Italia
Reazioni non sempre sensate a proposito della recente truffa ai danni dell’olio d’oliva
Vi sono commenti disperati, accorati appelli e osservazioni distaccate e istituzionali. Di tutto un po’, anche posizioni propagandistiche e assai poco logiche
26 aprile 2008 | T N
Qualche giorno fa i Nas dei Carabinieri hanno sequestrato 25.000 litri di falso olio extra vergine dâoliva.
Si trattava in realtà di olio di semi mascherato con un poâ di clorofilla.
39 sono state le persone arrestate, 7 gli stabilimenti oleari chiusi e sotto sequestro.
Questa organizzazione aveva sede in provincia di Foggia.
Sinceramente pensavamo che queste sofisticazioni âfai da teâ fossero ormai storia del passato, ma probabilmente lâattuale crisi economica, con la conseguente maggiore richiesta di prodotti a basso costo da parte dei consumatori, hanno riacutizzato un problema che, sebbene mai debellato, era stato certamente ridimensionato.
I nostri più vivi complimenti ai Nas per il loro lavoro e la loro vigilanza.
Consideriamo la scoperta di tale truffa un danno dâimmagine per il settore ma anche unâopportunità per fare della corretta informazione. Eâ infatti necessario che il consumatore cominci a discernere, imparando a diffidare di prezzi troppo allettanti, di proposte poco trasparenti. Se olivicoltori e frantoiani onesti sapranno fare della buona comunicazione sicuramente ne trarranno vantaggio.
Fin qui la nostra opinione, ora lasciamo spazio agli altri protagonisti del comparto.
âPagano â ha dichiarato il vice presidente dellâAssociazione Nazionale âCittà dellâOlioâ Domenico De Nigris - i produttori onesti le ripercussioni sullâimmissione sul mercato di olio dâoliva contraffatto. Necessario fare fronte comune tra mondo produttivo, istituzioni ed organizzazioni del settore. Siamo ancora una volta a ringraziare i Carabinieri e tutte le Forze dellâOrdine, che con sacrificio e abnegazione riescono a mettere fine a queste malavitose azioni fraudolente ma nel contempo siamo a lanciare un accorato appello affinché mondo produttivo, organizzazioni del settore ed istituzioni, a tutti i livelli cooperino per smascherare altre possibili speculazioni e azioni fraudolente messe in atto in questo nostro settore olivicolo.â
âQueste speculazioni â ha sottolineato il Coordinatore regionale per la Puglia dellâAssociazione Città dellâOlio, Massimo Greco- mettono in ginocchio il nostro sistema produttivo, fatto per lo più da associazioni di produttori che aspettano di molire il loro prodotto e di raccogliere quindi il lavoro di un anno di fatica. Purtroppo oggi assistiamo a frantoi, a cooperative ad organizzazioni di produttori che non riescono ad avere sbocchi produttivi sufficienti, proprio a causa di una concorrenza sleale e truffaldina, che immette a prezzi stracciati prodotto sofisticato ed adulterato.â.
Tolleranza zero, ma niente allarmismi e criminalizzazioni. Davanti a questo nuovo scandalo, bisogna â ha evidenziato la Cia - agire con la massima fermezza e con grande rigore. Primo di tutto occorre dare atto ai Nas di aver svolto unâimportante operazione contro delinquenti che, con il loro operato, non solo mettono a repentaglio la salute pubblica, ma danneggiano il lavoro di tantissimi onesti produttori olivicoli che sono la stragrande maggioranza. Non possono essere solo singoli e, peraltro, circoscritti episodi, che vanno, comunque, perseguiti con decisione, ad incrinare lâimmagine del nostro olio sia a livello nazionale che mondiale. Serve, dunque, severità nei controlli, che vanno intensificati, ma anche senso di responsabilità nei confronti di migliaia di produttori che operano nel rispetto delle regole e hanno investito per valorizzare sempre più la qualità .
