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L'extra vergine toscano è finito. Inizia la caccia alle scorte
10 febbraio 2015 | C. S.
La Toscana ha finito…l’olio. Incredibile ma vero. Nella terra simbolo dell’extravergine di qualità con 4 Dop e 1 Igp, 93mila ettari di oliveto, 15milioni di piante e 70mila imprese, le riserve potrebbero essere già finite tra sei mesi. Più o meno, ad occhio e croce, tra giungo e luglio. E’ quanto rivela Coldiretti Toscana sulla base della stima fornita da Unaprol-Consorzio Olivicolo Italiano secondo cui quest’anno ogni consumatore potrà contare solo su 3,25 litri di vero extra vergine italiano. Meno della metà del consumo pro-capite di olio extravergine stimato in 7 litri all’anno.
Colpa del crollo della produzione di olive in Toscana nell’ultima annata olivicola, una delle più disastrose che si ricordi, che ha ridotto la capacità di produzione di olio Made in Tuscany anche fino al 90% in molte aree della regione. Ma cosa accadrà quando le riserve di olio toscano saranno finite? A fornire una prospettiva è un sondaggio effettuato da Coldiretti che ha chiesto ai consumatori della nostra regione “cosa faranno” quando l’olio extravergine, quello insomma la cui provenienza è trasparente e garantita e che andiamo a comprare direttamente dal frantoiano di fiducia o all’azienda agricola, sarà introvabile. Poco più della meta (53%) ha confessato di avere attivato un piano di “approvvigionamento” speciale: farà la scorta per evitare di restare senza quando l’olio verde sarà sempre più una rarità anche sugli scaffali della distribuzione organizzata. Un toscano su quattro (25%) invece ne ridurrà il consumo centellinando alla goccia uno degli elementi base della dieta mediterranea, stile di vita alimentare sempre più a rischio a causa di un calo della produzione agroalimentare che ha toccato anche gli agrumi (-25%), il miele (50%), il pomodoro da conserva e le castagne. Il 16% dei consumatori continuerà a comprare olio, anche se sarà il frutto ultimo della miscelazione di olive straniere (comunitarie e non), mentre un 3% mangerà l’insalata scondita. Un 3% ripiegherà verso altre alternative vegetali come olio di sesami, lino o arachidi; solo 1% non comprerà olio. “Con il crollo dei raccolti aumenta il rischio di portare in tavola prodotti spacciati per Made in Italy ma provenienti dall'estero, spesso di bassa qualità; – analizza Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti Toscana - il consiglio è quello di verificare con attenzione l'origine in etichetta, almeno su quei prodotti come l'olio, il miele e gli agrumi freschi dove è in vigore l'obbligo di indicare la provenienza. Oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di campagna amica”. Ma anche cercare sulle confezioni il caratteristico logo (Dop/Igp) a cerchi concentrici blu e gialli con la scritta per esteso nella parte gialla “denominazione di origine protetta” o “indicazione geografica protetta”, mentre nella parte blu compaiono le stelline rappresentative dell'Unione Europea.
Con l’Expo2015 e la stagione disastrosa per molte produzioni molto importanti per la nostra economia agroalimentare, Coldiretti teme un’invasione di prodotti “tarocchi” dall’estero nel nostro paese per “compensare” il vuoto nel mercato. “E’ necessario combattere le frodi alimentari – prosegue Marcelli – ed intensificare i controlli a tutela e contrasto alle agromafie e ai reati agroalimentari”.
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