Italia

Ferito Silvio Berlusconi a Milano. Napolitano: spirale di violenza va fermata

13 dicembre 2009 | T N

Aggredito a Milano il premier Silvio Berlusconi, l'annunciata stagione di violenza preannunciata nei giorni scorsi ha avuto così inizio. Il Presidente del Consiglio è stato portato all’ospedale San Raffaele di Milano.
Già ieri, nel quarantennale della strage di piazza Fontana i primi segnali di odio, con la grande amarezza dei parenti delle vittime della strage, che non hanno potuto ricordare in modo dignitoso i propri cari.

Solidarietà è stata manifestata dal Capo dello Stato e anche dal Pd. Per Bersani si tratta di un "gesto inqualificabile, che va fermamente condannato", ma Di Pietro insiste e accusa: "Berlusconi è un istigatore".

Solidarietà anche dal mondo agricolo. “Esprimo vicinanza e amicizia al Presidente Berlusconi" fa sapere il ministro alla Politiche agricole Luca Zaia. "Sono preoccupato per la spirale d’odio che viene alimentata da chi oggettivamente sta fornendo copertura alla violenza e al clima intimidatorio che trova in questi episodi il coerente epilogo. E’ la prima volta nella storia Repubblicana, che un Presidente del Consiglio è fatto oggetto di questa violenza fisica. Si tratta del vile gesto di un infame.”

L'uomo che ha colpito Berlusconi ha 42 anni e si chiama Massimo Tartaglia. E' in cura da dieci anni per problemi mentali al Policlinico di Milano. Intanto si sono scatenati su Internet gli oppositori del Premier, incitando alla violenza e all'odio.


Aggiornamento del 14 dicembre. Entra in scena anche Rosy Bindi, del Pd, che avverte il Premier invitandolo a "non fare la vittima". Ormai non ci sono più freni inibitori. Intanto l'aggressore, rinchiuso nel carcere milanese di San Vittore, confessa di aver agito mosso da rancore.

Illuminante il pensiero del direttore del quotidiano "La Stampa" Mario Calabresi: "Il volto ferito e pieno di sangue di Silvio Berlusconi non può che lasciare sgomenti, non riesco ad immaginare una persona seria o che ami definirsi democratica e perbene che possa avere una reazione diversa.
Se invece la prima cosa che passa in testa è pensare che se la sia cercata o meritata, allora siamo entrati in uno spazio in cui la dialettica politica è degenerata (link esterno).

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