Fin qui reazioni assennate e più o meno accalorate.
Da ora in poiâ¦
I sequestri di falso olio extravergine effettuati dai Nas confermano la validità della scelta fatta dall'Italia con l'introduzione dell'obbligo di indicare la provenienza delle olive in etichetta che occorre far rispettare con decisione per evitare che quasi Ia metà dell'olio venduto sul territorio nazionale sia spacciato come Made in Italy, anche se spremuto da olive spagnole, greche e tunisine. E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente l'operazione dei carabinieri dei Nas che ha smascherato un traffico criminale dedito alla produzione e distribuzione nazionale ed internazionale di olio extravergine sofisticato e contraffatto. L'operazione dei Nas conferma l'importanza di estendere i controlli sull'attuazione al decreto nazionale che prevede l'obbligo di indicare la provenienza delle olive in etichetta, a partire dal 17 gennaio 2008. L 'obbligo di indicare l'origine delle olive impiegate in etichetta previsto dal decreto è un contributo alla trasparenza se si considera che si è verificato nel 2007 un aumento record di oltre il 12% degli arrivi di olio di oliva estero proveniente soprattutto da Spagna, Tunisia e Grecia, secondo i dati Istat dei primi nove mesi, mentre la produzione nazionale è stimata in calo del 15 per cento rispetto all'anno precedente su valori di poco superiori ai 5 milioni di quintali, secondo le stime della Coldiretti.
"L'etichettatura obbligatoria dell'origine dell'olio extra vergine di oliva, in vigore dal 17 gennaio scorso, serve per difendere il vero made in Italy dalle azioni fraudolente poste in essere da una minoranza di criminali che mette a rischio la salute dei consumatori e l'immagine ed il valore di uno dei settori trainanti della nostra economia agroalimentare". Massimo Gargano presidente di Unaprol - consorzio olivicolo italiano plaude all'iniziativa dei Carabinieri dei Nas "Sono sempre più convinto che la norma italiana sulla obbligatorietà nell'etichetta servirà a migliorare l'impianto delle norme Ue e a modificare gli stessi orientamenti comunitari in materia di indicazione di origine obbligatoria di tutti gli alimenti. I controlli effettuati ed i risultati fin qui raggiunti - ha aggiunto - ci dicono che siamo sulla strada giusta. L'Europa - ha poi concluso Gargano - deve prendere coscienza che dove c'è una regolamentazione che origina confusione, lì si sviluppano anche interessi criminosi a danno dei consumatori che vanno tutelati in merito all'origine degli alimenti. Serve - ha terminato Gargano - una legislazione Ue che non consenta più zone d'ombra sul tema dell'etichettatura obbligatoria e che valorizzi prodotti e territori come elementi di sicurezza alimentare e di competitività sui mercati che affondano le proprie radici e la propria forza economica nell'identità territoriale".
Perché fare propaganda in un momento simile? Le dichiarazioni fotocopia della Coldiretti e dellâUnaprol sono realmente contorte e inafferrabili.
Quasi che i truffatori, che volevano spacciare olio di semi per extra vergine, si sarebbero fermati di fronte alla legislazione sullâetichettatura dâorigine. Chi, oggi, rischia la galera per attentato alla salute pubblica e frode in commercio si sarebbe davvero spaventato per qualche migliaio di euro di multa per violazione del decreto ministeriale sullâetichettatura dâorigine obbligatoria?
Eâ evidente, anche a un bambino, che occorre tenere ben distinte le sofisticazioni (miscele di oli di semi con olio di oliva, olio deodorato, deacidificato e simili) dalle truffe relative allâorigine a alla tracciabilità del prodotto.
Strumentalizzare la scoperta di una truffa ai danni dellâolio extra vergine dâoliva per propagandare propri ideali e principi che nulla hanno a che fare con la vicenda è ben poco comprensibile e assai meno onorevole.
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