Italia

Una pioggia di 16 milioni di euro si abbatte sull'olivicoltura italiana

L'ennesima misura per il rilancio di un settore ormai alle corde ma con buone prospettive future. La gestione è affidata a Unaprol. Tutti scendono intanto per strada a festeggiare. Senza ombrello, non si sa mai

18 ottobre 2008 | T N

Ed ecco la notizia: il contratto di filiera di Unaprol-Consorzio olivicolo italiano entra nella fase operativa. Presso il ministero delle Politiche agricole ha avuto corpo l'intesa. Con un chiaro obiettivo: il rafforzamento dell'olivicoltura di qualità nel nostro Paese. Una storia antica ma sempre utile per risollevare un settore dalle grandi potenzialità ma dal respiro corto; oppure, se vogliamo: un settore che può avere dalla sua un ruolo di primo piano, ma che dovrà vedersela con Paesi concorrenti più motivati, ma soprattutto con una struttura operativa meno anchilosata.

Siamo forse critici? Nooo! Perché mai?
Si sono sprecate forse delle ingenti risorse finora? Nooo!
A parte qualche sorriso che spunta spontaneo, visto anche il passato a tutti noto (dove, come sappiamo, i soldi non sono mai mancati, ma piuttosto sono stati i risultati a essere latitanti), ora per la fortuna di tutti (?) il contratto in questione attiverà risorse per 16 milioni di euro, mettendo a disposizione delle aziende socie del consorzio olivicolo italiano una serie di finanziamenti agevolati per organizzare servizi reali alle imprese.

Tra questi servizi reali si elencano i seguenti: certificazione della qualità, tracciabilità del prodotto, certificazione della coltivazione biologica delle olive. Ma poi anche: corsi per la formazione del personale, azioni di valorizzazione e promozione dell'olio extra vergine di oliva sui mercati nazionali ed esteri.

Bene, c'è da augurarsi che questa pioggia di denaro scivoli bene e vada in fondo fino alle radici, senza nulla trascurare. Il comparto attende. E vorrebbe che non si ripetessero gli errori del passato.

Il progetto vede il coinvolgemento diretto della struttura di Unaprol, unitamente a quattordici grandi aziende olivicole, "rappresentative - si legge - della produzione di qualità e della trasformazione del prodotto made in Italy. Aziende dislocate tra Puglia, Lazio, Umbria e Toscana.

"Un segnale importate che giunge a poche settimane dall'avvio di una campagna olivicola che si preannuncia buona in termini di qualità e generosa per quantità", aveva dichiarato nei giorni scorsi il presidente di Unaprol Massimo Gargano. Da quest'anno l- si legge - e imprese "possono contare sullo strumento normativo dell'indicazione di origine obbligatoria in etichetta".
Nostro commento: certo, si strappano le vesti dalla felicità, le aziende. Più le conosci e più ti rendi conto che questi olivicoltori non speravano altro che in un nuovo obbligo e nuove imposizioni burocratiche, altro che. Evviva l'Italia. Tutti sotto la pioggia, ma non è Antonello Venditti questa volta a cantare. E' l'Unaprol.

Siamo stati forse un po' sopra le righe?

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