L'arca olearia
Sfruttare la tecnologia per migliorare i conti dei frantoi
Nel corso della due giorni dell'Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio a Spoleto molti spunti per comprendere il presente e il futuro della tecnologia olearia. Dal miglioramento della qualità, all'aumento dell'efficienza fino all'utilizzo dei sottoprodotti
21 aprile 2017 | R. T.
Per una maggiore competitività dell'olivocoltura italiana sui mercati europei ed internazionali sono fondamentali impianti estrattivi più tecnologici ed una maggiore efficienza estrattiva. Questi in sintesi i concetti espressi da ricercatori universitari, esperti, imprenditori e operatori del settore durante i due giorni (venerdì 7 e sabato 8 aprile) del convegno “Innovazione di processo e di prodotto nella filiera olivicolo-olearia Italiana”, organizzato per Olivolio dall’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio ed il Comune di Spoleto, che ha coinvolto oltre 180 persone tra ricercatori universitari, esperti, imprenditori e operatori del settore. Un confronto, uno scambio di informazioni e di soluzioni tecniche in grado di migliorare la qualità dell'olio extravergine e dei suoi derivati.
I temi trattati hanno evidenziato come la tecnologia olearia abbia fatto passi in avanti enormi negli ultimi anni, proponendo modelli estremamente flessibili e modulari, adatti ad ogni esigenza.
Oggi fare la qualità desiderata - intesa come caratteristiche organolettiche e concentrazione di composti bioattivi - non è più un miraggio, secondo quanto espresso dal Prof. Maurizio Servili ma una realtà consolidata, se si utilizzano bene le macchine. Dalla gestione del frangitore, allo scambio termico e condizionamento della pasta d'olive, fino all'estrazione. La prossima sfida sarà quella di migliorare e ottimizzare l'efficienza del frantoio, ovvero mantenere il livello di qualità raggiunto ma migliorando le rese di estrazione.
Coniugare qualità e quantità, utilizzando al massimo l'innovazione tecnologia.
Tra le proposte presentate l'impianto ad ultrasuono combinato con lo scambio termico testato in Puglia e presentato dalla dottoressa Maria Lisa Clodoveo del gruppo di ricerca dell'Università di Bari e del politecnico di Bari. Secondo i dati presentati, la tecnologia incrementa in maniera significativa la resa dell'olio e la qualità, intesa come aumento delle molecole polifenoliche.
Di particolare interesse anche le relazioni da Sonia Esposito, Agnese Taticchi e Marcello Mele. I sottoprodotti dell'industria olearia, acque di vegetazione e sanse, potrebbero diventare a tutti gli effetti dei co-prodotti per il frantoio se si aprissero delle filiere parlallele, come quella mangimistica zootecnica e quella degli additivi alimentari, che cominciassero a considerare vantaggioso, sotto il profilo qualitativo, l'utilizzo di tali prodotti. In particolare i fenoli contenuti nelle acque di vegetazione, una volta estratti con semplici tecnologie, possono essere utilizzati in varie filiere, come quella dei salumi, rappresentando degli ottimi conservanti naturali. Allo stesso modo è ormai noto che l'utilizzo di sanse denocciolate, sia pur con i limiti della stagionalità di lavoro dei frantoi, possono rappresentare degli ottimi alimenti zootecnici che possono incrementare la qualità delle carni e del latte prodotto da bestiame vaccino e ovicaprino.
Nel corso del convegno non sono mancate le prospettive future. All'orizzonte vi è il nuovo progetto europeo “Oleum”, coordinato dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari dell'Alma Mater di Bologna, per creare nuovi metodi in grado di garantire qualità e autenticità dei prodotti oleari, a partire dagli “extravergine”. Il progetto è iniziato a settembre e si occupa di sviluppare nuovi metodi di analisi, di migliorare quelli esistenti per l’individuazione delle frodi sull’olio di oliva. Negli ultimi anni le frodi e le sofisticazioni sono divenute sempre più raffinate e sono più difficilmente scopribili con i tradizionali metodi di indagine. Il progetto durerà quattro anni ed è coordinato dalla professoressa Tullia Gallina Toschi dell'Università di Bologna.
