L'arca olearia
Un litro d'acqua per produrre un litro d'olio d'oliva, consumi sono troppo elevati
La Spagna vanta il primato dei frantoi a due fasi, rispetto al totale degli impianti attivi, eppure consuma enormi quantità di acqua. Ora la ricerca scientifica pone dei limiti che potrebbero anche diventare normativi
04 ottobre 2017 | T N
L'acqua sta diventando un bene sempre più prezioso, ancor più dell'energia e la filiera olivicolo-olearia ne consuma davvero troppa.
Non solo in campo, dove in stagioni siccitose, si può arrivare a consumi di 1500-1800 metri cubi di acqua irrigua all'ettaro (1,5-1,8 milioni di litri) per una produzione di 1000-1500 chili di olio, ovvero 10 litri di acqua per ogni chilo di olio.
Non si tratta, però, dell'unica acqua che viene utilizzata nella filiera olivicolo olearia. Vi è infatti anche quella in frantoio e chi ritenesse sia poca deve ricredersi visto che una stima dell'Istituto de la Grasa di Siviglia stima che proprio in Spagna si consumi un litro di acqua per ogni chilo di olio prodotto.
Si tratta di un valore apparentemente molto elevato se si considera che la Spagna, in percentuale, ha il più elevato numero di frantoi a due fasi che dovrebbero quindi consumare poca acqua di processo.
Come mai si consuma allora così tanta acqua?
Molto deriva da un uso poco appropriato dell'acqua in decanter e nella centrifuga verticale soprattutto, frutto della volontà di avere oli molto “puliti” per limitare poi il consumo di cartoni e/o sabbie inerti in fase di filtrazione.
E' María José Moyano, responsabile del frantoio dell'Istituto dei grassi a fornire qualche dato sulla quantità di acqua utilizzabile, nel peggiore e mel migliore dei casi in fase di molitura, sia per ragioni qualitative che economiche.
Se partiamo da olive di buona qualità e ben pulite, con un' umidità adeguata del 50%, non è necessario lavare o correggere l'umidità. In questo caso, i valori ideali per le diverse fasi sono: 0 L/kg nel processo di lavaggio; 0 L/kg nel decanter; tra lo 0 e il 10% nella centrifuga verticale, rispetto alla quantità di olio, a seconda del tipo di macchina, o il 2% rispetto al peso dell'oliva (supponendo un contenuto di olio del 20%), che significa un massimo di 0,02 L/kg. A questi si aggiungono circa 0,02 L/kg per la pulizia e la manutenzione delle macchine. In questa situazione si ha un consumo compreso tra 0,02 e 0,04 L/kg. Ovvero quel consumo di zero acqua promesso dall'impianto a due fasi,
Nel caso di abbiano olive sporche e tendenzialmente secche, le necessità si possono alzare fino a 0,28 e 0,30 L/kg.
I valori massimi dell'Isituto de la Grasa sono dunque, nelle peggiori condizioni, circa un terzo di quelli consumati dall'industria olearia iberica.
Non è escluso, in tempi in cui l'acqua sta diventando un bene sempre più prezioso, che si incentivi un uso responsabile dell'acqua durante la molitura fino ad arrivare a veri e propri limiti nell'utilizzo di questa risorsa, per evitare sprechi che possono danneggiare l'intera collettività.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
L’olivo e i suoi parenti selvatici: un viaggio tra tassonomia e storia naturale
L’olivo coltivato (Olea europaea subsp. europaea) è uno degli alberi più iconici del Mediterraneo, ma il suo “albero genealogico” include numerosi parenti selvatici distribuiti tra Africa, Asia e isole atlantiche
13 giugno 2026 | 10:00
L'arca olearia
La firma chimica dell'olio extravergine di oliva italiano svelata dalle tecniche analitiche avanzate
Un innovativo studio condotto dall’Università di Siena dimostra come la combinazione di analisi elementare e profilo metabolico possa migliorare l’accuratezza dei modelli di zonizzazione dell’olio extravergine di oliva italiano, superando le difficoltà legate alla debole correlazione diretta tra suolo e prodotto finito
12 giugno 2026 | 16:00
L'arca olearia
Mosca delle olive fuori stagione: l'importanza della dinamica di popolazione in primavera
Il ruolo cruciale della generazione primaverile della mosca dell'olivo. Il un cambio di paradigma: interventi mirati in inverno e primavera per ridurre drasticamente le infestazioni estive e autunnali, limitando l’uso di insetticidi e aumentando l’efficacia della lotta integrata
12 giugno 2026 | 15:00
L'arca olearia
Ondate di calore e siccità, ecco come cambia la fisiologia dell’olivo
L’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore rappresenta una delle principali sfide per l’olivicoltura mediterranea. Temperature superiori a 40 °C riducono significativamente la capacità fotosintetica dell’olivo, aggravando gli effetti della carenza idrica
12 giugno 2026 | 14:00
L'arca olearia
L’impronta fenolica dell’olio extravergine di oliva si decide nelle prime tre settimane dopo la fioritura
L’attività di due enzimi chiave determinano la quantità di tirosolo e idrossitirosolo che saranno presenti nell'oliva e, infine, nell’olio. Durante la successiva maturazione, questi geni si spengono e il patrimonio fenolico dell’olio è essenzialmente un “residuo” di quanto accumulato nei primissimi stadi di sviluppo della drupa.
12 giugno 2026 | 13:00
L'arca olearia
Monitoraggio rapido dell’adulterazione dell’olio extravergine di oliva con oli vegetali più economici
Analizzate miscele di olio extravergine di oliva con olio di soia, olio di girasole e olio di mais alle concentrazioni del 2%, 5% e 10%. I parametri chiave per il rilevamento dell’adulterazione nei valori di K268, nel contenuto fenolico totale e nell’attività antiossidante
12 giugno 2026 | 11:00