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La sostenibilità è la chiave dell'agroalimentare italiano

La sostenibilità è la chiave dell'agroalimentare italiano

Le pratiche più diffuse sono quelle rigenerative, come l’agricoltura integrata. Si rafforza il dibattito su modelli distributivi alternativi e packaging sostenibili, con l’obiettivo di conciliare efficienza, qualità e rispetto ambientale

23 giugno 2025 | 09:00 | C. S.

Sono stati presentati i risultati della Ricerca 2024-2025 dell’Osservatorio Food Sustainability curato dal Politecnico di Milano.

Il 74% delle aziende agricole adotta almeno una pratica circolare, il modello basato sull’uso sostenibile e rigenerativo delle risorse naturali per prevenirne l’esaurimento e ridurne lo spreco.

Le pratiche più diffuse sono quelle rigenerative, come l’agricoltura integrata, conservativa, tutela della biodiversità o mantenimento degli ecosistemi, adottate da oltre un’azienda su due; il 48% fa uso di materie prime ricavate da scarti di processo, acqua riutilizzata ed energia da fonti rinnovabili. La valorizzazione delle eccedenze di produzione, inclusi il recupero, la donazione e la ritrasformazione è una pratica adottata dal 38%, mentre quella degli scarti e delle biomasse riutilizzabili come materie prime nell’industria, fertilizzanti agricoli o altre applicazioni dal 33%.

Pratiche circolari che avvengono nell’82% delle imprese molto grandi, contro il 77% delle grandi, il 76% delle medie e il 73% delle piccole. Nella transizione sostenibile dei sistemi alimentari, una delle strade percorribili è la filiera corta, dove i Gas, gruppi di acquisto solidale, sono una possibile alternativa ai canali distributivi tradizionali; ma la Grande distribuzione continua a dare maggiori garanzie dal punto di vista del risparmio e facilità d’acquisto. Due modelli che possono convivere. Al centro del dibattito anche il packaging alimentare, visto tra i grandi nemici da ripensare in chiave circolare, tracciabile e sostenibile, conciliando la tutela ambientale, con la riduzione degli sprechi e la qualità̀ del prodotto.

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