Di primaria importanza è stato il confronto tra i produttori. Alcuni produttori hanno illustrato i risultati ottenuti dalle loro aziende dopo aver apportato innovazioni tecnologiche estrattive. Nella maggior parte dei casi il risultato è stato quello di aver ottenuto una maggiore qualità del prodotto e quindi una maggiore competitività sui mercati europei ed internazionali. Alcuni imprenditori hanno parlato dell'importanza di fare rete ed unirsi per essere maggiormente incisivi. Tutti d'accordo sul fatto che la qualità del prodotto finale è il primo requisito per ottenere successo e competitività soprattutto sui mercati europei dove spiccano realtà importanti come la Spagna e altri Paesi.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
PAC e olivicoltura italiana, un aiuto che non aiuta tutti: ecco chi ci guadagna e chi ci perde
L’analisi condotta su dati FADN 2010-2022 rivela che il sostegno del secondo pilastro funziona solo per un terzo delle aziende. Quelle più fragili e marginali ottengono un vero vantaggio, mentre le imprese già competitive non traggono benefici significativi. Un campanello d’allarme
04 settembre 2026 | 16:00
L'arca olearia
Olio d’oliva di qualità superiore: la rivoluzione dell’hydrocooling nel pre-condizionamento delle olive
Un innovativo studio condotto in Toscana dimostra come il raffreddamento rapido delle olive appena raccolte possa migliorare significativamente il profilo aromatico e la qualità dell’olio extravergine, con benefici che si protraggono fino a un anno dopo la produzione
04 settembre 2026 | 15:00
L'arca olearia
L'inclinazione dei rami nell'olivo: come l'angolo di curvatura influenza produzione e qualità dell'olio
Gestione della chioma: gli effetti di diversi angoli di curvatura (60°, 90° e 110°) sulle risposte fisiologiche e metaboliche dell'olivo, con particolare attenzione alla varietà Frantoio. I risultati evidenziano come un'inclinazione di 90° favorisca il massimo accumulo di olio nei frutti, mentre angoli più accentuati (110°) aumentino la produzione complessiva ma richiedano attenzioni specifiche nella gestione nutrizionale
04 settembre 2026 | 14:00
L'arca olearia
Olio extravergine d'oliva, un giallo tutto italiano: tra panel test, multe milionarie e assoluzioni a sorpresa
La filiera dell'olio d'oliva, vanto del Made in Italy e pilastro dell’agroalimentare nazionale, è attraversata da una profonda dicotomia: un quadro normativo europeo tra i più avanzati al mondo e un’applicazione sul campo che sconta disomogeneità, incertezze interpretative e un’allarmante difformità di giudizio tra le autorità di controllo, l’Antitrust e la magistratura
04 settembre 2026 | 13:00
L'arca olearia
L'influenza del pH del suolo sulla risposta dell'olivo alla concimazione azotata
Il suolo alcalino, nonostante presentasse un contenuto di azoto totale più elevato, ha mostrato concentrazioni di azoto fogliare inferiori al range considerato ottimale per l'olivo. La mineralizzazione dell'azoto organico è ridotta e si verificano perdite per volatilizzazione dell'ammoniaca
04 settembre 2026 | 11:00
L'arca olearia
Potassio e zinco per via fogliare: la combinazione vincente per olive più grandi e produttive
Una sperimentazione condotta su piante di olivo quindicenni ha dimostrato che l'applicazione fogliare combinata di potassio e zinco, alle giuste dosi, può incrementare significativamente la produzione e migliorare la qualità delle olive, con un aumento della resa per pianta che supera il 50% rispetto ai testimoni non trattati
03 settembre 2026 | 15:00