L'arca olearia

L'Accademia dei Georgofili promuove l'olivicoltura superintensiva

Cambiare volto al sistema olivicolo pone problemi di legittimità e di contrasto con norme che impongono il mantenimento delle coltivazioni attuali indipendentemente dal loro reddito

13 febbraio 2010 | C. S.

In una giornata di studio organizzata oggi dall’Accademia dei Georgofili, sono stati presentati e discussi pubblicamente i risultati di una ricerca, condotta in collaborazione con l’ARSIA/Regione Toscana, sulla attuale situazione della olivicoltura, anche quale importante elemento del paesaggio toscano. Inoltre, sono stati illustrati i vantaggi della nuova olivicoltura superintensiva che si sta diffondendo a livello mondiale. Il convegno ha offerto quindi la possibilità di esaminare sia l’insieme della nostra attuale olivicoltura che le prospettive che possono essere aperte per il suo futuro.

E’ stato documentato che una parte dei nostri attuali oliveti non consente di ottenere redditi remunerativi. Questo problema investe anche aspetti di legittimità nei confronti di norme che, mirando alla conservazione del paesaggio agricolo, impongono il mantenimento delle coltivazioni attuali indipendentemente dal loro reddito, senza prevedere alcun indennizzo per gli agricoltori danneggiati.

La olivicoltura tradizionale ha sempre margini per un perfezionamento delle tecniche ed una riduzione dei costi, ma bisogna anche assicurarle una valida tutela dei suoi prodotti di qualità, nel confuso mercato oleario. E’ comunque emersa l’opportunità di continuare a sostenere la competitività dell’olivicoltura esistente, confermando la validità dei suoi attuali indirizzi basati sul pregio dei prodotti. Ma è stata evidenziata anche l’opportunità di stimolare e sostenere lo sviluppo di un ampio programma sperimentale e dimostrativo, con impianti di oliveti superintensivi nelle zone che si ritiene possano offrire condizioni idonee.

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