Italia

Gli agronomi tornano all’assalto: agrofarmaci solo con ricetta

La proposta? Agrofarmacie di campagna, unico luogo dove è possibile vendere gli agrofarmaci e dove, per poterli vendere, deve essere presente un consulente abilitato, con le necessarie competenze professionali,

01 maggio 2010 | T N

Non è un'idea nuova quella lanciata dagli agronomi e forestali italiani durante un recente convegno a Lanciano (CH).
L'agrofarmaco con ricetta fu una battaglia, vinta, in Sicilia, già qualche anno fa anche se mai si riuscì a portarla sul piano nazionale per le ovvie resistenze dei venditori di agrofarmaci, Consorzi agrari in testa.

Oggi il Conaf ha però un insolito ed insperato alleato nell'Unione europea che con la direttiva 128 del 24 novembre 2009 stringe le maglie sugli agrofarmaci e loro utilizzo.
Le linee guida nazionali sono in via di definizione proprio ora anchè perchè i piani di attuazione nazionali devono essere inviati alla Commissione Ue entro il 2012.

“Fondamentale – ha ricordato Coretti, consigliedere del Conaf delegato sulla materia – è produrre senza compromettere le risorse, non esiste per questo una soluzione tecnica universale, ma attraverso sistemi e tecniche differenti è possibile migliorare la sostenibilità”. Non si può insomma compromettere il raccolto bandendo del tutto l’utilizzo degli agrofarmaci. Sono indispensabili per proteggere le piante dalle malattie, ma devono essere utilizzati in modo intelligente e sostenibile. “Ci vuole allora – ha sottolineato Coretti – una strategia innovativa che sia economizzatrice degli agrofarmaci e che utilizzi prodotti alternativi, che deve essere attivata entro il 2014”.

Una soluzione pratica proposta dal Conaf sono le agrofarmacie di campagna: l’agrofarmacia è un concetto mutuato dalla farmacia tradizionale, ovvero l’unico luogo dove è possibile vendere gli agrofarmaci e dove, per poterli vendere, deve essere presente un consulente abilitato, con le necessarie competenze professionali, che prescriva una ricetta.

“Ma il processo decisionale che porta alla vendita dell’agrofarmaco – ha aggiunto Coretti – deve essere effettuato in campagna dopo un accurato sopralluogo del consulente, che, una volta valutata la patologia in atto e l’ambiente circostante, consiglia il miglior intervento di lotta, anche non chimico, e quindi ne prescrive, in “ultima ratio”, l’agrofarmaco migliore”.

La normativa attuale, infatti, regola sia l’impiego dell’agrofarmaco e sia la residualità. Il vantaggio per l’agricoltore è quello di avere la certezza che il suo prodotto sarà sicuramente vendibile sul mercato, sarà salubre per il consumatore e nel pieno rispetto dell’ambiente.

“Aumenta così la sicurezza alimentare per i consumatori – ha proseguito Mario Di Pardo, presidente dell’Ordine di Chieti -, in relazione all’impiego e residualità dell’alimento stesso. Sul mercato agrofarmaceutico sono presenti prodotti fitosanitari che hanno principi attivi che intervengono su alcune colture (esempio pero, melo e peperone) e prodotti che intervengono su altre (esempio vite, pomodoro, arancia, prezzemolo)”.

La direttiva richiede quindi un salto di qualità in termini di formazione e miglioramento delle capacità degli utilizzatori professionali (agricoltori) nelle scelte da compiere a livello di gestione ed organizzazione della propria azienda.

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