Turismo
Il Museo del Ruchè di Castagnole Monferrato per una fuga estiva
Il Museo è costituito da tre diverse sale che insieme raccontano la storia, i territori, e i protagonisti presenti e passati che hanno reso questo vino celebre a livello mondiale
22 luglio 2024 | C. S.
Il Museo del Ruchè a Castagnole Monferrato (AT) rappresenta la meta ideale per un fine settimana estivo, lontano dal caos delle grandi città. Ideato da Luca Ferraris, Vigneron del Monferrato a guida dell’omonima azienda, con il contributo di Regione Piemonte, il Museo si trova immerso nei vigneti che al suo interno racconta. Dedicato alla storia e alla conoscenza del Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG, si sviluppa attraverso un percorso multimediale ed esperienziale di approfondimento, tra passato e futuro. La sede è proprio la casa dove è iniziata la storia imprenditoriale della famiglia Ferraris.
Il Museo è costituito da tre diverse sale che insieme raccontano la storia, i territori, e i protagonisti presenti e passati che hanno reso questo vino celebre a livello mondiale. L’itinerario inizia con la narrazione storica: nella prima sala si parte dalla ricerca dell’oro in California - dove il bisnonno di Luca Ferraris trovò fortuna – fino ad arrivare ai documenti, strumenti di lavoro, e macchine agricole recuperati dalla famiglia. Si conclude con la figura di don Giacomo Cauda, che per primo, già negli anni ’60, credette nelle potenzialità dell’uva, recuperando gran parte dei vigneti da tempo abbandonati.
La seconda sala è un omaggio al Monferrato: foto e video abbracciano completamente il visitatore che compie l’esperienza di immersione nel territorio anche attraverso le postazioni olfattive dove si esplorano i profumi profondi del Ruchè. In questa sala il protagonista è Randall Grahm, enologo americano, pioniere dell’introduzione di alcune varietà di vite francesi in California, amico di lunga data di Luca Ferraris e antesignano sostenitore del Ruchè negli Stati Uniti già nel 2003.
Nella terza sala, il visitatore può immergersi nella storia moderna di Ferraris e del Ruchè, dalla “malora” ai successi di questo, con un docu-film che dà voce ai protagonisti storici e attuali. Ultima tappa della visita al Museo, l’Infernot la cui pietra, bianca arenaria qui nominata anche “da Cantoni”, permette la conservazione negli anni delle bottiglie grazie all’umidità e alla temperatura che mantiene costante.
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