Italia
Chi controlla il controllore? Il caso mozzarella di bufala campana che scuote il Ministero delle politiche agricole
Un'inchiesta giornalistica ha scoperchiato i segreti dei controlli agroalimentari. Messi sotto accusa alcuni dirigenti dell'Ispettorato Repressione Frodi: controlli pilotati, ispezioni concordate al telefono, utilizzo di latte non conforme fatto passare per Dop
13 maggio 2016 | T N
Tutto nasce da un'inchiesta della procura di Santa Maria Capua a Vetere che decide di mettere sotto indagine gli strani percorsi di certificazione della mozzarella di bufala campana.
Dall'inchiesta giudiziaria, ancora in itinere, a quella giornalistica.
Enrico Cinotti, vicedirettore della rivista Il Test – Salvagente, decide di approfondire la questione e di vederci chiaro.
Il quadro è davvero desolante.
L’inchiesta delinea un intreccio incestuoso tra i controllati – i caseifici e gli allevatori della filiera della mozzarella di bufala campana Dop – e i controllori, l’ente di certificazione Csqa. In mezzo ci sono alcuni dirigenti dell’Icqrf, l’Ispettorato repressione e frodi del ministero delle Politiche agricole (Mipaaf), che invece di reprimere le frodi e tutelare il consumatore avrebbero giocato dall’altra parte del campo.
Secondo quanto riporta Cinotti vi sarebbero “controlli pilotati, ispezioni concordate al telefono, utilizzo di latte non conforme fatto passare per Dop.”
L'inchiesta giudiziaria è il secondo filone d'indagine, dopo quella del 2013, che aveva portato alla luce casi di brucellosi tra le bufale il cui latte però continuava a essere utilizzato per fare mozzarelle di bufala.
Trenta le persone indagate in questo secondo filone dell'indagine con ipotesi di reato che vanno dall’associazione per delinquere all’abuso di ufficio fino alla frode in commercio e alla vendita di prodotti non genuini.
Nel corso dell'inchiesta sono stati utilizzate anche le intercettazioni telefoniche.
Molto delicato un passaggio di un'intercettazione che vede coinvolto un alto dirigente della Repressione Frodi e due funzionari della Csqa per manovrare affinchè dal giro dei controlli per la Dop mozzarella di bufala venisse esclusa la Dqa, ente di certificazione che doveva prendere il posto proprio della Csqa all'epoca dei fatti.
Come scrive Il Test: “Insomma tra la guerra per accaparrarsi i controlli, le connivenze del controllore ministeriale e le ispezioni “addomesticate” a farne le spese erano i consumatori che, convinti di acquistare un prodotto garantito, si ritrovavano magari a mangiare un prodotto che Dop non era.”
Ma il peggio deve ancora venire.
Dagli atti dell'inchiesta, infatti risulta che i titolari dei caseifici, ma in alcuni casi anche gli allevatori, venivano avvertiti per tempo dai tecnici del Csqa in modo tale, ad esempio, da “concordare la documentazione: l’analisi sul latte e i dati produttivi dell’azienda”.
E il Ministero, titolare dell'attività di vigilanza, come si comportava?
Secondo gli atti dell'indagine la Repressione Frodi parteggiava apertamente la la Csqa, tanto da far pressioni anche sul Consorzio della mozzarella di bufala campana Dop perché paghi delle fatture emesse dalla Csqa minacciando in caso contrario di “multarli per 62mila euro”.
Un gigantesco conflitto di interessi e di intrecci. In attesa delle sentenze dei tribunali non resta che porci una domanda: chi controlla il controllore?
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