L'arca olearia

Frantoi fai da te: attenti alle fregature

Un po' la crisi, un po' la voglia di tornare a produrre in proprio. Corsi per fare il pane in casa e non solo. Nascono anche aziende che propongono mini frantoi improbabili. Nessun rischio per la salute ma la probabilità di ottenere un olio d'oliva inservibile

21 settembre 2015 | R. T.

I piccoli frantoi hobbistici non sono una novità di mercato.

Qualche anno fa sono stati prodotti da diverse aziende. Macchine dal peso contenuto, non superiore ai 25-30 kg, facilmente riponibili in garage e completi di tutto. Un piccolo frangitore, una mini gramola e una centrifuga. Mini impianti oleari, con una capacità di lavoro di 10-20 kg/ora di olive, che avevano il difetto di costare un po' troppo per un semplice hobbista con qualche pianta in giardino. Pochi vollero investire qualche migliaio di euro per portarsi a casa un mini frantoio.

Non stiamo parlando dei frantoi aziendali, magari con capacità appena superiori, ma di veri e propri strumenti hobbistici, che avevano come target e riferimento le persone a cui piace far da sè. Che amano fare il pane in casa, così le passate e le confetture. Perchè non l'olio allora?

Il prezzo ha sempre impedito un vero successo di questi strumenti e così alcune aziende hanno deciso di puntare tutto su modelli molto più semplici, ma meglio sarebbe dire arcaici, da proporre a chi ha poche piante in giardino.

Si tratta di impianti composti da un piccolo frangitore e una pressa. Nelle foto un esempio di questi "nuovi" modelli di frantoi hobbistici.

Lo schema del processo estrattivo lo riporto come estratto dal sito del venditore:

- Il mini frantoio lavora 20kg/ora con cicli di 5 kg di carico ogni 15 minuti.
- il ciclo inizia con il lavaggio delle olive sciaquandole 2-3 volte con acqua fredda e un ultima volta con acqua tiepida (non superiore a 30 gradi).
- Si accende il mixer e si caricano le olive fino alla massima capienza (5 kg)
- Si lascia girare il mixer per 15 minuti e alla fine del ciclo tirando una semplice leva si lascia scaricare nel apposito contenitore la sansa.
- Si posiziona l’apposito contenitore con la sansa sotto la pressa e con pochi movimenti si otterrà la spremitura dell’olio.
- Tutto il liquido raccolto (olio e acqua) viene raccolto nel decantar dove per differenza di peso specifico si divide l’acqua più pesante dall’olio più leggero. Aprendo il rubinetto si scarica l’acqua in un secchio e quello che rimane è puro olio di oliva extra vergine di oliva bio.

Vediamo dunque di capire il funzionamento di questo attrezzo. Il frangitore dovrebbe anche fare da gramola, restando i 5 kg di olive per 15 minuti. Dalle specifiche del motore del "mixer" sappiamo che è 1200 W. Quanto verrà scaldata quella pasta? Si avrà l'effetto di coalescenza delle particelle d'olio?

Andiamo oltre.  La pressa è manuale, quindi la pressione esercitabile è veramente modesta. Le presse professionali raggiungono le 600 atmosfere di pressione. La dubbia frangitura, la scarsa gramolazione, unitamente a una bassa pressione fanno ritenere che la resa in olio, a meno di olive surmature, sia incredibilmente bassa.

La resa non è tutto. Vuoi mettere avere l'olio prodotto con le proprie mani?Già, ma quale olio?

Il decantar, da non confondere con il decanter (ovvero centrifuga orizzontale), è una semplice bacinella in cui le due fasi (acqua e olio) dovrebbero separarsi naturalmente, sulla base dei differenti pesi specifici. E' un processo che avviene davvero ma non in pochi minuti ma nel corso di ore, a volte giorni. Novelle, racconti tramandati dai secoli passati ci raccontano che la separazione, ovvero la presa dell'olio in superficie, veniva fatta anche cinque giorni dopo la separazione per pressatura.

Anche il "miracolo" avvenisse in pochi minuti, è chiaro che nell'olio ottenuto vi sarebbe una tale quantità d'acqua che tenderà a fermentare e inrancidire in brevissimo tempo.

Tanta fatica per un "puro olio extra vergine di oliva bio" come viene decantato dal produttore di questo attrezzo?

Innanzitutto sarebbe opportuno verificare se l'olio prodotto è davvero un extra vergine. Poi l'appellativo di "bio" è ad uso esclusivo dell'agricoltura organica, opportunamente certificata. Quanto al puro... riecheggia un po' troppo la moda americana del "pure olive oil" per un commento.

Prima di eccedere col fai da te, è bene essere edotti delle conseguenze.

 

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

NMR per caratterizzare sensorialmente l'olio di oliva

La spettroscopia NMR, combinata con algoritmi di machine learning, possa fungere da strumento predittivo ad alta efficienza per la caratterizzazione dell’olio di oliva. Un'innovazione concreta nei sistemi di controllo qualità

25 aprile 2026 | 11:00

L'arca olearia

Influenza di filtrazione ed esposizione alla luce sulla stabilità fenolica dell’olio extravergine di oliva

L’esposizione alla luce rappresenta il principale fattore di degradazione dei fenoli durante lo stoccaggio, mentre la filtrazione svolge un ruolo secondario ma comunque rilevante. Ecco i meccanismi chimici coinvolti e i dati quantitativi di degradazione

24 aprile 2026 | 16:00

L'arca olearia

Implicazioni fisiologiche e nutrizionali per l'olivo della carenza di boro nei suoli sabbiosi

Le interazioni tra pH, disponibilità nutrizionale e risposta fisiologica delle piante. Interventi agronomici non calibrati possano compromettere significativamente la produttività dell'olivo

24 aprile 2026 | 15:00

L'arca olearia

Cambiamenti compositivi di extravergini ottenuti da estrazione con foglie di olivo: l'effetto sullo stoccaggio

Nonostante i benefici compositivi, l’impiego intenzionale di foglie nella produzione di olio extravergine solleva questioni normative, in quanto la legislazione europea definisce tale prodotto come ottenuto esclusivamente da olive

24 aprile 2026 | 14:00

L'arca olearia

Controllo biologico del marciume radicale dell’olivo

Pythium schmitthenneri può provocare sintomi quali clorosi fogliare, defogliazione e necrosi radicale. Il biocontrollo mediante microrganismi antagonisti si configura come un approccio promettente.

24 aprile 2026 | 13:00

L'arca olearia

Infezione da Xylella fastidiosa su olivo: il modello eco-epidemiologico

Un nuovo modello del CNR simula accuratamente la progressione della malattia negli agroecosistemi olivicoli. I fattori climatici e ambientali influiscono, così come le preferenze del vettore. La gestione sostenibile di Xylella fastidiosa

24 aprile 2026 | 12:30