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Domus Olear∑, a Gubbio l’archivio vivente della biodiversità mondiale dell’olivo

Domus Olear∑, a Gubbio l’archivio vivente della biodiversità mondiale dell’olivo

Oltre 10.000 genotipi analizzati, più di 3.000 profili geneticamente distinti e oltre 800 accessioni già rappresentate a Montelovesco: la nuova collezione del CNR-IBBR nasce come laboratorio per studiare adattamento climatico, malattie e futuro miglioramento genetico dell’olivo

01 ottobre 2026 | 11:00 | C. S.

Non è soltanto un nuovo oliveto sperimentale. A Montelovesco, sulle colline di Gubbio, prende forma un vero e proprio archivio vivente della biodiversità olivicola mondiale. Si chiama Domus Olear∑ ed è il risultato del lavoro del CNR-IBBR di Perugia e dell’Azienda Agricola Di Murro. La collezione è stata inaugurata il 18 settembre, trasformando in patrimonio vegetale una parte delle conoscenze accumulate negli ultimi decenni sulla genetica dell’olivo.

Il progetto nasce da una grande banca dati molecolare. Nell’ambito del progetto OMIBREED, i ricercatori hanno analizzato oltre 10.000 genotipi provenienti dai Paesi olivicoli, riuscendo a distinguere più di 3.000 profili geneticamente unici appartenenti a 32 nazioni. A Montelovesco sono state finora messe a dimora 454 cultivar geneticamente distinte, provenienti da 27 Paesi, alle quali si aggiungono oltre 400 accessioni di olivo selvatico e sottospecie. Il patrimonio complessivo supera quindi le 800 accessioni geneticamente uniche.

Dalla banca dati al campo

Il passaggio dalla sequenza del DNA alla pianta rappresenta uno degli elementi più interessanti dell'iniziativa. Una collezione genetica non è infatti soltanto un catalogo di nomi: conservare accessioni diverse significa mantenere disponibili caratteristiche che possono rivelarsi decisive per l'agricoltura del futuro.

La caratterizzazione molecolare ha permesso inoltre di fare ordine nella complessa nomenclatura dell'olivo, dove la stessa varietà può essere conosciuta con nomi differenti e, al contrario, cultivar diverse possono condividere la stessa denominazione. Il caso del Frantoio è emblematico: le analisi condotte dal gruppo di ricerca hanno evidenziato numerosi sinonimi geneticamente riconducibili allo stesso genotipo.

La responsabilità scientifica della Domus Olear∑ è affidata a Soraya Mousavi, mentre il coordinamento tecnico è di Roberto Mariotti. Il lavoro si è sviluppato anche attraverso i progetti REACH-XY e Bexyl, oltre a numerose collaborazioni con istituzioni pubbliche e private.

Un esperimento naturale sul cambiamento climatico

La vera peculiarità della collezione è però la possibilità di mettere a confronto materiali genetici provenienti da ambienti molto differenti all'interno delle stesse condizioni pedoclimatiche.

Le piante potranno essere osservate nella loro risposta a siccità, temperature elevate, patogeni e altri stress biotici e abiotici. È un approccio particolarmente rilevante per l'olivicoltura mediterranea, chiamata a confrontarsi con condizioni climatiche sempre più variabili.

L'International Olive Council considera proprio le banche del germoplasma strumenti essenziali per conservare la biodiversità, autenticare le cultivar e individuare caratteristiche utili alla resistenza alle malattie e all'adattamento climatico. La rete internazionale comprende collezioni di riferimento come Córdoba, Marrakech e Izmir.

In questo quadro, Domus Olear∑ non ha soltanto una funzione conservativa. Può diventare una piattaforma per il breeding, la selezione di nuovi materiali genetici e, in prospettiva, programmi di miglioramento genetico ed editing genomico. La disponibilità di piante geneticamente identificate consente infatti di collegare con maggiore precisione il patrimonio genetico alle caratteristiche agronomiche e qualitative osservate in campo.

Dalla biodiversità alla qualità dell’olio

La genetica non riguarda soltanto la sopravvivenza dell'olivo agli stress. Le diverse accessioni rappresentano anche un patrimonio di caratteristiche potenzialmente legate alla composizione dell'olio, ai metaboliti secondari, alla produttività, all'epoca di maturazione e alla risposta alle condizioni ambientali.

Per l'industria dell'extravergine questo significa poter studiare la relazione fra genotipo, ambiente e caratteristiche qualitative. La collezione potrà quindi fornire materiale e informazioni per individuare combinazioni genetiche interessanti non soltanto sotto il profilo della resistenza, ma anche per la produzione di oli con specifici profili chimici e sensoriali.

La FAO, nel quadro del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche, sottolinea del resto l'importanza della caratterizzazione standardizzata delle risorse genetiche per identificare i tratti utili alla conservazione e ai programmi di miglioramento varietale, soprattutto in uno scenario di cambiamento climatico.

Un nuovo nodo della rete internazionale

Domus Olear∑ è stata identificata dalla FAO con il codice ITA481 e si inserisce così nel sistema internazionale delle risorse genetiche dell'olivo. Il progetto è destinato a dialogare con le principali collezioni italiane e internazionali, comprese quelle di Follonica, le strutture CNR di Lugnano in Teverina e Assisi, il CREA-OFA e le banche mondiali di Córdoba, Marrakech e Izmir.

Il contesto internazionale rende evidente la portata strategica dell'iniziativa. Nel 2024 la FAO ha collocato la banca mondiale del germoplasma di Córdoba, con oltre 1.200 varietà provenienti da 29 Paesi, nell'ambito del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche. L'obiettivo è rendere la diversità genetica una risorsa accessibile alla ricerca e all'innovazione agricola.

L'Italia dispone già di importanti collezioni: nel 2023 il Consiglio Oleicolo Internazionale ha riconosciuto quella CREA di Mirto Crosia e Rende, in Calabria, composta da circa 600 varietà. La Domus Olear∑ si colloca dunque in un sistema nel quale conservazione, autenticazione genetica e ricerca applicata sono sempre più strettamente collegate.

Dieci ettari per ricerca e divulgazione

La collezione di Montelovesco si estende su circa dieci ettari messi a disposizione dall'Azienda Agricola Di Murro. Le piante sono distribuite in blocchi sperimentali e replicate secondo criteri statistici, così da consentire nel tempo confronti scientificamente attendibili. Una parte dell'area ha invece una funzione didattica e dimostrativa.

Il progetto guarda infatti anche fuori dai laboratori. Sono previste attività rivolte a scuole, università, olivicoltori, tecnici e visitatori, con l'intento di trasformare la collezione in un luogo nel quale raccontare l'evoluzione dell'olivo, la sua diversità genetica e il rapporto fra varietà e ambiente.

Il simbolo ∑ del nome assume così un significato concreto: una sommatoria destinata a crescere. La Domus Olear∑ non nasce come collezione conclusa, ma come infrastruttura aperta all'ingresso di nuove accessioni, purché geneticamente caratterizzate e introdotte nel rispetto delle procedure fitosanitarie.

A Gubbio, dunque, non si stanno semplicemente piantando olivi provenienti da tutto il mondo. Si sta costruendo una biblioteca genetica a cielo aperto, nella quale ogni pianta rappresenta una diversa informazione biologica. Una riserva di diversità che oggi serve a conservare il passato dell'olivicoltura, ma che potrebbe diventare uno degli strumenti per progettare quella del futuro.

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