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Se anche Dagospia si occupa di olio extra vergine d'oliva

Sul carro dell'olio ci si sono buttati un po' tutti, anche Lady Coratella che dispensa qualche buon consiglio per la scelta quotidiana davanti allo scaffale o nei mercatini a Km0. Qualche piccolo svarione non manca ma sono peccatucci veniali

17 maggio 2016 | T N

Anche il celeberrimo sito di gossip nazionale, Dagospia, si occupa di olio extra vergine d'oliva.

Un lungo articolo dove Lady Coratella spiega ai visitatori come scegliere una bottiglia di olio extra vergine d'oliva.

Non possiamo che essere d'accordo sul fatto che "il termine extravergine di oliva non significa granché, non chiarisce al consumatore cosa stia scegliendo e quel che consumerà". E' una definizione merceologica, al pari di vino, pane e pasta. C'è di tutto un po', il buono e il cattivo.

E proprio sul cattivo Lady Coratella scivola. Facile, molto facile scivolare sull'olio, in effetti. Scrive infatti: "Anche un olio extravergine può avere molti difetti. Ad esempio può sapere di rancido per eccessive ossidazioni causate dalla lavorazione o dalla conservazione, oppure dalla raccolta avvenuta in presenza di forte umidità o alte temperature". Un olio extra vergine d'oliva, per definizione, si veda reg. 2568/91 e seguenti, deve essere privo di difetti. Se ha difetti lievi diventa vergine, se i difetti sono molto evidenti è lampante.

L'origine dell'errore è evidente in una passaggio precedente: "La dicitura extravergine si riferisce ai soli parametri chimici, ed è per questo che la grande industria non vuole il panel test che con molta probabilità ne boccerebbe parecchi". Lo stesso regolamento 2568/91 e seguenti prevede il panel test tra i parametri obbligatori per la classificazione merceologica. Vero invece che buona parte dell'industria vede come fumo negli occhi la prova organolettica.

Vera l'affermazione seguente: "Gli stabilimenti industriali imbottigliano e rivendono spesso olii prodotti fuori dai confini italiani. Non sempre i paesi da cui provengono questi olii - soprattutto quelli fuori dalla UE - rispettano i nostri parametri agronomici e igienico-sanitari".

Parzialmente falsa l'affermazione secondo cui un olio italiano non può costare meno di 9 euro al litro. Se parliamo di olio del produttore (olivicoltore e frantoiano) la cifra è attendibile, mentre non lo è se ci riferiamo allo scaffale del supermarket. Oggi un buon extra vergine italiano lo si può comprare sui 4 euro/kg all'ingrosso e si può dunque trovare a 6-7 euro al litro a scaffale senza scandali. L'anno scorso, con una quotazione dell'olio italiano a 6 euro/kg, la cifra di 9 euro al litro era verosimile anche per gli oli italiani.

Ottima la precisazione "non comprate olio dal contadino senza assaggiarlo e mai in bottiglia di plastica trasparente". Non sempre ciò che si trova ai farmer market è buono nè quello che è venduto dal contadino è sempre genuino. Conoscere per scegliere.

Verissimo che "le tabelle con i valori nutrizionali sono standard, pertanto non indicative della qualità dell'olio".

Parzialmente vero che "la descrizione dei sapori dell'olio in etichetta è spesso fantasia pura. Queste caratteristiche sono labili e possono modificarsi nel tempo e a seconda di come l'olio viene conservato". Non dovrebbe essere così, nel senso che le caratteristiche organolettiche in etichetta dovrebbero essere certificate da un panel, in realtà mai regola fu più disattesa. Vero che queste caratteristiche dipendono dal tempo e dalle modalità di conservazione.

Un grande ringraziamento, infine, per l'indicazione: "fate sparire per sempre le oliere trasparenti dalle vostre tavole. Oppure utilizzatele come vasetti per le margherite".

Nel complesso Lady Coratella si merita una sufficienza. Qualche scivolone ma rispetto alla media dei testi che circolano sull'olio extra vergine d'oliva un buon servizio pubblico. Grazie Dagospia.

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