Italia

Il pieno di premi ai concorsi oleari internazionali degli imbottigliatori nazionali

Da New York a Los Angeles, passando per Tokyo è un fiorire di medaglie per i marchi italiani. Da Carapelli a Farchioni, passando per Monini e San Giuliano

09 luglio 2020 | T N

Negli ultimi mesi è stato un fiorire di comunicati stampa dei grandi marchi italiani che hanno annunciato di aver vinto qualche concorso oleario internazionale.

Gli imbottigliatori si appropriano così dello strumento di marketing preferito dalle piccole e medie imprese olivicole nazionali.

Dopo anni in cui gli oli dei confezionatori sono stati denigrati dalla stampa e nell'immaginario pubblico, ora è il tempo della riscossa, con medaglie d'oro e d'argento.

Bottiglie numerate, piccole partite, la “botticella da concorso” a misura di imbottigliatore per rifarsi l'immagine e mettersi sullo steso piano delle aziende agricole e dei frantoi.

La vittoria a un concorso internazionale, specialmente se in mercati strategici come quelli americani e giapponesi, dà lustro, un'immagine di qualità che inevitabilmente si riverbera su tutte le etichette del marchio, ivi comprese quelle da 2,99 euro.

Nei comunicati stampa che celebrano la vittoria di medaglie e premi, è infatti un fiorire di dichiarazioni che auto-elogiano e auto-celebrano il lavoro svolto sul fronte della qualità e della territorialità, giustificando così anche gli investimenti in nuovi oliveti.

Guarda caso non si parla mai di volumi, ovvero della percentuale di prodotto di qualità in rapporto al totale venduto.

E' un film già visto con i prodotti Dop/Igp, sempre meno utilizzati dagli imbottigliatori a scopo promozionale. Le denominazioni d'origine sono state inflazionate a tal punto da non costituire più un plus di immagine. Semplicemente ci devono essere nel portafoglio dei prodotti aziendali.

Ecco allora che deve comparire qualcosa di nuovo, che possa conquistare un posto di prestigio a scaffale. E cosa di meglio di un olio premiato?

Lo scopo non è creare valore aggiunto ma occupare posizioni, metri lineari di spazio, togliendoli ai concorrenti, che siano altri imbottigliatori o le piccole e medi imprese: olivicoltori e frantoiani.

Ecco allora che i grandi marchi nazionali, schiacciati dalla concorrenza internazionale di Sovena, Deoleo, Dcoop e altri colossi, cercano di “rubare” lo spazio ai più piccoli, concorrendo sullo stesso piano immaginifico.

Si può essere certi che a parità di Gold Medal a vincere la sfida a scaffale saranno sempre gli imbottigliatori.

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