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Scandalo nelle mense della polizia: trovato olio di oliva "tedesco" spacciato per italiano

Scandalo nelle mense della polizia: trovato olio di oliva

Le indagini sulle mense lombarde di polizia ed Esercito in cui è stato trovato olio extravergine di oliva prodotta dalla azienda tedesca Penny e sulle quali sarebbe stata apposta l’etichetta italiana con il marchio Sapio

19 dicembre 2024 | 09:00 | C. S.

C’è una presunta frode nell’esecuzione di contratti di fornitura per le mense lombarde della Polizia e dell’Esercito alla base dell’inchiesta della Procura di Milano, che coinvolge l’azienda barese Ladisa. L’ipotesi su cui si indaga – e che qualche settimana fa ha portato ad eseguire diverse perquisizioni, anche nel colosso della ristorazione – è che nelle mense in questione sia stato distribuito un olio tedesco spacciandolo per italiano.

Secondo il capitolato di appalto Ladisa avrebbe dovuto fornire olio anche di origine Ue ma da agricoltura biologica almeno per il 60% alla polizia di Stato e olio ottenuto da olive italiane bio per almeno il 40% all’Esercito italiano. E invece, secondo i magistrati milanesi, l’extravergine consegnato sarebbe stato molto diverso.

Quest’ultimo, “extravergine ed estratto a freddo”, era quello di cui si parlava nel capitolato. Mentre sulle tavole dei militari sarebbero arrivate bottiglie di tutt’altro genere, prodotte dalla azienda tedesca Penny e sulle quali sarebbe stata apposta l’etichetta italiana con il marchio Sapio. L’azienda produttrice di tale marchio, la “Compagnia olearia italiana”, è finita al centro degli accertamenti ed è stata anch’essa destinataria di una perquisizione disposta dalla pm di Milano Grazia Colacicco.

Nell’inchiesta sono coinvolti: Alessandro Agrò, direttore delle vendite e “amministratore di fatto” della “Compagnia olearia italiana”, Angelo Angelastri, presidente del Cda della stessa azienda; Antonio Buccoliero, presidente del Cda di Ladisa srl; Leonardo De Giosa, responsabile dell’attuazione del contratto per l’appalto del servizio mensa al centro dell’inchiesta per conto di Ladisa; Corrado Imparato, capoarea per la Lombardia di Ladisa srl; Sebastiano Ladisa, amministratore di fatto e socio dell’azienda di famiglia; Emanuele Mastropasqua, consigliere delegato di Ladisa.

I presunti illeciti per ora contestati – frode nell’esecuzione delle pubbliche forniture e reati connessi – sarebbero stati commessi in concorso con altre persone ancora da identificare.

Le perquisizioni e i sequestri ordinati dalla procura nelle due aziende coinvolte avrebbero rivelato, come scrive il dorso locale del Corriere della Sera, un “meccanismo fraudolento collaudato – si legge nel decreto di perquisizione e sequestro – in forza del quale, in modo del tutto consapevole e preordinato, ad onta delle precise indicazioni in ordine alla tipologia di fornitura per le mense della polizia di Stato e delle forze armate predisposte nel contratto di appalto, viene consegnato olio del tutto diverso per qualità, all’evidente fine di conseguire un risparmio di spesa“.

La Procura, scrive ancora il giornale, è dunque convinta che “alle bottiglie di olio già consegnate” sarebbe stata apposta “una seconda etichetta che, per un verso, recava la reale origine dell’olio, frutto di una miscela di oli e non già olio Evo da agricoltura biologica“. Per un altro verso, ritiene sempre l’accusa, la seconda etichetta avrebbe indicato “una diversa data di scadenza, peraltro successiva a quella originaria”.

L’azienda Ladisa, in merito all’inchiesta, ha fatto sapere di avere presentato da tempo alla Procura di Bari una denuncia nei confronti della “Compagnia olearia italiana” per averle venduto un olio difforme rispetto a quello pattuito e “vietato dalla legge”. Stando a quanto l’azienda barese ha portato all’attenzione dei magistrati, inoltre, nel prodotto contenuto nelle bottiglie con la doppia etichetta (la cui presenza era stata accertata da un militare in una mensa milanese nel maggio scorso e poi sottoposta a controlli dalla Ladisa) era presente il phosmet, che esclude la possibilità di distribuire l’olio sia come convenzionale che come biologico. La “Compagnia olearia” è stata denunciata da Ladisa per truffa, vendita di prodotti industriali con segni mendaci e frode in commercio.

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