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Imperiese, oliveti carichi: dopo il crollo del 2025 si spera nella riscossa

Imperiese, oliveti carichi: dopo il crollo del 2025 si spera nella riscossa

Le piante di olivo dell’Imperiese, dalla costa all’entroterra fino alle zone montane, si presentano quest’anno particolarmente cariche di frutti e fanno sperare in una campagna nettamente migliore rispetto a quella del 2025. Grandine, clima e mosca olearia restano però le principali incognite

02 settembre 2026 | 09:00 | C. S.

Le premesse per la prossima annata olivicola nell’Imperiese sono positive, ma per trasformare l’ottimismo in una previsione concreta bisognerà attendere ancora qualche settimana. Gli oliveti del territorio mostrano infatti una buona carica produttiva, con piante ricche di olive sia lungo la costa sia nelle aree interne e persino in montagna.

A fare il punto è Franco Boeri, del Frantoio di Badalucco, che invita tuttavia alla prudenza. «Le prospettive sono di una buona annata, di carica, come si dice, ma bisogna ancora aspettare. Come dicevano i vecchi, finché l’olio non è nella botte non si può dire niente».

Il confronto con la scorsa stagione è particolarmente significativo. Il 2025 era stato infatti caratterizzato da una produzione estremamente scarsa, con raccolti ridotti a circa il 20-30% del potenziale e una perdita complessiva stimata intorno al 70% rispetto alla norma. Quest’anno, al contrario, gli alberi appaiono decisamente più produttivi e anche gli olivi non coltivati mostrano una consistente presenza di frutti.

L’obiettivo è quindi tornare a una produzione importante, anche se probabilmente senza raggiungere i livelli eccezionali di due anni fa, quando nell’Imperiese si era registrata una quantità di olive che non si vedeva da moltissimo tempo.

Grandine e mosca olearia, le incognite

Il potenziale produttivo dovrà però fare i conti con le condizioni meteorologiche delle prossime settimane. La recente grandinata che ha interessato alcune zone dell’Imperiese e dell’entroterra avrebbe già provocato danni significativi in determinate aree, con perdite stimate intorno al 30% del raccolto.

A preoccupare è inoltre la possibile evoluzione della mosca olearia. Le temperature molto elevate dell’estate hanno finora contribuito a contenere la presenza dell’insetto, ma un cambiamento delle condizioni climatiche nel mese di settembre potrebbe favorirne la diffusione e provocare ulteriori perdite di olive.

Per questo motivo settembre rappresenterà il vero banco di prova della campagna. Se gli oliveti riusciranno a superare indenni le prossime settimane, le possibilità di una buona annata aumenteranno sensibilmente.

«Se passa questo mese, dovremmo andare più tranquilli e avere una stima effettivamente più precisa di quello che sarà l’annata. Se si supera settembre, dovrebbe comunque essere una stagione positiva», sottolinea Boeri.

I primi frantoi al lavoro a ottobre

Una prima valutazione concreta arriverà con l’avvio della raccolta e l’apertura dei frantoi. I primi impianti dell’Imperiese dovrebbero iniziare a lavorare già all’inizio di ottobre. Sarà allora possibile verificare non soltanto la quantità effettiva di olive disponibili, ma anche le caratteristiche qualitative e le rese in olio.

Il quadro attuale, comunque, lascia spazio all’ottimismo. Dopo una campagna 2025 particolarmente difficile, una produzione più consistente potrebbe rappresentare un’importante opportunità di recupero per le aziende olivicole e per il sistema della trasformazione locale.

Coldiretti: «Le aziende hanno bisogno di una buona stagione»

La prudenza viene condivisa anche da Gianluca Boeri, presidente locale di Coldiretti, che sottolinea quanto sia ancora prematuro considerare acquisito il risultato.

«Siamo tutti con le dita incrociate, sperando che non ci siano nuovi avvicendamenti climatici, che potrebbero influire sulla raccolta», afferma.

Anche secondo Coldiretti la mosca olearia sarà uno degli elementi da tenere sotto stretta osservazione. «Negli ultimi anni, soprattutto la mosca olearia, che fino adesso è stata tenuta a freno in maniera molto efficace dalle altissime temperature che abbiamo avuto, magari nel mese di settembre potrebbe uscire e andare a ridurre la quantità di olive sulle piante».

Le aspettative restano comunque elevate. «Per quanto si può dire attualmente, rimaniamo fiduciosi e speriamo che sia un’ottima stagione», spiega Boeri, ricordando le difficoltà affrontate dalle imprese dopo il crollo produttivo dello scorso anno.

«Le aziende ne hanno assolutamente bisogno», aggiunge, sottolineando come la precedente stagione abbia determinato cali produttivi «dal 70 all’80 per cento» e messo in seria difficoltà molte realtà del territorio.

Il verdetto, dunque, arriverà soltanto nelle prossime settimane. Gli oliveti dell’Imperiese partono quest’anno con una dotazione di frutti decisamente superiore a quella del 2025, ma tra la carica attuale e l’olio effettivamente prodotto resta ancora un passaggio fondamentale: superare senza danni il mese di settembre.

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