Anno 15 | 26 Settembre 2017 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Crescono i costi burocratici sulle rinnovabili arrivando al 10% per l'eolico

Le energie verdi sono un investimento dal ritorno altissimo. Il solo biogas potrebbe coprire il 10% dei consumi in Italia di gas, utilizzando 400.000 ettari di terreni e i residui delle biomasse

Le energie rinnovabili sono per l'Italia un investimento dal ritorno altissimo secondo il rapporto Irex 2013 di Althesys, presentato a Roma nella sede del Gse in occasione del convegno Nuove energie, nuova strategia. Le scelte economiche, le politiche e gli equilibri energetici. L'analisi costi-benefici, che parte dal 2008 e abbraccia uno scenario al 2030, mostra un saldo positivo compreso tra 18,7 e 49,2 miliardi di euro, ma è una stima al ribasso. Infatti, tale risultato sconta il minor valore che il mercato attribuisce al fattore ambientale: il prezzo degli Eua (European unit allowances, i titoli della CO2), ai quali è valorizzata la riduzione delle emissioni, è calato di oltre il 40% nel 2012. Malgrado ciò l'eco-beneficio resta elevato: nel 2030 le emissioni di gas serra evitate grazie alle fonti di energia pulita saranno tra 68 e 83 milioni di tonnellate, per un valore economico compreso tra i 2,9 e i 3,6 miliardi di euro. Gli investimenti nelle rinnovabili in Italia nel 2012 ammontano a 10,1 miliardi di euro: nell'ultimo anno sono state censite 217 operazioni per 7.729 megawatt di potenza installata. Una parte consistente degli investimenti rimane ancora vincolata all'interno della dimensione delle operazioni finanziarie, ma sono pur sempre 6,15 miliardi di euro quelli investiti per nuovi impianti, con effetti su indotto e occupazione valutati - a trend confermato - tra 45mila e 60mila occupati in più al 2030. Nonostante questi grandi successi, permangono ancora molte difficoltà da dover superare. Per le energie "green" si conferma la discesa dei costi tecnologici, ma non di quelli burocratici, che pesano notevolmente. Anche se, nell'analisi dei costi di produzione la tecnologia rappresenta ancora, insieme al capitale, la principale voce di costo (25,8-36%), contemporaneamente al calo di questa specifica componente cresce il peso di quella burocratica, che rappresenta in media il 9,4% per l'eolico e il 3,4% per il fotovoltaico, circa un punto in più dell'anno precedente. Nel convegno sono stati evidenziati anche altri due ostacoli che pesano sulla diffusione delle rinnovabili a livello internazionale, i notevoli contributi che si seguitano a versare ai produttori di combustibili fossili e le opposizioni delle comunità locali disinformate, specialmente verso gli impianti a biogas, che temono danni ambientali nei territori. Il presidente del CIB, Piero Gattoni, ha ricordato che il settore biogas potrebbe coprire il 10% dei consumi attuali in Italia di gas, utilizzando 400.000 ettari di terreni e i residui delle biomasse. L’industria italiana del settore che è la seconda in Europa dopo la Germania, potrebbe creare una filiera d’eccellenza nell’economia verde a livello mondiale, «grazie a una delle reti del gas più diffuse, un sistema di generazione elettrica tra i più moderni e il sesto posto nel mercato internazionale dell’autotrazione a metano». E' però indispensabile che il prossimo Governo assicuri norme chiare e stabili: sviluppo del biometano, investimenti pubblici per progetti di cooperazione tra centri di ricerca italiani ed europei, regole omogenee su tutto il territorio nazionale per l’utilizzo del digestato (il sottoprodotto della digestione anaerobica che degrada le biomasse), sono tutti aspetti ancora da definire.

di Marcello Ortenzi
pubblicato il 27 aprile 2013 in Strettamente Tecnico > Bio e Natura

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