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POSSIDENTE TERRIERO DATO AL FUOCO. INARRESTABILE E ROVINOSO IL DECLINO DELLA CALABRIA.
Il messaggio è chiaro: nessuno fermi Caino. La ‘Ndrangheta è davvero intoccabile? Fedele Scarcella è stato trovato carbonizzato. In passato aveva denunciato e fatto arrestare dei pluripregiuduicati. Impegnato in prima linea contro il racket, ha pagato con la vita
17 giugno 2006 | T N
Eâ stato barbaramente ucciso, quindi in spregio al corpo già defunto dato alle fiamme.
Eâ questa lâanima malata di una terra che grida vendetta a Dio. Eâ la prova di forza di chi controlla il territorio.
Il possidente terriero Fedele Scarcella aveva 71 anni ed era originario di Cosoleto, in provincia di Reggio Calabria. Risiedeva tuttavia a Briatico, in provincia di Vibo Valentia.
Ha vissuto una vita onesta, non esitando a denunciare gli abusi della âNdrangheta, con solitario coraggio. Ora il suo corpo è stato ridotto a un secco sheletro consunto, ritrovato allâinterno della sua Fiat Punto.
Lâuomo era proprietario di terreni in Calabria e in passato aveva più volte subìto furti e danneggiamenti. Storie ben conosciute da chi vive in certi contesti di arretraezza morale e culturale.
Scarcella si era opposto al linguaggio comune della malavita e ha dato il proprio contributo alla rinaascita di una terra che ancora non accetta di risalire la china. Si era impegnato in prima persona con lâassociazione antiracket ed estorsione "Sos Impresa" di Reggio Calabria.
Lâagricoltura è uno dei comparti sui quali si abbatte con maggiore crudeltà lâincubo del malaffare. Chi paga sulla propria pelle, lo deve oltre allâassenza dello Sato, anche allâassenza, altrettanto se non forse più grave, della società .
Ricordiamo le battaglie operose e illuminanti di monsignor Bregantini, vescovo originario del Trentino, ma di scena a Locri-Gerace. La sua presenza ha scardinato le solite logiche omertose. Ora viene perseguitato perché offre occasioni di lavoro ai giovani: link esterno
Straordinaria la sua scomunica ai criminali.
Cosa riserverà il futuro a queste terre?
Il Sud sarà eternamente condannato a vivere in una condizione di povertà morale fin quando non vorrà fronteggiare i figli insani della stessa terra, fin quando lascerà che la depredazione del proprio patrimonio, anche di coscienze e di ideali, continui senza alcuna opposizione.
Eâ una logica assurda da cui la Calabria non sa ancora liberarsi, non vuole.
Altra notizia. Filippo Callipo, l'industriale calabrese del tonno, nonché presidente della Confindustria calabrese, lascia il proprio incarico, perché non ce la fa. In Calabria è una deriva, i calabresi latitano, non si oppongono, a differenza di altra gente del Sud martoriata anch'essa dalle mafie, ma comunque più reattivi. Calippo ha provato a ribellarsi al racket, mica facile: si è ritrovato, com'era prevedibile, da solo a combattere contro i boss. Aveva chiesto l'intervento dell'esercito, aveva chiesto la collaborazione degli altri industriali: niente di niente, in Calabria non c'è risposta.
Così al quotidiano "la Repubblica" del 13 giugno: "Basta, entro giugno scade il mio mandato e me ne vado per sempre. Non ce la faccio più, se continuo a denunciare quello che gli altri non vogliono mai denunciare finirà che mi prenderanno per pazzo e mi chiuderanno in una clinica per malattie mentali".
La situazione è questa, e così è se vi pare.
Per chi volesse leggere l'intervista a Calippo, rilasciata al quotidiano diretto da Ezio Mauro, ecco il link:
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