Italia
Delusione olivicola nel Nord Est: nel 2025 pesa l’alternanza e l’attacco della mosca
La riduzione produttiva del 2025 appare particolarmente marcata se si considera che l’andamento stagionale è stato complessivamente favorevole. A pesare in modo determinante è stata la pressione della mosca dell’olivo
27 gennaio 2026 | 09:00 | C. S.
Dopo l’annata eccezionale del 2024, l’olivicoltura dell’Alto Garda trentino fa i conti con un brusco ridimensionamento della produzione. Il raccolto 2025 si è infatti fermato a 793 tonnellate di olive, con una produzione di olio pari a circa 99 tonnellate, segnando un calo significativo rispetto all’anno precedente, quando erano state raccolte 2.845 tonnellate di olive, seppur con una resa in olio contenuta (11%).
Il dato era in parte atteso. L’alternanza di produzione, fenomeno fisiologico dell’olivo, ha interessato negli ultimi anni non solo il Trentino, ma l’intero areale olivicolo del Nord Italia e della Slovenia. Tuttavia, la riduzione produttiva del 2025 appare particolarmente marcata se si considera che l’andamento stagionale è stato complessivamente favorevole.
Durante la primavera non si sono registrate gelate tardive, la fioritura è risultata discreta e lo sviluppo delle drupe non ha evidenziato criticità rilevanti. Nonostante ciò, la produzione finale è stata bassa, a causa di una combinazione di fattori che hanno inciso negativamente sulla resa complessiva.
A pesare in modo determinante è stata soprattutto la pressione della mosca dell’olivo (Bactrocera oleae), principale avversità della coltura. L’andamento climatico dei mesi estivi e autunnali, caratterizzato da temperature moderate e piogge ben distribuite, ha creato condizioni ideali non solo per la crescita delle piante, ma anche per la proliferazione dell’insetto.
Negli ultimi anni, infatti, si osserva un aumento della presenza primaverile della mosca olearia, un fenomeno sempre più ricorrente e riconducibile agli effetti del cambiamento climatico. Gli inverni più miti favoriscono la sopravvivenza degli adulti svernanti, che non vengono più naturalmente eliminati dalle basse temperature. A ciò si aggiunge la presenza, in primavera, di olive dell’annata precedente ancora sulle piante, che fungono da serbatoio di infestazione e facilitano l’avvio precoce delle generazioni estive.
L’olivicoltura trentina si estende su circa 500 ettari e rappresenta la terza coltura arborea della provincia dopo melo e vite. Si tratta tuttavia di un comparto caratterizzato da aziende di piccole dimensioni, con oliveti che mediamente non superano i 3.000 metri quadrati, una frammentazione che rende più complessa la gestione coordinata delle problematiche fitosanitarie.
In questo scenario, la cattura massale della mosca dell’olivo si conferma una delle strategie più efficaci e sostenibili per il contenimento dell’infestazione. La tecnica prevede l’installazione in oliveto di trappole specifiche in grado di attirare e neutralizzare gli adulti e deve essere applicata già a partire dal mese di marzo.
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