Italia

La Dop dell'olio extra vergine di oliva Chianti Classico scommette sulle varietà autoctone

No a contaminazioni con varietà di altri territori o altre nazioni perchè "la qualità non basta, occorre la caratterizzazione territoriale" secondo il neo Presidente Gionni Pruneti che vuole sempre più aziende e oliveti iscritti alla denominazione d'origine

26 aprile 2018 | T N

Il Consorzio Olio Dop Chianti Classico tutela e promuove la denominazione dell’olio del Gallo Nero: oggi conta 255 soci con 3.200 ettari olivetati iscritti all’albo per un totale di circa 380.000 piante, e una quantità di prodotto che varia dai 50.000 ai 150.000 litri di olio certificato all’anno.

Il Consorzio ha da poco rinnovato i vertici.

Presidente Gionni Pruneti, 39 anni, proprietario insieme al fratello dell’omonima azienda agricola e frantoio a Greve in Chianti. Vice-presidenti, Francesco Colpizzi proprietario di Fattoria Toscanella e Nicola Menditto direttore di Agricola Montepaldi, l’azienda di San Casciano in Val di Pesa, proprietà dell’Università degli Studi di Firenze. Gli altri membri del CdA sono: Alessandro Chellini (Felsina), Simone Coppi (Palagio Wine Estate), Danielle Diaz (San Donatino), Matteo Gambaro (Casa Sola), Francesca Gonnelli (Frantoio Vertine), Orlando Gonnelli (Olearia del Chianti), Gianluca Grandis (La Ranocchiaia), Debora Grassi (Podere Grassi), Giacomo Grassi (Azienda Agricola Grassi), Filippo Legnaioli (Frantoio Grevepesa), Clemente Pellegrini (Fattoria Castel Ruggero - Pellegrini), Davide Profeti (San Felice), Gionata Pulignani (Marchesi Mazzei), Stefano Rovida (Azienda Agricola Il Pino), Carlo Salvadori (Carlo Salvadori).

Abbiamo voluto sentire il neo Presidente, Gionni Pruneti, per capire i suoi programmi e le sue aspettative.

"Per prima cosa lasciatemi ringraziare tutti i soci che mi hanno dato fiducia e mi hanno affidato questa responsabilità - afferma Pruneti - il mondo dell'olio sta viaggiando molto velocemente, sia a livello nazionale sia a livello internazionale."

- i disciplinari di produzione sono spesso vecchi e poco aggiornati, intendente modificare anche quello della Dop Chianti Classico?

In realtà il disciplinare della dop è ancora molto attuale. Era stato costruito in maniera molto accurata, rigida e strutturata. Una impostazione che ho condiviso e condivido in pieno. Raccogliere e frangere entro 24 ore oggi può sembrare quasi banale, se si vuol far eccellenza, allora un po' meno. Certamente è migliorabile, quindi verificheremo i punti critici e qualsiasi innovazione possibile perchè il Chianti Classico vuole restare un punto di riferimento.

- assoluta qualità, quindi...

La qualità non basta più. La qualità si può fare quasi in ogni angolo del globo e quasi con ogni varietà. Se si vuole vincere la sfida oggi occorre aggiungere qualcosa in più: la tipicità, ovvero una chiara caratterizzazione territoriale.

- cosa intendete fare a questo proposito?

Occorre impostare un percorso che parta dalle olivete, anche per la caratterizzazione varietale. Occorre scoprire se nel nostro territorio esistono cultivar ancora non note o cloni di varietà note ma con caratteristiche particolari. Un grande lavoro di ricerca e costruzione di identità.

- chiusura totale a cultivar "miglioratrici"?

Assolutamente sì. Non si può fare un olio extra vergine Chianti Classico Dop con cultivar che non appartengono a questo territorio. Voglio essere ancora più chiaro: no sia per varietà italiane come la Coratina sia per varietà straniere come l'Arbequina. Le cultivar dell'olio Dop devono essere quelle del Chianti Classico.

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