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Le braccia a croce, il suo formidabile corpo si inabissava

In un intenso e struggente testo per il teatro, il poeta Maurizio Cucchi scava nella vita di Giovanna d'Arco - la donna, e non la strega - mentre avanza verso il sacrificio, tra le alte fiamme

Maurizio Cucchi

Il corpo era lassù,
era come planasse sulla folla.
Osservava le cime degli alberi, i campanili, il cielo,
sentiva il poco vento nella primavera.
Gridava, poi, nel soffoco, nel fumo:
“Erano vere, erano Dio,
le mie luci, le voci!”
I soldati ridevano.
Quelle lingue leccavano
i suoi piedi la camicia
salivano ai capelli.
Attorcigliata gli occhi rovesciati
la fiamma mangiava spalle e mani, le gambe…
la esponeva e la mangiava…
Cercava di chiudere sul petto
le braccia a croce,
ma le cadevano.
Si inabissava
tutto il suo corpo formidabile…
Però il suo cuore
era incombustibile…

Maurizio Cucchi



Testo tratto da: Maurizio Cucchi, Jeanne d’Arc e il suo doppio, Guanda, Milano 2008: link esterno

di L. C.
pubblicato il 21 febbraio 2009 in Pensieri e Parole > Massime e memorie

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