Italia

Le bollicine restano pilastro insostituibile della viticoltura nazionale

Non sono solo i dati economici, ancora positivi nonostante la crisi, a consacrare il settore. Palcoscenici e vetrine di livello internazionale fanno degli spumanti veri e propri ambasciatori d’Italia

13 giugno 2009 | Ernesto Vania

I dati economici del primo quadrimestre 2009 delle bollicine italiane segnano ancora un dato positivo di crescita sui mercati stranieri, soprattutto Usa e Regno Unito, controtendenza rispetto a tutti gli altri prodotti. Attualità e futuro del valore dei vini spumeggianti nazionali, sono stati i temi centrali del 4° Simposio.
In particolare è emerso che la spumantistica italiana deve dotarsi di una strategia complessiva e integrata per guardare al futuro con prospettive favorevoli. Margini di crescita in qualità e in consumatori nazionali e stranieri è ancora ampissima.

Michele Zanardo , vice presidente Comitato vini, nel portare i saluti del Ministro Luca Zaia, è preciso: ”La nuova Ocm parla di mercato e di liberalizzazione, molto meno di produzione e sempre meno di aiuti. Occorre essere vigili, ma dinamici”. Un messaggio ripreso e sottolineato in conclusione da Federico Castellucci, direttore dell’Organizzazione mondiale intergovernativa del vino di Parigi: “Il mercato degli spumanti italiani negli ultimi 5 anni si è consolidato in volumi e in valore, ma bisogna crescere in mercati nuovi e nei paesi nuovi consumatori con sistemi forti e semplici. Il consumatore mondiale ha sete di vini e gli spumanti rispondono ad attuali e moderne esigenze di consumo”.

Nella mattinata le numerose relazioni su viticoltura ed enologia delle principali Università hanno fatto il punto sulla qualità e sui percorsi ancora evolutivi della cura e gestione dei vigneti specializzati, dei vitigni, delle uve e dei vini con particolare riferimento alle esperienze Docg di Asti e Franciacorta, di Doc Trento e Prosecco. Le produzioni nazionali sono cresciute in qualità, ma sono oggi i dettagli tecnici che possono ancora migliorare.

”E’ necessario rispettare il ricco patrimonio italiano e le identità più affermate- ha concluso il patron del Forum Spumanti&Bollicine Giampietro Comolli - ma in una ottica strategica diversa a seconda del mercato e dei paesi esteri che reclamano messaggi chiari,precisi e semplici. Le identità di prodotto e di tipologia legate ad un territorio noto e ampio sono le prerogative in ordine di importanza che si devono attuare nel breve periodo. Prosecco Doc e Franciacorta Docg sono gli esempi da imitare in una logica nazionale. Troppi nomi e senza una forza specifica da dedicare in esclusiva per estero difficilmente si fa il salto di notorietà. Il futuro del vino italiano si gioca tutto sui mercati esteri e sui consumatori interessati, ma senza storia”.

Il palcoscenico di Venezia per le bollicine italiane
Come la moda ha puntato su estetica, colori, dettagli, accessori e emozioni trasmesse per consolidare il successo e lo sviluppo, così anche le bollicine italiane devono puntare alla immagine, grafica e presentazione per soddisfare le esigenze di gusto e di marketing del consumatore.
Topline è un successo fin dalla prima edizione: oltre 300 gli invitati presenti, 120 etichette di bollicine in degustazione, 20 sommeliers AIS capitanati dal presidente Dino Marchi al servizio.
Fra i tavoli e la Hall del Danieli notati anche ospiti della contemporanea inaugurazione della Biennale e di Punta della Dogana, il nuovo museo di François Pinault. Riva degli Schiavoni, ingresso del Premio Bollicine Topline, si è trasformata in passerella con Charles Ray scultore americano e Chu Yan, artista cinese presente alla Biennale, la regina Sonja di Norvegia e il suo seguito hanno spostato il via-vai nella sala degustazione del Danieli, lo sceicco Walid Juffali proprietario di palazzo Contarini Fasan sul Canal Grande, Agnes Varda pioniere della Nouvelle Vogue, Stella McCartney moglie del Beatles e Roberto D’Agostino, più noto come Dagospia.

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