Italia
Viticoltura senza portainnesto, il piede franco per il futuro della viticoltura sarda
Previsto di abbassare la soglia di accesso alla misura a 0,2 ettari per i beneficiari che intendono ristrutturare vigneti situati in territori con pendenza superiore al 30% o con altitudine media di 500 metri o terrazzati o che siano localizzati nelle isole minori
21 marzo 2025 | 10:00 | C. S.
È stato presentato, nell’aula consiliare del Comune di Sant’Antioco, lo studio svolto dall’agenzia Laore in collaborazione con il dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari sulla caratterizzazione e valorizzazione della viticoltura a piede franco nell’isola di Sant’Antioco.
“L’attenzione dell’Assessorato verso la viticoltura eroica è altissima", sottolinea l’assessore dell’Agricoltura Gian Franco Satta, "lo è in funzione del patrimonio ambientale e colturale presente in Sardegna, ma lo è anche e soprattutto in un’ottica di sviluppo delle zone svantaggiate e marginali. Sviluppare e mantenere settori così importanti, radicati nelle nostre tradizioni, consente di contrastare lo spopolamento, salvaguardare l’ambiente e valorizzare la nostra identità. Questo è solo il primo passo verso la valorizzazione della viticoltura eroica della Sardegna. Un programma che necessariamente richiederà un ulteriore sforzo da parte di tutti, in primis dell’Assessorato dell’Agricoltura, al fine di proseguire le attività attraverso studi di dettaglio dei vitigni per approfondire e certificare le peculiarità di questo importante patrimonio sardo che ci colloca ai primi posti a livello nazionale per superfici vitate a piede franco'”.
Secondo i parametri del Centro di ricerca per la viticoltura montana (Cervim), che stabilisce altitudini maggiori di 500 mt. sul livello del mare e pendenze maggiori del 30%, in Sardegna sono stati censiti oltre 2000 ettari classificabili come “vigneti di montagna” localizzati soprattutto nei comprensori viticoli del Mandrolisai, del Nuorese e dell’Ogliastra a cui si devono aggiungere circa 400 ettari ubicati nelle due isole minori di Sant’Antioco e San Pietro e nei litorali di Badesi e Porto Pino, con vigneti allevati a piede franco. Si tratta di un patrimonio di estrema importanza da un punto di vista vitivinicolo e paesaggistico costituito in parte da piccoli appezzamenti, anche centenari, allevati ad alberello classico e in grado di fornire delle produzioni di eccellenza che spesso vengono poco valorizzate.
Partendo proprio da questi ultimi dati e grazie all’interesse sollecitato dal coordinamento regionale dell’associazione Città del vino e dalla sensibilità di molti produttori, l’agenzia Laore, in collaborazione con il dipartimento di Agraria, a partire dal 2019 ha avviato un programma di caratterizzazione di questi vigneti al fine di valorizzare la viticoltura eroica della Sardegna.
“Un altro aspetto meritevole di approfondimento è strettamente legato allo studio delle proprietà enologiche delle produzioni di questi vigneti che presentano caratteristiche di altissimo valore", evidenzia l’assessore Satta. "Per evitare, poi, che questo patrimonio si disperda, considerata la piccola estensione di queste superfici vitate, nell’ultimo bando Ocm per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, finanziato con 4,5 milioni di euro, abbiamo previsto di abbassare la soglia di accesso alla misura a 0,2 ettari per i beneficiari che intendono ristrutturare vigneti situati in territori con pendenza superiore al 30% o con altitudine media di 500 metri o terrazzati o che siano localizzati nelle isole minori. Anche a valere sul Csr 2023-2027, con la misura Srd01 per gli investimenti", spiega l’esponente di giunta, "abbiamo incrementato l’aliquota di sostegno al 60% rispetto al precedente 40%, aumentata al 70% per i giovani agricoltori. Questa misura consentirà di investire nella meccanizzazione per migliorare l’efficientamento dell’azienda e incrementarne la competitività", prosegue Satta. "Oggi più che mai, per la viticoltura a piede franco, ci sono ottime potenzialità di sviluppo, anche turistico, legate al percorso che si sta portando avanti a livello europeo per il riconoscimento come patrimonio dell’Unesco”.
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