Italia

Etichettatura d’origine. Non confondere trasparenza con valorizzazione

Anche Gargano, Presidente Unaprol, incappa nell’errore di considerare l’etichettatura d’origine obbligatoria come mezzo atto a garantire adeguata remunerazione ai produttori. Un’imperdonabile leggerezza

01 marzo 2008 | T N

L’Unaprol, qualche giorno fa, ha diramato il seguente comunicato stampa.
Una nota che contiene alcune inesattezze ma soprattutto una visione della realtà del mercato dell’olio troppo semplicistica.

Troppi prestigiatori! Quest'anno c'è poco olio extra vergine di oliva italiano in giro. Nonostante ciò il prezzo dell'autentico prodotto 100% made in Italy continua a scendere e, secondo le ultime rilevazioni Ismea, cresce più all'estero che in Italia dove si registra una vivacità delle quotazioni per gli oli raffinati e di semi.
“I conti non tornano per produttori, consumatori e l'industria seria di questo settore” denuncia Massimo Gargano presidente di Unaprol, consorzio olivicolo italiano, che torna a lanciare l'allarme sull'abuso del made in Italy dell'olio extra vergine di oliva.
“Nessuno ci garantisce - afferma - che il prodotto di altra origine e dubbia qualità non finisca per essere spacciato in Italia e sui mercati esteri, come spesso avviene, come made in Italy”.
L'Italia produce mediamente poco più 600 mila tonnellate all'anno di olio di oliva, e quest'anno meno del solito, e per soddisfare la sola domanda interna importa fino a 550 mila tonnellate all'anno di prodotto; parte del quale viene poi esportato in tutto il mondo e commercializzato anche nel nostro Paese come prodotto made in Italy.
“C'è ancora troppa confusione e i consumatori sono sempre più disorientati” riferisce Gargano, che aggiunge “i controlli vanno intensificati perchè le nuove norme sull'etichettatura obbligatoria siano un deterrente per scongiurare il pericolo di contraffazione e di abuso del made in Italy sia in Italia che all'estero”.


La necessità di sintesi giornalistica, spesso, procura l’occasione per qualche gaffe. Stavolta è toccata al Presidente Gargano. Si tratta di un preoccupante scivolone per un rappresentante del mondo della produzione che dovrebbe essere il primo a fare chiarezza.

Le nuove norme sull’etichettatura obbligatoria, il cosiddetto decreto De Castro, valgono unicamente per l’Italia e quindi non sono affatto utili, purtroppo, a scongiurare il rischio contraffazione del nostro olio all’estero.
All’interno dell’Ue sono tutelati i marchi Dop e Igp, anche se a vigilare sulle contraffazioni di marchi Dop non sono le autorità della nazione in cui viene commercializzato il prodotto ma quelle di origine. Ovvero sono le autorità italiane a dover vigilare che in Germania, in Francia e altrove all’interno dell’Ue non vengano commercializzati falsi Dop e Igp. Un paradosso che merita una forte battaglia a Bruxelles. Teatro Naturale, sin d’ora, dichiara che sosterrà una simile campagne e i suoi protagonisti.
In altre nazioni più lontane (Usa, Giappone, Russia…) valgono le regole del Paese “ospitante” diverse da uno all’altro. Obiettivo dell’Ue è uniformare le regole sulla protezione dei prodotti tipici a livello internazionale, ma la discussione, in sede Wto, è purtroppo arenata da tempo, anche su questo punto.

Ci distingue dall’Unaprol la visione del mercato dell’olio di oliva che si evidenzierebbe da questo comunicato.
Facendo in primis riferimento alla sacrosanta denuncia di un mercato oliandolo nazionale stagnante e con quotazioni basse, nonostante l’esigua produzione nazionale, e poi alla lotta alle contraffazioni e alla norma sull’etichettatura obbligatoria dell’origine, si induce il lettore a credere che questi siano strumenti sufficienti a garantire un aumento delle quotazioni. La trasparenza come mezzo atto a far crescere i prezzi dell’olio italiano.
Noi invece crediamo che la trasparenza e i controlli (già in essere, da potenziare, e di cui non manchiamo di dare informazione, stigmatizzando e denunciando i frodatori) siano “solo” fondamenta per costruire un mercato forte. Una filiera trasparente può quindi dare fiducia al consumatore, evitando pericolose crisi di mercato e fughe dal prodotto, così come capitato, in questi anni, ad esempio, al settore dell’allevamento. Crediamo, lo abbiamo già detto ma lo ribadiamo, che la normativa precedente al decreto De Castro, se accompagnata da diffuse e serie campagne di informazione, potesse essere sufficiente a garantire la necessaria trasparenza al consumatore che, davanti allo scaffale del supermercato si trova di fronte a: generico olio extra vergine d’oliva (miscela di diverse provenienze), 100% italiano e Dop/Igp.

Al di là delle considerazioni sull’incremento del grado di trasparenza portato dal decreto De Castro, crediamo non si debba commettere l’errore di confondere trasparenza e valorizzazione.
Solo attraverso un processo di valorizzazione, che si poggi sulla trasparenza e sulla fiducia del consumatore, si può sperare di aumentare le quotazioni dell’extra vergine nostrano.
La valorizzazione, come la intendiamo, è un processo di lungo periodo che, anche utilizzando strumenti come i marchi Dop e Igp, le certificazioni ecc, possa portare ad ammaliare il consumatore, ad affascinarlo e portarlo verso prodotti ad alto valore aggiunto con un’immagine e un fascino vincente. Insomma sull’extra vergine occorre definire una vera e propria strategia di “oil appeal”. Utilizzando uno slogan potremmo dire che occorre “più marketing e meno leggi l’olio d’oliva”.
Un caro e saggio amico ci raccontava come un importante imprenditore vitivinicolo, già decenni fa, passava più della metà dell’anno lontano dalla propria azienda per curare gli aspetti commerciali, di marketing e di promozione dei propri prodotti.
Quanti olivicoltori e frantoiani trascorrono la metà o più del proprio tempo a occuparsi di questi aspetti? Ancora pochi pionieri, troppo pochi. Anche perché, occorre ammetterlo, tra cure colturali e burocrazia rimane ben poco tempo. Questa è un’altra ragione per cui troviamo il decreto De Castro inutile: aggiungere al carico amministrativo delle aziende, di tutte anche delle più piccole, un ulteriore registro non semplifica certo il lavoro degli imprenditori oliandoli.

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