fine di tutelare le viticolture di qualità e salvaguardare gli ambienti orograficamente difficili”.
Attualmente i diritti di reimpianto detenuti dai produttori viticoli ammontano a circa 47.000 ettari (pari al 7% della superficie vitata nazionale); con le modifiche approvate si tende a diminuire il rischio di non utilizzo dei diritti, quindi di perdita di potenziale viticolo nonché di calmierare i prezzi di mercato attualmente in forte aumento.
“Con questo provvedimento – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – tuteliamo il nostro potenziale viticolo, dando rassicurazioni al settore che chiedeva da tempo un intervento di semplificazione in questa direzione. Il vino è un settore strategico da oltre 14 miliardi di euro con più di 5 miliardi di export e il Governo è in campo non solo per la sua salvaguardia, ma per accompagnarne la crescita”.
“Il ministro Martina e il Consiglio dei ministri – afferma Domenico Zonin, presidente dell'Unione Italiana Vini – attraverso questo decreto dimostrano di aver compreso il grave rischio che stava correndo la nostra vitivinicoltura. Avremmo potuto perdere parte dei 46 mila ettari di diritti di reimpianto in portafoglio dei produttori, pari al 7% del “vigneto Italia”, che, tradotti in vino, significano 3,5 milioni di hl potenziali, portando alla definitiva perdita del primato produttivo mondiale di vino, che il nostro Paese si contende, ancora, con la Francia (e da quest’anno anche con la Spagna) con evidenti, gravi, ripercussioni negative sulla capacità produttiva e la competitività del sistema vitivinicolo italiano. Questo decreto – aggiunge Zonin – sicuramente sarà in grado di rafforzare la competitività del settore e riporterà in una situazione di equilibrio le quotazioni dei diritti di impianto. In alcune zone, infatti, si sono registrate tensioni speculative che hanno fatto schizzare i prezzi dei diritti dai 3-4mila euro a ettaro degli scorsi anni a quota 10-12mila euro a ettaro.”.
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