Italia
E' bufera sull'eliminazione della data di scadenza per l'olio extra vergine di oliva
Unaprol e Assitol su fronti opposti per l'eliminazione del massimale a 18 mesi del termine minimo di conservazione per l'olio extra vergine di oliva, oggetto di una procedura di UE Pilot da parte dell'Unione europea
24 marzo 2016 | T N
Il Senato comincerà ad esaminare la questione dell'eliminazione del massimale a 18 mesi per il termine minimo di conservazione dell'olio extra vergine di oliva, previsto dalla legge Salva olio (n. 9/2013) solo dopo Pasqua.
Ricordiamo che detto massimale scatta dopo l'imbottigliamento, non dunque in fase di stoccaggio dell'olio.
Il 2 marzo scorso Teatro Naturale diede notizia della misura, contenuta nella legge di delegazione europea. A seguito di una procedura di EU Pilot, ovvero una contestazione da parte dell'Unione europea, nel disegno di legge è contenuta la previsione di lasciare piena libertà ai produttori sulla data di scadenza da inserire in etichetta, senza più alcuna indicazione di massimale.
Dal punto di vista teorico, quindi, un produttore potrebbe persino indicare un termine minimo di conservazione di 24 mesi o più per la propria bottiglia d'olio.
La misura, come prevedibile, ha suscitato posizioni opposte.
“Il regolamento già parla chiaro” per il direttore di Assitol, gli industriali di olio d’oliva, Andrea Carrassi. “Inserire ulteriori normative non ci sembrava corretto, ci sembra giusto invece allinearci con la direttiva Ue”, spiega ad Agricolae perchè “la data di scadenza metterebbe in svantaggio le piccole aziende e medie aziende, che hanno una rotazione sullo scaffale lenta, nei confronti dei competitor europei. In Spagna non hanno limite di tempo e questo vorrebbe dire per l’Italia, perdere molto prodotto”.
“Fino a che anche gli altri paesi non avranno un sistema di certificazione e di tracciabilità al pari di quello italiano non possiamo fidarci solo delle parole – afferma Pietro Sandali, direttore di Unaprol - qui c’è una grande contraddizione della politica italiana: la legge Mongiello è stata approvata all’unanimità poco più di due anni fa dai due rami del Parlamento, oggi gli stessi membri la stanno sconfessando. Facciano pace con il cervello. In gioco – conclude – c’è il made in Italy agroalimentare e l’oro verde italiano”.
Posizioni differenti anche nel mondo politico
“Non è vero che si abolisce la data di scadenza nelle confezioni di olio d’oliva. Quello che cambia è che a decidere sarà il produttore assumendosene la responsabilità – spiega Franco Mirabelli, membro della commissione Politiche Ue del Senato in quota PD - Credo che sia opportuno evitare la procedura di infrazione. Per fare interventi nei tempi giusti invece che in ritardo come sempre è accaduto per l’Italia negli ultimi anni. Anche questo è un segnale di cambiamento positivo dell’attenzione da parte dell’Italia nei confronti dell’Europa”.
“Le modifiche che si vogliono apportare sono lontane dall’obiettivo comune della tutela del nostro oro verde – commentano i deputati pugliesi Giuseppe D'Ambrosio e Giuseppe L’Abbate, quest'ultimo capogruppo M5S in Commissione Agricoltura a Montecitorio – Oltre al mantenimento dell’attuale tetto massimo dei 18 mesi, chiederemo di rafforzare il testo, in difesa degli olivicoltori italiani, con l’inserimento della data di molitura e d’imbottigliamento come previsto da una proposta di legge già depositata a prima firma del collega Filippo Gallinella (M5S). Non accettiamo, infatti – continuano i deputati 5 Stelle – che, ancora una volta, per soddisfare le esigenze della grande distribuzione siano il made in Italy ed i consumatori a farne le spese dell’adeguamento a norme Ue che non considerano le caratteristiche specifiche delle nostre eccellenze agroalimentari. Per questo – concludono Giuseppe D'Ambrosio e Giuseppe L’Abbate (M5S) – daremo battaglia, a cominciare dalla discussione della legge europea che approderà alla Camera nelle prossime settimane”.
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