Italia

Alle origini del patrimonio olivicolo toscano

Prende corpo il progetto di ricerca “Eleiva, oleum, olio”, coordinato dal dipartimento di Archeologia e Storia delle arti e dal dipartimento di Scienze ambientali dell’Università di Siena

22 novembre 2008 | T N

Capire quali sono le origini del patrimonio olivicolo toscano; dimostrare se esistono relazioni tra i siti archeologici e gli olivi secolari e gli olivastri presenti ancora oggi nelle loro vicinanze; definire, attraverso l’analisi delle forme di coltivazione dell'olivo, quale uso avesse l’olio presso le comunità etrusche.

Questi sono alcuni degli obiettivi del progetto dal titolo “Eleiva, oleum, olio”. Il progetto è coordinato dal dipartimento di Archeologia e Storia delle arti (insegnamento e laboratorio di etruscologia e antichità italiche - ILEAI) e dal dipartimento di Scienze ambientali dell’Università di Siena, ed è finanziato dall'Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione nel settore agricolo forestale della Regione Toscana (ARSIA), dalla Comunità montana Amiata -Val d'Orcia, dagli Olivicoltori Toscani Associati (OTA) e dall’Amministrazione provinciale di Siena.

Il progetto di ricerca si concentra nell'area geografica dell’Amiata - Val d’Orcia, un territorio che vanta una lunga tradizione olivicola, dal momento che mantiene un ecosistema in buono stato di conservazione, nel quale esistono ancora oggi piante secolari di olivo in prossimità di antichi siti produttivi romani, o addirittura intere aree coltivate ad olivo registrate in documenti d’archivio. Lo scopo primario della ricerca è quindi quello di verificare, tramite l'analisi del DNA di queste piante, la persistenza di varietà olivicole originali nel territorio in esame.

“Eleiva, oleum, olio” è un progetto multidisciplinare, che integra le conoscenze proprie dell’archeologia, delle scienze umane in generale, della botanica e della biologia molecolare. Attraverso le diverse fasi del progetto sarà possibile fare un censimento delle piante secolari, e di conseguenza incrementare la banca dati genetica delle varietà autoctone a rischio di estinzione, recuperando così una dimensione storica nello studio dell'olivo, rafforzandone i legami con il territorio d’origine e proponendo al tempo stesso forme di tutela e di valorizzazione della pianta e del paesaggio.

L’importanza del progetto risiede nella condivisione dei suoi obiettivi non soltanto da parte di enti e istituzioni pubbliche, ma anche da parte di soggetti appartenenti al mondo della produzione. Lo scopo ultimo della ricerca è infatti quello di integrare l'aspetto economico e di mercato con quello culturale proprio del territorio dell'Amiata - Val d’Orcia, valorizzandone al massimo le risorse e tutelandone le peculiarità.

Tra i soggetti che partecipano al progetto, firmato nel mese di ottobre scorso, figurano la Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana, la Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico ed etno-antropologico per le Province di Siena e Grosseto, il CNR-IVALSA di Sesto Fiorentino, l’Associazione culturale “Amiata storia e territorio”, il CNR-IGV di Perugia e il Laboratorio di Archeologia dei paesaggi e telerilevamento dell'Università di Siena.




Fonte: Camilla Magnelli


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