Italia

Si consolida il trend nelle vendite di olio extra vergine di oliva italiano

Anche in aprile vendute 10 mila tonnellate di extra vergine nazionale ma solo duemila di biologico. Ne resta in stock quasi 180 mila tonnellate. Scendono a 12 mila tonnellate le scorte di prodotto Dop/Igp, prevalentemente concentrato in Puglia e Sicilia

08 maggio 2020 | T N

La commercializzazione di olio extra vergine di oliva nazionale non si schioda da quota 10 mila tonnellate al mese. Si tratterebbe di un dato incoraggiante se pensiamo che l'anno scorso, a pari periodo, erano circa 8 mila le tonnellate vendite mensilmente. Ma nel 2018/19 venivamo dalla peggiore campagna olearia di sempre in Italia, con 175 mila tonnellate prodotte, mentre quest'anno la produzione è stata più abbondante e in media di migliore qualità.

L'olio extra vergine di oliva nazionale in stock, secondo il report della Repressione frodi al 28 aprile, era di 146 mila tonnellate e si mantenesse il trend attuale nelle cisterne degli operatori, a inizio ottobre rimarrebbero 96 mila tonnellate di olio nazionale, decisamente troppe per la capacità di stoccaggio dell'Italia alla viglia di una nuova campagna olearia.

In una simile situazione di giacenze e immaginando una produzione media per l'Italia (300/350 mila tonnellate) potrebbero acuirsi le tensioni sui prezzi che, al momento, si sono raffreddate con quotazioni all'ingrosso sopra i 3,2-3,4 euro/kg per prodotto di buona qualità.

A destare preoccupazione, però, non è solo il dato sull'extra vergine nazionale ma soprattutto sulle fasce premium e in particolare sul biologico. Nelle cisterne italiane ne rimangono 30 mila tonnellate e nel mese di aprile ne sono state vendute solo 2 mila tonnellate. E' evidente il segnale che gli italiani non sono corsi allo scaffale per prendere l'olio bio, che infatti tradizionalmente ha uno sbocco maggiormente estero, dedicato soprattutto ai Paesi del nord Europa. Con l'export in forte difficoltà, questo segmento sta subendo maggiormente i contraccolpi della crisi da coronavirus.

A testimoniare l'affanno specifico del biologico le performance più che dignitose dei prodotti a denominazione di origine. Ne rimangono in carico al mondo della produzione circa 12 mila tonnellate e in aprile ne sono state vendute circa 2 mila tonnellate. Lo stock nazionale è soprattutto concentrato in due Regioni, Puglia e Sicilia. Qui infatti troviamo quasi 9 mila tonnellate di prodotto a denominazione. Se poi aggiungiamo le mille tonnellate calabresi, ecco che scopriamo che Le Dop/Igp del centro-nord hanno già praticamente esaurito l'olio.

Al contrario di quanto ci si potesse aspettare, quindi, non è il segmento delle denominazioni a sentire la mancanza del settore Horeca ma soprattutto l'olio italiano tout court che, evidentemente, fa fatica a imporsi sugli scaffali della GDO, dove, anche in questo periodo di emergenza Covid-19, hanno impazzato le offerte a 2,99 euro/kg.
Ci sono due uniche possibilità, che non necessariamente si escludono a vicenda: o gli italiani hanno disatteso l'invito a scegliere e mangiare prodotti nazionali oppure le politiche commerciali e di fidelizzazione del brand indirizzano talmente tanto gli orientamenti di consumo al supermarket che è difficile scalfire le quote dei grandi marchi.

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