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La Tunisia, potenza olearia da esportazione
La produttività risulta ancora bassissima con una media di 128 chili di olio ad ettaro, il 3% della superficie totale olivicola in superintensivo e il 6% in intensivo. Scarso il consumo interno, tanto che l'80% della produzione è destinata all'export
18 giugno 2019 | C. S.
L'olivicoltura fu introdotta in Tunisia con l'arrivo dei Cartaginesi e si espanse con i Romani. In epoca punica fu un grande paese esportatore, una strategia che mantiene ancora oggi, esportando circa l'80% della sua produzione.
La Tunisia occupa la quarta posizione rispetto alla superficie destinata agli oliveti all'interno dei paesi produttori. E' il secondo paese al mondo con più uliveti. Ha 1.843.250 ettari di oliveti (15,88% degli oliveti del mondo) distribuiti nel centro-nord del paese e lungo tutta la sua costa orientale, bagnata dal Mar Mediterraneo.
Per quanto riguarda la produttività, essa è ben al di sotto della media, in quanto i suoi appezzamenti producono 128 kg/ha di olio e 673 kg di olive/ha.
Questa coltura ha 485.066 proprietari di oliveti di 3,8 ha di superficie media, il 90,3% ha un sistema di coltivazione tradizionale con 1.664.470 ettari, il 6,44% intensivo e solo il 3,26% della superficie è coltivata con sistemi di impianto superintensivo.
Produce quasi un milione di tonnellate di olive all'anno, diventando così il quarto produttore di olio d'oliva e il quattordicesimo produttore di olive da tavola.
La Tunisia era già un buon produttore di olio d'oliva nell'epoca punica di Cartagine, V secolo a.C., le prime vestigia dell'olivo risalgono all'epoca dei Cartaginesi (Mohamed Hassine Fantar, 1987), questi e i Fenici furono responsabili dell'espansione in tutto il paese e del miglioramento delle tecniche di coltivazione e produzione, che poi i Romani avrebbero esteso ai territori da loro conquistati.
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