Italia
Il 30% degli alimenti che consumiamo quotidiamente non sono sicuri
In un triennio di attività i Nas dei Carabinieri hanno rilevato più di 38 mila non conformità, pari al 33% dei controlli eseguiti. Il 31% delle violazioni contestate riguarda illeciti su etichettatura, tracciabilità, frodi in commercio e adulterazione. Solo nel settore oleario, dal 2013 al 2015, chiuse dieci strutture e denunciate 22 persone all'autorità giudiziaria
22 gennaio 2016 | T N
Nel triennio 2013-2015 i Nuclei Antisofisticazioni e Sanità nell’ambito della Sicurezza Alimentare hanno eseguito 115.699 controlli nel quadro delle ordinarie attività istituzionali. Nelle varie circostanze sono state rilevate 38.007 “non conformità” (circa il 33% del totale dei controlli eseguiti).
E' quanto ha dichiarato il Generale Vincelli dei Carabinieri del Nas nel corso di un'audizione alla Commissione agricoltura del Senato.
E' nel settore della ristorazione che sono stati riscontrati il maggior numero di illeciti ma particolarmente attenzionati sono anche stati i settori di farine, pane e pasta, le carni e il lattiero-caseario.
A fronte di una sostanziale stabilità nel numero di controlli all'anno, circa 40 mila, le irregolarità sono lievemente diminuite nel triennio di riferimento ma poco percettibilmente.
I Nas, come emerge dalla relazione, sono particolarmente sensibili proprio ai temi igenico-sanitari. La maggior parte delle irregolarità denunciate riguarda proprio carenze igenico-sanitarie, in violazione dei D.lgs 193/2007 e Reg. CE 882/2004. Seguono le contestazioni riguardantiu la violazione dell'art. 5 L. 283/1962- cattivo stato di conservazione e/o alterati ed insudiciati. Il 34% delle irregolarità è invece ascrivibile a condotte di frode in commercio, adulterazione e contraffazione di alimenti, e illeciti su etichettatura e tracciabilità degli alimenti.
Se ne desume che ben 11 mila irregolarità riguardino proprio adulterazione e contraffazione, oltre che frode in commercio e illeciti su tracciabilità ed etichettatura.
Ogni 10 controlli si scopre un truffatore, un sofisticatore, un adulteratore.

Sebbene in netta crescita, le frodi sanitarie sono comunque la metà rispetto alle frodi in commercio, a significare che il business dell'illegalità resta sempre molto forte.
Pochi i controlli effettuati dai Nas nel settore dell'olio d'oliva. In un triennio solo 1150 ispezioni, circa una al giorno con sequestri, però, per 9 milioni di euro, sanzioni amministrative irrogate per 137 mila euro. Denunciate 22 persone alle competenti Autorità Giudiziarie e deferite 179 persone alle Autorità Amministrative. Posti i sigilli a dice strutture produttive e d'imbottigliamento.
Sono state inoltre poste sotto sequestro, dal 2013 al 2015, 325 tonnellate circa di olio d'oliva, soprattutto perchè detenute in assenza di documentazione attestante la provenienza e/o in locali privi dei requisiti igienico-strutturali.
Tra le attività segnalate dal generale Vincelli la disarticolazione di un sodalizio criminale operante in Puglia, responsabile della produzione e della commercializzazione di olio contraffatto, in alcune regioni del Nord Italia ed in Paesi Europei, venduto in esercizi commerciali, tra cui pizzerie e ristoranti, rivendite di alimenti ambulanti presenti nei mercatini rionali settimanali.
Va sottolineato, inoltre, che nella città di Bari, insiste un’industria olearia che importa legalmente enormi quantitativi di olio di oliva lampante di origine extra comunitaria (es. Marocco) che, per le sue caratteristiche (acidità superiore al 2 %), non è idoneo al consumo umano. Tale prodotto sottoposto a processo di lavorazione di “rettifica” con regolari procedure chimiche, diviene normale “olio di oliva” e come tale regolarmente commercializzato per l’impiego nell’industria alimentare come “olio di oliva raffinato”, con una nuova “verginità”. Ne discende che da parte del NAS competente viene assicurata particolare attenzione a questo settore merceologico, attraverso il ricorso sistematico ai campionamenti, per verificare la corretta commercializzazione dell’olio di oliva raffinato molto spesso utilizzato, in frode ai consumatori, per la miscelazione con olii vergini ed extravergini di oliva e non dichiarati invece come tali.
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