Italia
Il Prosecco biologico non ci sarà, anzi no, ci sarà
Botta e risposta tra il Consorzio Docg Conegliano Valdobbiadene e Aiab sulla possibilità che si possa trovare prosecco biologico della vendemmia 2016. Il clima pazzo di maggio e giugno ha creato non pochi problemi ai viticoltori veneti
24 giugno 2016 | T N
Secondo i dati presentati dal Consorzio Docg Conegliano Valdobbiadene, in collaborazione con Veneto Agricoltura, le condizioni meteo dell'annata hanno favorito i patogeni.
Già otto sono stati i trattamenti effettuati nei vigneti, con una proiezione finale di 15 contro gli 11 del 2015. Insomma il 2016 sarà molto simile al 2014, per l'area del Prosecco ma non c'è da fare drammi poichè, rinunciando al biologico, i produttori sono riusciti a salvare i raccolti, così la vendemmia è prevista addirittura in crescita, del 3-4%.
Secondo il tecnico del Consorzio Filippo Taglietti, i viticoltori hanno rinunciato al biologico: "convertire la denominazione al bio può essere un obiettivo nel medio termine, ma oggi non ci sono gli strumenti per farlo. In questa stagione c’è chi è uscito dal biologico: nel caso della flavescenza dorata, una malattia epidemica, i prodotti a marchio bio sono insufficienti, perché fotolabili. Con il sole svanisce il loro effetto. Chi ha trattato solo in modo biologico ha messo a repentaglio la sua vigna, e quelle vicine, perché gli insetti dannosi, il cui focolaio è tra i filari bio, rischiano di proliferare".
Non tutti sono però d'accordo con le indicazioni fornite dal Consorzio.
"Dai giornali del trevigiano - dice Stefano Bianchi, presidente di Aiab Veneto - apprendiamo che quest'anno non ci sarà prosecco bio causa meteo. Da decenni siamo in costante contatto con diversi produttori biologici della zona e queste voci ci sorprendono non poco. Nonostante le condizioni meteo particolarmente difficili, infatti, i vigneti bio sono ancora tutti lì, produttivi come sempre"
"Questo 2016 - sottolinea Vincenzo Vizioli, presidente di Aiab - è stato particolarmente difficile, non solo nel Trevigiano, ma in tutta Europa, come ci testimoniano i produttori tedeschi, che hanno richiesto lo stato di calamità (che per il bio potrebbe comportare l'autorizzazione ad aumentare la quantità di rame utilizzato, ma sempre mantenendo il massimale stabilito per il bio dall'Ue) e i vignaioli bio francesi. Ma non è la prima annata difficile. Nel 2014 è stato anche peggio e nessuno di loro ha mai preso in considerazione l'ipotesi di abbandonare la produzione biologica. Una cosa è certa però: per gestire un vigneto bio nelle annate difficili, sono necessarie ancora più esperienza, conoscenza e capacità. Qualità che i produttori biologici, nella maggioranza dei casi, posseggono".
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